La magia della natura nella poesia pascoliana
a cura di Patrizia Rossari

Patrizia Rossari entra subito nel vivo, recitando con particolare intensità “X agosto” “L”assiuolo” “Temporale” “novembre” “Il lampo” “Il gelsomino notturno”, per farci immergere, come lei stessa sottolinea “nell’indefinibile aura pascoliana”; successivamente analizza i tratti più salienti della sua poetica, perché, avendone compreso i significati più profondi, ci possiamo sentire “attraversati” dall’emozione del coinvolgimento.

Poesia apparentemente facile, invece frutto di studi profondi e di duro lavoro, nel ricorrere a scoperte e a contaminazioni linguistiche, all’ uso di una metrica originale, con l’impiego di settenari, di novenari, di strofe saffiche e di una punteggiatura che interpreta la partecipazione del poeta e il suo continuo rinchiudersi nel privato di una triste esistenza. Ne emerge la visione di una natura piena di mistero, di indefinito, fatta di simboli.

-Nel “X agosto il “cadere delle foglie” simile ad un pianto esprime il continuo dibattersi tra uomo e natura sempre in parallelo;

-ne ” L’ assiuolo” irrompe una natura nuova, particolare: Da un nero di nubi laggiù/ Veniva una voce dai campi /: Chiu’…/ Le stelle lucevano rare/ Tra mezzo alla nebbia di latte/: Sentivo il cullare del mare/, Sentivo un fru fru tra le fratte/ Sentivo nel cuore un sussulto/’ Com’eco d’un grido che fu/, in cui si fondono luce e ombra, vita e morte;

-impressionismo e simbolismo nei versi di “Temporale” Rosseggia l’orizzonte/, Nero di pece a monte/ e ne “Il lampo” E cielo e terra si mostrò qual era:/ La terra ansante, livida, in tumulto/; Il cielo ingombro, tragico, disfatto/ un vertiginoso accostamento di parole, da togliere il respiro;

intensità di ritmo in Gemmea l’aria, Il sole così chiaro/ Che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, / con lo stacco duro Ma secco è il pruno, e le stecchite piante/ Di nere trame segnano il sereno/ in “novembre”;

Immagini e allusioni simboliche nel “Gelsomino notturno” sembrano significare la sua dolente solitudine di fronte all’altrui felicità.

Voci di una natura di cui il poeta si fa interprete e che nello stesso tempo rispecchiano la sua esistenza attraversata da molte e dolorose vicende.

Viveva a stretto contatto con la Natura e le sue parole erano sempre ispirate da un volo di passero, da un cipresso, dal verso di un uccello notturno e da un lampo improvviso.

 

Un calorosissimo applauso ha accompagnato la bella relazione, ricca di spunti suggestivi.

Un grande grazie all’amica Patrizia.