Mercoledì 9 ottobre 

La via dell’acqua attraverso le contrade di S. Zeno di Montagna a cura di                                                                                                   Cecilia Tomezzoli

Entusiastica accoglienza per la relazione della professoressa Cecilia Tomezzoli, che Giovanni, sempre presente ai nostri incontri del mercoledì, ha definito “un prezioso recupero del passato”.

Molta emozione infatti hanno suscitato le numerose testimonianze sulle usanze di un tempo quando, non essendoci l’acqua corrente nelle case, la popolazione, in prevalenza donne, era costretta ad approvvigionarsene presso le fontane disseminate nel territorio.

Le fontane, come anche i pozzi si trasformavano in luoghi di incontro dove si andava a “ciacolar” o anche a “baucar”, a litigare, perché l’attesa poteva essere molto lunga, soprattutto quando il lavaggio degli indumenti, che culminava con la ” lissia”, impegnava molto le lavandaie.

 

 

 

 

“Va a tor un col de aqua- si diceva- attraverso la ” cigagnola” del pozzo.

 

I secchi appesi alla gerla venivano coperti con cura per evitare inutili dispersioni, durante il viaggio di ritorno.

 

 

 

 

Alle pozze, tra boschi, prati e pascoli venivano portate le mucche a ” beverar” e molte cisterne erano usate per la raccolta dell’acqua piovana, a cui ricorrere nei periodi di siccità e di carenza d’acqua, fenomeno tipico di questa parte della dorsale del Baldo di natura calcarea.

La più rischiosa, dal punto di vista della salute, era l’acqua piovana raccolta dai tetti, infatti il guano degli uccelli provocava il tifo.

La presenza nel paesaggio di bellissime faggete, di prati immensi, di pascoli, di “morari” (gelsi) di maestosi castagni testimoniano un’economia basata sull’allevamento bovino, ovino, caprino,

 

sulla raccolta delle castagne con le “rissare”, sulla bachicoltura e sulla produzione del ghiaccio nelle “giassare” costruite in prossimità delle faggete per mantenere la necessaria temperatura.

Malga Montesel

Nelle malghe, famosa quella di” Montesel”, c’era il “logo” del “fogo” e del “late” per la conservazione dei formaggi.

Nelle contrade si incontrano le tipiche case in sasso su tre o quattro livelli con la stalla al pianterreno, la cantina e il deposito attrezzi; al piano superiore si accede tramite scala esterna; nel successivo il granaio. Case contigue, segnate da stretti vicoli con stupendi archi formano un paesaggio armonico e gradevole minacciato, in questi ultimi tempi, da una lottizzazione in corso in un angolo del paese che conserva intatta la sua autenticità.

 

San Zeno di Montagna, dal nome della famiglia Montagna che qui in origine aveva molti possedimenti;

San Zeno vescovo di Verona, missionario ed evangelizzatore, la cui presenza e’ testimoniata dall’eremo intitolato a Benigno e Caro, suoi seguaci.

Un tuffo in un passato ancora vivo e presente in molti di noi, carico di suggestioni e di nostalgia.

 

Grazie a Cecilia Tomezzoli, apprezzata giornalista, cittadina del nostro borgo.