Mercoledì 15 Aprile 2015

L’amicizia come reciproco affidarsi è il tema sul quale ci ha intrattenuti il dott. Fabio De Nardi invitato a parlarci come amico, partendo dalla sua esperienza di psichiatra e psicoterapeuta.
“E’ stato un rumare nell’anima” così ha definito l’incontro un nostro socio, ma un rumare che è piaciuto ed è stato apprezzato: ci ha aiutato a leggere e interpretare il tratto di vita che come anziani stiamo vivendo
In sintesi la relazione.
Per comprendere il significato del rapporto di amicizia in particolare nella terza e quarta età è importante puntualizzare 3 punti chiave che ci aiutano a capire il disagio che si avverte nell’invecchiamento.
1.    Il vissuto di estraneità nei confronti del proprio corpo: è come se il nostro corpo non ci appartenesse più, non riusciamo più a fare ciò che desideriamo, il corpo non ci segue più, diventa quasi un nemico. E’ arrivato il momento di lasciarsi aiutare, ma questo è difficile, sorge il problema della badante, novità non facile da accettare perché può creare ansietà e conflittualità nei rapporti  
2.    Il vissuto di estraneità dal mondo: il mondo in cui viviamo è sempre più complesso e più veloce e questo crea difficoltà ad adattarci ai nuovi bisogni creando ansietà.
3.    Una percezione distorta del tempo che passa: il tempo interiore ha una diversa dimensione rispetto al -tempo cronologico. La prima fase della vita è caratterizzata dalla progettualità e dal sogno che ci proiettano in avanti. Ora invece, in questa fase, percepiamo la parabola che discende.
Come affrontare l’angoscia del tempo che passa? Vi sono 3 modalità
1.    Non pensarci e fare la politica dello struzzo con modalità di difesa deboli, la più frequente è l’iperattività che permette di non pensare e coprire il problema
2.    Fermare il tempo: è un’operazione illusionale , posso immaginare di essere immortale. Comporta come ricaduta negativa la noia, un atteggiamento mentale ed esistenziale che ci permette di bloccare il tempo.
3.    Arrestare il tempo che corre ricuperando il tempo passato attraverso sentimenti di nostalgia e di rimpianto. Provare nostalgia per ciò che è accaduto è positivo, significa ricuperare il passato e portarlo al presente; il rimpianto è invece un senso di malessere per ciò che non è stato e che avemmo desiderato che fosse. Nasce dal desiderio di poter governare sempre e comunque la nostra vita come se da sempre avessimo potuto pilotarla, è una modalità del tutto consolatoria, che non aiuta a vivere serenamente.
Vivere di ricordi fa bene: si può ricostruire la trama della propria vita, si va alla ricerca del passato per rivivere il valore di ciò che abbiamo vissuto, e questo è un modo per bonificare il passato e fare pace con la nostra storia. Integrare i ricordi e mettere insieme le cose buone e meno buone dando loro un significato aiuta a ripulirsi da asti, invidie, da torti subiti e da incomprensioni di cui è fatta la vita di tutti noi.  
Occorre ripopolare il nostro mondo interiore di cose buone e far fiorire il sentimento di gratitudine che ci consente di dare calore alla nostra vita.
Tutto questo ci permette di raggiungere quell’equilibrio interiore e quel sentimento di pace, di accettazione serena della propria vita passata e presente che è condizione indispensabile per aprirsi a relazioni autentiche di amicizia. Non posso amare un altro se prima non amo me stessa. Parlare di amicizia allora vuol dire essere capaci di vivere relazioni sane improntate alla autenticità, alla trasparenza, all’intimità e alla gratuità. Coltivare relazioni reciproche, vivere autentiche relazioni di amicizia, prendersi cura l’uno dell’altro è importante soprattutto in questa fase della vita, permette di sentirsi realizzati, ci fa stare bene, aiuta a rallentare il tempo che passa e ci consente di dare pienezza al tempo presente.