BATTERIO KILLER. Il governatore: «Da oggi al lavoro la commissione della Regione che mi darà la sua versione oltre a quella dell’Aoui. Pretendo che si faccia chiarezza»
Il presidente Luca Zaia ribadisce: «Nella relazione di Borgo Trento si parla di un caso arrivato da San Bonifacio». Ma l’Ulss 9 smentisce

Dal 12 giugno il Punto Nascite dell’ospedale della Donna e del Bambino è chiuso, insieme ai reparti di terapia intensiva neonatale e pediatrica
Il presidente della Regione Luca Zaia sulla delicatissima vicenda del Citrobacter nella Terapia intensiva neonatale di Borgo Trento gioca a carte scoperte. «Oltre alla Commissione esterna che la direzione ospedaliera di Verona ha nominato la scorsa settimana contestualmente alla chiusura del Punto nascite», ricorda, «dato che voglio sapere tutto di questa brutta storia che va avanti dal 2018, direi troppo avanti, e di cui sono venuto a conoscenza solo dieci giorni fa alla vigilia della decisione di sospendere i parti e i ricoveri dei neonati patologici, ho messo in piedi un’altra equipe di luminari, di emanazione strettamente regionale, guidata dal professor Vincenzo Baldo massimo esperto e docente di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Padova, perchè mi fornisca una seconda ricostruzione dei fatti, oltre a quella che mi darà la stessa Aoui». Zaia è perentorio: «Da domani (oggi per chi legge) saranno al lavoro. Qui non si scherza, voglio sapere cos’è successo, quanti sono i piccoli finiti malati e morti, cos’è stato fatto dal 2018 a oggi per risolvere il problema, i protocolli adottati, dove c’è stato il corto circuito, se c’è stato, cos’è saltato nella catena delle comunicazioni e delle decisioni da prendere. Sono certo che avremo risposta a tutto, nell’ottica della massima trasparenza. Lasciamo lavorare i tecnici e poi, carte in mano, tireremo le conclusioni». Intanto, c’è già un busillis da risolvere, non di poco conto. Sul banco degli accusati, oltre all’Ospedale della Donna e del Bambino, c’è anche il Fracastoro di San Bonifacio. Perchè sempre il presidente Zaia, giorni fa, ha dichiarato che il problema del batterio killer nella maternità di Borgo Trento, riguarda anche un’altra struttura veronese, cioè San Bonifacio. «Nel giugno del 2019», ha spiegato in conferenza stampa, «un neonato è stato trasferito a Borgo Trento, con un quadro di sepsi da Citrobacter dall’Ospedale di San Bonifacio». Immediata la preoccupazione, oltre che dei medici della struttura, delle mamme che al Fracastoro o stanno per partorire o lo hanno fatto di recente, con tanto di discesa in campo del Comitato di tutela dell’ospedale e direttamente, ieri, anche dell’Ulss 9 con un comunicato di smentita firmato dal direttore generale Pietro Girardi: «Non c’è mai stato nessun paziente con il Citrobacter a San Bonifacio. In seguito ad una serie di notizie apparse nei giorni scorsi riguardo il punto nascita di San Bonifacio, la Direzione fa presente che nessun caso di infezione neonatale con positività al Citrobacter è stato riscontrato all’ospedale Fracastoro. Si sottolinea che nello stesso sono state da tempo adottate procedure di verifica ad hoc e che il problema Citrobacter nei neonati non riguarda San Bonifacio». Zaia non incassa e non molla: «Io ho riportato, e lo confermo di nuovo», ha ribadito ieri interpellato sul punto, «quanto mi ha detto l’Azienda Ospedaliera di Verona nel momento in cui ho chiesto una relazione scritta. Le mie parole sono quelle che ho letto, nero su bianco, sul report inviatomi dalla direzione di Borgo Trento». Report che va ancora più nel dettaglio, spiegando che «gli accertamenti (fatti a Verona sul bambino) hanno dimostrato un coinvolgimento del sistema nervoso centrale da Citrobacter, isolato dopo puntura delle cisti cerebrali post ascessuali. L’ospedale inviante (cioè il Fracastoro) è stato tempestivamente informato sul caso clinico».Sarà questo, uno dei tanti problemi che le due commissioni mediche al lavoro sulle cartelle cliniche dovranno chiarire: da fonti certe risulterebbe che il piccolo, nato sì a San Bonifacio con una serie di problemi causati da una sepsi generale, fatta la coltura del liquor risultata negativa al Citrobacter, accolto in Tin a Verona, tenuto in rianimazione a lungo per risolvere il delicato quadro clinico presente alla nascita, lì abbia contratto anche il Citrobacter. «Le commissioni lo chiariranno», ribatte Zaia, «io mi sono affidato alla relazione avuta da Borgo Trento. Ci sono tante situazioni da chiarire. Aspettiamo tutti di conoscere la verità, non solo su questo bambino». A finire in mezzo alla brutta partita del batterio-killer, per una «comunicazione» tra aziende ospedaliere «una contro l’altra armata», c’è l’ospedale dell’Est veronese che sta vivendo momenti difficili, rischiando di pagare un caro prezzo in termini di sicurezza e di affidabilità. E c’è il piccolo infettato dal germe micidiale, ora assistito a casa con una disabilità totale. Andrea (nome di fantasia), in seguito all’infezione cerebrale, ha sviluppato l’idrocefalo, ed è stato operato per quella che tecnicamente si chiama «derivazione» dall’equipe della neurochirurgia pediatrica dell’ospedale di Borgo Trento. Andrea non cammina, non parla e avrà sempre bisogno di assistenza. Come Alice, rimasta solo con il 30 per cento del cervello per un brutto scherzo del destino. «La mia bimba», racconta mamma Elisa, «è nata il 4 marzo a Peschiera sana, perfettamente sana, solo un po’ sottopeso, 1 chilo e 7. Per rinforzarla, i medici hanno deciso di mandarla a Borgo Trento e lì si è rovinata: ha contratto il Citrobacter, l’infezione è arrivata al cervello, ho rischiato più volte di perderla. E’ stata dimessa da poco, il 7 giugno, nella sua testa si forma molto acqua, non si sa con quel poco di cervello rimasto se parlerà, se camminerà, se capirà. La mia Alice è nata sana e nessuno, tre mesi fa, quando è arrivata a Borgo Trento, pur sapendo degli altri bimbi morti e di quelli rimasti disabili, ha voluto informarmi…».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 23/06/2020

Note: Camilla Ferro