Mercoledì 15/11/2017

Caravaggio. A cura della prof. Claudia Petrucci

 

Fatti alcuni cenni alla vita travagliata del grande pittore e al recente ritrovamento dell’atto originale che certifica che la sua nascita è avvenuta in Milano e non a Caravaggio, la professoressa ci presenta dipinti scelti tra le opere(circa una ventina) realizzate dall’artista nella sua breve esistenza, facendoci gustare il suo “realismo” pieno di passione e di intensità e sottolineando che la straordinarietà della sua arte deriva dal suo temperamento violento, ma anche dalle vicende di persona costretta a fuggire da un luogo all’altro per aver ucciso un suo avversario durante una rissa per futili motivi.

Nel proiettare le immagini, la professoressa osserva che elementi comuni nelle sue opere sono l’immediatezza e la spontaneità con una eccezionale ricchezza di messaggi di carattere morale e psicologico.

Nel “Ritratto con cesto di frutta” il ragazzo con gli occhi intensi e penetranti rappresenta lui stesso, mentre il cesto colmo di frutta turgida è un invito alla gioia, nell’esuberanza, con un messaggio di precarietà della vita nella foglia gialla caduta dal cesto

Nel dipinto “Bacco” colpisce l’ironia, la “vanitas” del giovane muscoloso, ritratto quasi come una maschera di carnevale (curioso il copricapo) e con lo sguardo annebbiato, da ebete come per metterci in guardia nei confronti del vino.

Eccezionale il suo linguaggio pittorico di luce e ombre, di riflessi di luce su oggetti e volti come nel “Ragazzo morso da un ramarro”, un quadro psicologico lo definisce la professoressa: la posizione delle dita della mano e le smorfie del viso esprimono disappunto e rabbia, quasi disgusto verso una creatura insignificante che osa mordere.

Il quadro” La buona ventura” introduce le cosiddette “scene di genere” scene popolari di vita quotidiana che si svolgono negli ambienti frequentati dal pittore come bettole, osterie con persone di malaffare che egli sceglieva come modelli anche per soggetti religiosi. La vivacità dell’insieme ci cattura: l’abbigliamento, gli sguardi, l’atteggiamento della zingara che legge la mano del giovane, il quale non si accorge di essere derubato dell’anello che porta al dito. In primo piano l’eleganza pomposa del giovane in contrasto con un’aria di sussiego e stupidità, resi evidenti dagli sfondi neutri, incolori,

come si può osservare nei “Giocatori di carte” in cui spicca l’eleganza raffinata del “ricco” e l’eleganza ostentata, finta degli altri due personaggi per sottolineare la sontuosità in contrapposizione con la furbizia.

Appartenenti al periodo romano sono i dipinti a soggetto religioso, commissionati dal cardinale Belmonte. “Giuditta e Oloferne” ritratti in modo molto cruento su fondo nero e luce direzionata per evidenziare la grazia di Dio e il contrasto bene-male, rappresentato dall’oscurità.

 

 

 

Elementi questi resi con pennellate straordinarie nelle tele “Vocazione di San Matteo e“Martirio di San Matteo” dove emerge singolare l’intenzione del Caravaggio di voler rappresentare “la realtà”.

Nella “Cena in Emmaus” i discepoli ritratti nella semplicità dei gesti quotidiani mostrano sincerità e immediatezza, donando vivacità all’insieme.

Sembra che il grande pittore voglia farsi umile di fronte ad un’umanità che rivela la sua grandezza nella sofferenza, come nel dipinto “Morte della Vergine” in cui la Madonna viene ritratta come una donna qualsiasi, il cui corpo abbandonato è pervaso di luce intensissima, immagine dell’amore della Vergine per l’umanità.