Mercoledì 4/2/2015 -Il “duca de la Pignata”

Oggi era nostra ospite Chiara Begnini del gruppo Fai Giovani di Verona che ci ha parlato del “duca de la Pignata”.

Chiara stessa ha condotto accurate ricerche storiche, passando dall’archivio di stato, ai faldoni parrocchiali, ai giornali dell’epoca,  come l’Adige, La nuova Arena e l’Arena (quando ancora il giornale cittadino si chiamava “Arena” senza articolo).

Ciò le ha permesso di ricostruire la vera storia di questa maschera veronese.

Tutte le sue ricerche sono raccolte in “Nero Veronese” di Nicola Ruffo e Chiara Begnini con altri 14 casi di “nera” dell’ottocento inizi novecento.

Grazie alla sua simpatia e spontaneità ci ha coinvolto in una cronaca avvincente.

Di seguito solo un breve riassunto:

Tutto ebbe inizio con la piena dell’Adige del 17 settembre 1882. Quando la città, da sempre in simbiosi col suo fiume, si risvegliò allagata e con case e ponti distrutti. Un evento terribile che arrecò danni ingenti alla città portando con sè mulini e ponti.
A memoria dell’ infausto evento in tutti quartieri di Verona, per volontà municipale,  furono affisse targhe commemorative, con il livello raggiunto dalle acque. In tutti, tranne che nel quartiere di Santo Stefano.

Siro Zuliani il primo “Duca della pignata” 1882/1884

Certo Siro Zuliani ovviò  a sue spese a tale mancanza e di persona, sotto gli occhi di un folto pubblico, pose un’analoga targa, detta “pieretta”  di fronte alla chiesa di S. Stefano.
Zuliani era nato nel quartiere da famiglia povera e al momento dei fatti, circa trentenne, lavorava in qualità contabile presso la ditta Laschi.
La sua iniziativa gli procurò la riconoscenza degli “sanstefanati” e una notevole popolarità.

Lo Zuliani la coltivò e si dice fosse solito girare per il borgo con le tasche piene di “zavai e stranferi, bomboni e ziele d’orzo”  che distribuiva largamente ad adulti e bambini.

Già la gente lo chiamava “il Duca” per la sua prodigalità e per il suo elegante vestire. Si mormorava addirittura che fosse figlio di un arciduca austriaco o di un grande signore ungherese.
Ma di lì a poco iniziarono anche i pettegolezzi: “senz’altro deve avere trovato un tesoro…”  e i più maligni “che abbia truccato i conti della ditta?” ……

Fatalità intorno alla casa dello Zuliani era stata eretta una palizzata per dei lavori di ristrutturazione e affermare che in quegli scavi era stata trovata una pentola piena di marenghi d’oro, fu facile.
Nacque così il “Duca della Pignatta”,  in dialetto “Duca de la Pignata” o anche “El Duca de San Stefano”

Lo stesso Zuliani stette al gioco, nominò una sua corte con duchessa, segretari, altre figure carnevalesche e costituì il Ducato di S. Stefano.

Il duca aveva ora uno stemma araldico in cui campeggiava la “pignata” e persino un inno ufficiale del ducato.
Il 25 febbraio 1884, dopo il “Venerdì gnocolar”, fu celebrato il grande “Luni Pignatar” con la partecipazioni dei Meneghini e Pantaloni (L’Arena 1884 colonna destra) e fu distribuito minestrone e vino.

 

A Santo Stefano si riunì una folla immensa, autorità in testa.

Dalla stampa locale: “la ressa era tanta che se fosse caduto un ago non avrebbe toccato terra”
Per Zuliani fu l’apoteosi.

Solo pochi mesi dopo tutto mutò: una sera lo Zuliani si fece consegnare quattro libri contabili della Ditta e li bruciò sul balcone di casa sua, quindi lasciò una lettera non molto chiara in cui salutava la moglie, aggiungendo:  ” I Laschi mi hanno voluto cattivo e io mi dimostro cattivo …  e ancora ….  due soli personaggi altolocati ne sanno qualcosa”
Partì per Mantova con un biglietto di andata-ritorno e alloggiò nello stesso albergo dove era solito andare per lavoro.

La mattina seguente fu trovato suicida seduto su un divano verde, elegantemente vestito.
Era realmente suicidio? La stanza aveva due ingressi….
Fu trovata un’altra lettera, ma anche questa non forniva spiegazioni.
Lo Zuliani fu sepolto in terra sconsacrata la stessa sera della sua morte e finì così la sua storia.

Naturalmente il caso diede adito alle più fantasiose congetture, come la presenza di una misteriosa dama velata ai suoi funerali.

Si vociferava inoltre che si fosse ucciso per i troppi debiti contratti, ma le ricerche appurarono che i debiti erano pochi e di piccolo importo.

I giornali ne parlarono per anni, ma nessuna ipotesi trovò conferma.

La morte del Duca resterà un misterioso episodio di cronaca nera dell’Ottocento.

Un grazie sincero a Chiara