Mercoledì 17/1/2018

“La Lupa”: realismo e magia nella scrittura del Verga   a cura di Patrizia Rossari

“Un vero gioiello”, “novella perfetta” esordisce così Patrizia Rossari, introducendo l’analisi di un testo che definisce un po’ “forte” e che nella sua costruzione ci pone l’interrogativo sul come il Verga abbia potuto compiere una narrazione così incisiva e particolare, spogliandosi del suo punto di vista e narrando attraverso lo sguardo e il linguaggio di personaggi portatori di una cultura ancestrale della Sicilia ottocentesca.

Ripercorrendo la storia, dopo una magistrale lettura del testo, la vicenda si snoda nella campagna assolata, una zona interna della Sicilia, lontana dai percorsi turistici.

La relatrice ci fa gustare, come in una scenografia, una rappresentazione impressionista, gli aspetti più significativi dei personaggi, dove spicca il colore nei suoi contrasti; il pallore del volto, i capelli neri, le labbra rosse della lupa descritta come una statua: alta, magra, con un seno “fermo” e “vigoroso da bruna”con una magrezza  sinonimo di voracità.

Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai – di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata”   

La sua figura e’ delineata dallo sguardo di un popolo dominato dalla superstizione, da una terra violenta, bruciata dal sole; una figura che diventa un mito, anche nella sua negatività, una figura rivoluzionaria che rompe tutti gli schemi di un comportamento concepito in regole rigide e che spicca gigantesca in mezzo agli altri personaggi: la figlia Marizza e il genero Nanni i quali, soggiogati dalla sua irruenza ,sono costretti, ora a cedere, ora a ribellarsi con violenza.

Una figura singolare anche nel panorama letterario di questo periodo storico, dove la donna è vista come una creatura che non parla, non dice, ma subisce, spesso impazzendo. La nostra lupa non solo desidera ardentemente, ma anche esprime fino in fondo tutta la sua prorompente vitalità.

Il racconto si fa estremamente avvincente con la creazione di metafore tra paesaggio e figure, con l’uso di un tempo molto sgranato, quasi come in una fiaba; il tutto espresso con un lessico spoglio, pulito, privo di qualsiasi vocabolo ricercato.

Tenendo l’uditorio incollato alle sue parole per quasi un’ora, Patrizia Rossari e’ riuscita a farci cogliere la grandezza del Verga e la sua ricchezza nell’aver saputo spogliarsi della sua cultura per far parlare una Sicilia arcaica e piena di fascino.

Il testo della novella