Corrado Passera, classe 1954, fondatore di Illimity e già ministro nel governo Monti

L’INTERVISTA. Manager bancario e finanziario, è stato ministro dello Sviluppo economico e amministratore delegato di Poste italiane
Passera: «È forte in numerosi settori, dall’industria all’agroalimentare, dall’università alla ricerca, dal turismo alla cultura. Deve impostare progetti a medio lungo periodo»
«Verona ha tutte le carte vincenti per essere una città protagonista nel futuro, ma si deve organizzare con una visione che sappia contemperare le esigenze di breve periodo con la costruzione di medio lungo termine. Come l’Italia, che è un paese che può avvantaggiarsi più di altri sia della globalizzazione che della quarta rivoluzione industriale in atto. Verona è un simbolo di questa Italia positiva, che ha tante forze da giocarsi: è forte in numerosi settori industriali in crescita, è forte nell’agricoltura moderna, ha turismo e attrattive culturali che durano tutto l’anno, ha specializzazioni universitarie e sanitarie di grande livello, è collocata strategicamente dal punto di vista geografico. Quante città possono dire la stessa cosa? Può e deve giocarsela».Parole di Corrado Passera, amministratore delegato di Poste Italiane tra il 1998 e il 2002 e da quell’anno Ceo di Banca Intesa, poi diventata IntesaSan Paolo fino al 2011. A quel punto lascia tutto da un giorno all’altro quando viene chiamato a fare il Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo di emergenza guidato da Mario Monti. Ora è a capo di una nuova realtà del credito, Banca Illimity, creata da zero, completamente digitale e già quotata in Borsa, dove ha portato la sua esperienza di manager bancario-finanziario e di ministro. Passera è un convinto sostenitore del made in Italy e dei sistemi città tra i quali Verona, è ottimista ma anche profondamente realista: «Ci sono criticità da superare se vogliamo che l’ottimismo porti risultati».Il punto è che sia l’Italia che Verona dimostrano un gap nel programmare il futuro.Uno dei grandi limiti di questo periodo storico in tutto il mondo occidentale è l’attenzione quasi esclusiva agli obbiettivi di breve periodo. Questo vale per il mondo della politica, ma non fanno eccezione la finanza o l’impresa. Anche nella gestione delle città bisogna, invece, sempre combinare gli interventi di utilità immediata con i progetti di medio periodo. Non sono certo un esperto di temi veronesi, ma per questo “pezzo” così importante di Italia non bastano i progetti di portata locale, perché il futuro benessere dipende anche da tematiche più larghe e strutturali: le comunicazioni stradali e ferroviarie nord-sud ed ovest est, i temi interprovinciali come la Fiera piuttosto che l’Aeroporto. La capacità di fare sistema diventa cruciale.Facendo sistema al proprio interno o anche con altre realtà vicine?Certamente mettendosi a sistema con altri quando non si può far da soli. Gli aeroporti sono ormai sistemi di aeroporti e nel partecipare a tali sistemi ci si può trovare al centro oppure alla periferia. Tematiche simili le avrete sicuramente anche con la vostra Fiera: dovrà sicuramente far parte di un sistema, ma è ben diverso esserne fulcro o satellite. In molte città – come, credo, anche a Verona – sulla multiutility ci si pongono le diverse alternative: stare soli – che è quasi sempre sbagliato-, consolidarsi con altri, oppure vendere e finanziare con i fondi ricavati altri progetti strategici. Talvolta, si sottovaluta questa terza via. Concordo con chi dice che questo sarà il secolo delle città o, nel caso italiano, dei sistemi di città. Verona, grazie alle capacità e ai risultati dei suoi abitanti, può sicuramente essere una delle protagoniste.Dove investire? Da dove cominciare?A livello nazionale, così come a livello europeo, per creare i presupposti della crescita sostenibile è necessario investire prioritariamente in tre direzioni: innovazione, istruzione e infrastrutture. Innovazione significa ricerca e adozione di nuove tecnologie. Istruzione significa ripensare il sistema scolastico e attrezzarsi per dare aggiornamenti e nuove formazioni per tutta la vita. Infrastrutture, naturalmente, sia fisiche che digitali. Stiamo sprecando anni del tutto straordinari: non abbiamo mai avuto tassi di interesse così bassi e invece di aumentare gli investimenti pubblici li continuiamo a diminuire. Per non parlare degli assurdi tagli alla Legge Industria 4.0 e al Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi.Lei fa riferimento all’istruzione e formazione e alle infrastrutture digitali che in Italia ancora non ci sono: il Nordest da dieci anni perde migliaia di giovani laureati che vanno all’estero. Cosa si può fare per trattenerli e per essere attrattivi?In un mondo fortunatamente globalizzato – non dimentichiamoci che l’economia italiana e il Nord-Est vive di commercio internazionale – i talenti vanno dove trovano le migliori opportunità. Per trattenere i nostri e portarne da fuori, dobbiamo essere attrattivi: imprese che crescono e che mantengono le strutture centrali in Italia, università meritocratiche, ecosistemi favorevoli alle startup. Una filiera che attirerà cervelli per decenni a venire è quello della salute: dalla ricerca, alla sanità, alla formazione. Verona è forte in questi campi e può trovare in questo grande mondo molti terreni di crescita. Una città come Verona – bella e vivibile – può essere città ideale di formazione sia secondaria che terziaria. Più volte è emerso in ambito accademico la carenza di edilizia universitaria, di edifici per studenti e professori, di foresterie, di un campus… E si è molto parlato anche di un parco tecnologico scientifico, un’area dell’innovazione.È inutile pensare di riuscire ad attirare cervelli e investimenti se si è privi di queste componenti. Per essere università di successo oggi bisogna avere il massimo della ricerca, il massimo della qualità, ma anche campus, residenze, servizi. In più Verona è città particolarmente bella e vivibile. Attirare professori, studenti e ricercatori porta alle città universitarie internazionali energia, vitalità, ricchezza che poche altre attività possono dare. I parchi scientifici per attirare startup innovative possono essere un ulteriore vantaggio competitivo.Verona vuole andare in questa direzione.Importante che i parchi scientifici e gli hub di startup abbiano una identità tecnologica e scientifica ben definita e in grado di valorizzare competenze e specializzazioni accumulate localmente. Abbiamo dato all’Italia una normativa molto avanzata e, infatti, in pochissimi anni sono nate più di 10.000 start up. Per loro abbiamo fatto una legge che consente di semplificare l’amministrazione, prevede incentivi, finanza agevolata, diritto del lavoro e fallimentare ad hoc. Però per essere attrattivi bisogna creare un eco sistema attorno: serve una Amministrazione che sia amica, semplificante, facilitante di tutta la parte burocratica e che gli enti del territorio diano gli spazi perché sia facile creare nuove startup. Forse Verona potrebbe porsi l’obbiettivo di diventare hub di startup innovative, potendo contare già su molti degli elementi più rilevanti.Corsi di formazione e specializzazione sulle nuove tecnologie e sul digitale, Istituti tecnici superiori e start up: pare di capire il nostro mondo dell’istruzione sia obsoleto, che la formazione scolastica non sia adeguata. Abbiamo giovani laureati che vanno all’estero e nel contempo aziende che non trovano personale…Ci sono effettivamente centinaia di migliaia di posti di lavoro qualificati che le imprese non riescono a coprire con personale adeguato. Tre aree di miglioramento alla nostra portata: gli Istituti Tecnici Superiori vanno fatti funzionare per dare la formazione terziaria in campo tecnico come ci insegnano molti paesi europei anche vicino a noi. La filiera formativa legata alla web economy: mille nuove professioni e ancora pochissime Web Academy. Formazione per tutta la vita e apprendistato non solo limitato ai giovanissimi, ma disponibile anche a persone più adulte e che devono ritrovare una nuova collocazione nel mondo del lavoro. E dalla scuola dell’obbligo bisognerebbe uscire con una conoscenza dell’inglese paragonabile a quella che si ha dell’italiano. Cosa consiglierebbe ai genitori che devono pensare a quale strada far prendere ai figli? Molte professioni sono obsolete…È chiaro che tutti i mestieri che possono essere sostituiti da macchine, saranno sostituiti da macchine; tutte le professioni anche intellettuali che potranno essere sostituite da software, saranno svolti da robot. Tutti i lavori che rimarranno saranno rivoluzionati dalle tecniche analitiche e dalla cosiddetta intelligenza artificiale o aumentata. Di medici, per esempio, capaci di dominare le nuove tecnologie ci sarà una richiesta enorme. I lavori più difendibili saranno quelli che hanno una componente di rapporto umano importante, dove la componente creativa è dominante o quelli che, semplicemente, riguardano settori in grande crescita e sono tanti.Guai, però, a scegliere le Università “facili” con l’illusione che il “pezzo di carta” aiuti di per sé a trovare un lavoro soddisfacente. Il 30 non guadagnato è una truffa a danno dello studente. Un’ultima parola a favore della cultura umanistica: una competenza preziosa sarà quella capace di combinare culture e discipline diverse e di gestire sistemi complessi. Tre doti cruciali per molti lavori del futuro che non saranno rimpiazzabili dalle macchine: curiosità, creatività, spirito critico. E umiltà. Il problema è che questo Paese non riesce a creare nuovo lavoroIl lavoro viene dalla crescita sostenibile che, a sua volta, viene dagli investimenti. Cresci se investi in innovazione, tecnologia e ricerca, se investi sul capitale umano con la formazione e se investi su infrastrutture fisiche e digitali. L’intera Europa dovrebbe impostare con coraggio un grande piano di 3-4 trilioni su questi aspetti finanziandolo con debito federale condiviso. Noi europei rischiamo di essere un vaso di coccio in mezzo alle grandi potenze mentre possiamo a buon titolo essere una di loro. Per difendere le nostre conquiste dobbiamo creare più crescita e più lavoro. Con una visione di medio periodo.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 2/12/2019

Note: MAURIZIO BATTISTA