IL CASO. A San Giovanni in Valle malumore per la decisione della Curia. E una petizione raccoglie subito molte adesioni. Boom di sottoscrizioni anche online, oltre quota 200 l’iniziativa lanciata
da Pasetto di Area Liberal.
A San Giovanni in Valle piovono malumori per la chiusura dell’ostello della gioventù e per la decisione della Curia, proprietaria, di trasformare villa Francescatti in un rifugio per senzatetto gestito dalla Caritas. Nel quartiere ci si dà da fare perché la villa resti in mano al Centro di cooperazione giovanile internazionale, l’ente che nel 1975 la strappò al degrado per farne un luogo di ospitalità per i giovani di tutto il mondo. Sta circolando una petizione per chiedere «al vescovo Zenti di revocare la vendita dell’ostello affinché la nostra città non venga privata di una struttura d’accoglienza di così grande valore». A promuoverla è un comitato spontaneo di persone convinte «che l’insediamento dell’ente caritativo sia solo una manovra per prendere tempo, per poi piazzare sul mercato l’immobile». Per lo meno «il vescovo ha sempre parlato di questa ipotesi e finora da lui non sono arrivate smentite» spiegano. Sono quasi 500 le firme già raccolte con il «porta a porta» e durante la festa, sabato, per i collaboratori e gli amici dell’ostello. Boom di sottoscrizioni anche online: ha superato quota 200 la petizione dal veemente motto «vescovo Zenti molla l’ostello di Verona», lanciata dal movimento Area Liberal dell’ex consigliere comunale Giorgio Pasetto. Ora che è in scadenza il comodato d’uso al Centro di cooperazione, in bilico ci sono 22 posti di lavoro. Sicuramente l’ostello riaprirà altrove, ma l’incognita è individuare una sede adeguata a garantire lo stipendio a tutti i dipendenti dell’associazione. Villa Francescatti ha una capacità di 250 posti letto, oltre a essere l’unica struttura ricettiva di questo tipo a Verona. «Un patrimonio a servizio dell’umanità intera» la definisce il comitato. E preoccupano i possibili scenari futuri. Da sempre villa Francescatti è in parte destinata anche all’accoglienza dei bisognosi, «ma ben diverso sarà quando si trasformerà in un dormitorio da 250 posti per senzatetto e profughi» dice la consigliera della prima circoscrizione Luisa Sartori, responsabile della Commissione sicurezza. «San Giovanni in Valle è un quartiere dove abitano meno di mille persone, soprattutto anziani, e l’insediamento della Caritas avrà notevole impatto sulla vita della comunità. Comprensibilmente, i residenti e i commercianti temono problemi di degrado e ordine pubblico». In seno alla raccolta firme, sta facendo il giro del quartiere una lettera di appello al sindaco Sboarina. «L’amministrazione comunale» si legge «apra un confronto fra la Curia e i cittadini per discutere insieme la migliore destinazione d’uso dell’area». Si chiede che la Caritas «venga trasferita in un altro contesto, con meno valore storico-artistico e paesaggistico e dove ci sia minor flusso turistico». E presto la petizione arriverà a Palazzo Barbieri.L.PER.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 15/11/2017

Note: L.Per.