SOCIALE.Il progetto Gecs per la prima volta in Italia consentirà a undici giovani neolaureati di acquisire professionalità.

Scelti fra 50 candidati, avranno un compenso mensile di 400 euro e opereranno in cooperative sociali e associazioni no profit

 

Mettere le proprie competenze al servizio del mondo del volontariato. Perché sono molte le figure che operano nelle organizzazioni no profit, non soltanto gli operatori sociali. E da un’esperienza come volontari, può nascere anche un’idea per dar vita a start up e nuove realtà lavorative.
Queste le premesse da cui è nato il progetto Gecs, Giovani e competenze sociali, organizzato dal Csv (Centro servizi per il volontariato) di Verona. A partire da maggio, per dieci mesi, undici giovani laureati e laureandi, di età compresa tra i 21 e i 26 anni, inizieranno un percorso professionalizzante all’interno di una rete di associazioni di volontariato e cooperative sociali.
«Si tratta di una prima iniziativa pilota a livello nazionale», spiega Chiara Tommasini, presidente del Csv, «realizzata grazie al contributo di 50mila euro da parte della Fondazione Cariverona. Per i ragazzi si tratterà di una vera e propria esperienza lavorativa! in queste associazioni scelte anche perché rappresentano un esempio di tutte le realtà del Terzo settore».
I partecipanti sono stati scelti tra oltre 50 candidati, riceveranno un compenso di 400 euro al mese e trascorreranno cinque mesi in una delle 11 associazioni che hanno aderito, gli altri cinque in una delle 7 cooperative sociali.
«Questo per dare loro la possibilità di conoscere anche realtà organizzative diverse», precisa Davide Continati, referente del progetto per il Csv, «inoltre ci sarà una parte più teorica, con alcune ore di attività formativa, sulle varie nozioni che servono nell’organizzazione di una no profit, come ad esempio la stesura di un bilancio sociale. Il progetto si concluderà poi con un tavolo finale di valutazione per la certificazione del percorso svolto».
I giovani partecipanti non hanno tutti seguito un percorso di studi chiaramente indirizzato verso il Terzo settore. «Ce ne sono alcuni che hanno già scelto il s! ociale come loro futuro ambito lavorativo, ma ce ne sono altri! che invece hanno una formazione in ambito giuridico o economico», spiega Silvia Sartori, referente Area giovani del Csv, «ed è questa la grande innovazione del progetto, che parte proprio dalle loro abilità. I percorsi sono cuciti su misura per loro, in base alle loro attitudini e competenze. Altro aspetto innovativo è la possibilità di lavorare in due ambienti diversi, come un’associazione di volontariato e una cooperativa sociale, che sono nello stesso ambito, ma con diversi modelli organizzativi». In cui non esistono solo i volontari o gli operatori sociali. «Nel management delle organizzazioni no profit servono tante figure», conclude Sartori, «per questo i percorsi formativi dei ragazzi potranno essere in vari ambiti, dal fund raising, alla comunicazione, al lavoro con i disabili, si tratta di un pacchetto molto variegato tra cui scegliere, perché sia per loro davvero un’esperienza professionalizzante, utile anche per il loro futuro lavorativo».
Un p! rogetto che quindi si discosta un po’ dal classico servizio civile, che rimane in ogni caso molto importante per il Terzo settore. «Il bando per il servizio civile si è chiuso proprio ieri», spiega Tommasini, «con un incremento di posti disponibili, passati da 12mila a 35mila, di cui 700 solo in Veneto».
La Federazione del Volontariato di Verona ha ottenuto 42 posti, suddivisi in sette progetti che spaziano in sette differenti ambiti d’intervento del terzo settore. I progetti, complessivamente, coinvolgono ben 35 associazioni attive nel veronese.

Elisa Innocenti

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 24/04/2015

Note: CRONACA – Pagina 21