SUSSIDIARIETÀ. Regolamento in Consiglio

Maschio: «L’iter partecipativo coinvolge oltre 200 associazioni»
Si scrive «sussidiarietà orizzontale», si legge «partecipazione dei cittadini all’amministrazione del bene comune». Il principio codificato nel Titolo V della Costituzione nel 2001, è stato ad oggi fatto proprio da un centinaio di Comuni italiani, che tramite i propri regolamenti hanno tentato di darvi attuazione sui territori, tramite esperienze più o meno riuscite, divenute oggetto di uno studio congiunto degli atenei di Verona e “Sacro Cuore” di Milano, finanziata dalla Fondazione Radicanti e Ruzantini di Este, volto a fare da cerniera tra un approccio alla sussidiarietà giuridico-accademico e uno più strategico-operativo. Tra i casi virtuosi presentati al Dipartimento di Scienze Giuridiche dall’èquipe del Sacro Cuore, di veneto ce n’è per ora uno, quello di Villafranca Padovana. Ma Verona è già sulla retta via. «A marzo il Consiglio comunale ha approvato un regolamento che vede i cittadini protagonisti di azioni di cura di un interesse pubblico, pensate e realizzate da essi stessi. Ciò è frutto di un iter partecipativo – spiega il presidente Ciro Maschio -, che nel 2016 ha coinvolto, anche tramite questionari online, oltre 200 associazioni e abitanti nella definizione del perimetro della sussidiarietà, da tradurre in servizi di vario ambito». E a giugno è stato siglato il primo patto di sussidiarietà tra Comune e Oratorio di Parona per la cogestione e manutenzione del Parco Villa Monastero.Più critica l’applicazione nei servizi per anziani, la cui precaria condizione di vita «è affidata alla società tutta, chiamata a costruire attorno ad essi un cordone di protezione “sussidiario” all’intervento dei Servizi Sociali», sostiene Marco Trabucchi, docente a Tor Vergata. «Qui la sussidiarietà orizzontatale si esprime favorendo le aggregazioni. Spazi come gli Alzheimer Caffè, dove le famiglie dei soggetti fragili possano condividere esperienze», ed è tanto più realizzabile, «quanti più soggetti si sentano interpellati, dal parroco al negoziante all’infermiere disposto a donare del tempo in più». Tipico caso di bottom up, ossia di collaborazione diretta dei cittadini nella gestione del bene pubblico. F.SAGL.

Tratto da: arena-cronaca - pag.12

Data: 9/10/2017

Note: F. Sagl.