Mercoledì 5 Giugno 2013 – Incontriamo Donatella Levi

Profilo di Donatella Levi, cittadina del borgo dove abita, in via N. Bixio- villa Bassani, da molti anni.

Pittrice sin dall’adolescenza (molte sono le sue mostre all’estero e in Italia), interrompe la sua attività verso i 30 anni.

Psicoanalista : professione cui arriva dopo un percorso personale ed una formazione con maestri quali J.Cremerius, S.Resnik, F.Morghenthaler e G. Muraro, a Parigi, dove svolge anche il tirocinio.
Agli inizi degli anni 70 apre a Verona un atelier di arte terapia per bambini
Si occupa poi degli adulti frequentando a Milano “il gruppo di via Alberto da Giussano” come supervisore sia individualmente che con colleghi.
Attualmente si occupa di comunicazione verbale e non verbale in qualità di  consulente per alcune Ulss  del Veneto.
Ha fondato ed è presidente dell’”Associazione bambino maltrattato” di Verona, Abiemme.

Scrittrice: nel 1955 pubblica un romanzo autobiografico “Vuole sapere il nome vero o il nome falso?”  presso le edizioni Il Lichene, Milano. Ristampa con Cierre grafica nel 2010.

Un saggio, nel 1999  “La psicoanalisi italiana” e “Il caso clinico che non c’è”, pubblicato dalle edizioni Giuntina, nel volume 1938. “I bambini e le leggi razziali in Italia” a cura di B. Maida.

Proprietaria del cedro

Il cedro è diventato un monumento

Qualche impressione
In un’aula,la n.6, affollata e in ascolto, si è proposta Donatella Levi trattando tutti i punti che la rendono cittadina importante: la sua bella casa,la sua attività di artista, di psicoterapeuta e di consulente,la sua narrazione, il cedro dell´Himalaya protetto fortunatamente dalla legge 10/2013 come albero monumentale.

Discorre con semplicità creando intorno a sé un’atmosfera di familiarità e di partecipazione, desta curiosità per la villa dei nonni in cui tuttora abita e ne mostra la fotografia. L’abbiamo tutti già vista ma c’è il desiderio di andarla a rivedere, di osservare il grifo posto all’ingresso, di spingere oltre lo sguardo per vedere il vecchio, maestoso cedro.
Racconta di sé, la sua storia di bambina durante la guerra e la persecuzione razziale, una storia che è ben narrata nel libro “Vuole sapere il nome vero o il nome falso?”.
Il ricordo si fa vivo, ci coinvolge. Non è una storia lontana da noi. La fotografia di Donatella Levi bambina riprodotta nella copertina non è irriconoscibile come spesso accade se ci guardiamo nell’album dei ricordi. Lo sguardo, il sorriso si ritrovano nel volto di oggi.
Riusciamo ad immaginare l’esperienza vissuta, molte di noi si fermano poi a parlare con Donatella Levi, riscoprono comuni amicizie, c’è voglia di leggere tutta la storia e molti chiedono il libro.
L’ho letto, il libro e lo consiglio: porto con me l’immagine di una bambina “intelligente e che legge”, che deve cercare  negli sguardi, nei comportamenti degli adulti della sua famiglia, nelle immagini, la risposta ai molti interrogativi che molto presto si presentano, a Roma dove si rifugia e a Verona quando torna. Piccole magie da lei inventate diventano la sua protezione per chi le è caro.
Il rientro non è facile:la casa non è come nel ricordo, è ancora e spesso sola, la sua amica non è accettata dai suoi; le persone sono diverse , Donatella non riconosce  nel comportamento la mamma, deve esserci stato uno scambio, deve esserci una gemella…
Chi legge  è presto coinvolto nella vita di questa bambina, nella sua famiglia, nel tempo narrato.