MERCOLEDI’ 6 febbraio Aula n.6 – h.16

Astronomia e Poesia
a cura del dott. G.Coghi

Nel lontanissimo passato la scomparsa del sole al tramonto provocava nelle pololazioni primitive il terrore che non dovesse più ritornare e per scongiurare ciò venivano offerti sacrifici umani.
Oggi non si pensa più il tramonto, presi dalla vita quotidiana, però nel tramonto c’è sempre qualcosa che avvince e fa pensare.
Sono molti i poeti hanno visto nel tramonto un similitudine tra il riposo della natura e il riposo eterno. Così Ghoete , Tertulliano, Leopardi con il famoso verso “che la beata gioventù vien meno” e naturalmente Foscolo con “Alla Sera” (forse perché della fatal quiete tu sei l’imago…)

Altrettanto celebrata l’alba, con il suo meraviglioso effetto cromatico, dovuto alla rifrazione dei raggi solari che rendono l’atmosfera rosa.
Subito dopo appare il disco infuocato del sole.
L’alba è anche legato al magico fenomeno delle aurore boreali dovute a particelle di neutroni e protoni attratte dai poli per effetto magnetico, le cui differenti lunghezze d’onda danno origine a fantastici  effetti coreografici.
Poeti di tutti i tempi l’hanno decantata: é bellissima l’Aurora descritta da Dante quando uscendo dall’inferno, vede il pianeta Venere“Dolce color d’oriental zaffiro…

Virgilio e Lucrezio hanno celebrato anche l’equinozio. Virgilio (georgiche) la costellazione della Bilancia “pareggia le ore del giorno con quelle della notte”… e Lucrezio (De rerum natura) “il Sole striscia come striscia una serpe sull’eclittica“ (finchè raggiunge il segno del cielo dove il nodo dell’anno eguaglia ai giorni le notti)