Mercoledì 19 Ottobre 2013  a cura di Fra Beppe Prioli

 

Frà Beppe Prioli è una persona che da circa 50 anni è a contatto con i carcerati colpevoli di omicidio.

Ora dopo tutti questi anni promuove i colpevoli come suoi fratelli, i quali hanno pregato per lui in un momento difficile quale il coma.

Il padre, successivamente a questo sfortunato evento, scrisse un libro dedicandolo ai carcerati

“40 anni tra i lupi”; Un lupo travestito da nonna, ma con la bocca troppo grande “per
mangiarti meglio”, o un lupo che a Gubbio, dopo tante malefatte, porge
mansueto la zampa accettando il patto di reinserimento sociale che San
Francesco gli propone?
Per fra Beppe non ci sono dubbi: il secondo rappresenta l’evidenza
scientifica, confermata da innumerevoli racconti, che nessun lupo è
predestinato a restare cattivo. Anzi, che ognuno di noi, “bestia” o persona, può attingere dall’intimo di sé e dall’esperienza una forza di cambiamento e di bene. Il lupo simbolo di nuovo progetto.

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Al contrario di come vengono viste queste persone, Frà Beppe ha imparato ad ascoltarli, a non giudicarli, a conoscerli, volergli bene come dei fratelli.

Dobbiamo iniziare a conoscere la situazione nelle carceri: è di degrado, senza un sostegno; anche il Papa denuncia questa situazione in Italia, l’unica cosa che noi persone comuni possiamo fare per loro, può essere anche un piccolo gesto come una lettera per farli sentire ancora delle persone con un minimo di autostima.

Il messaggio che Frà Beppe Prioli vuole mandare, è di provare a capire e conoscere meglio delle persone che in passato possono aver commesso dei reati pesanti come l’omicidio; queste persone non chiedono il perdono da parte nostra o da chiunque, ma chiedono di essere capiti se chiedono il perdono da parte di Dio.

da Cristina Costanzo