Zeno Bisoffi, direttore Dipartimento malattie infettive e tropicali

IL MAXI STUDIO. Il Sacro Cuore di Negrar capofila per l’Italia del trial che coinvolge tre continenti, le prospettive della ricerca nel colloquio con il professor Zeno Bisoffi
La scommessa è che sia efficace per sconfiggere il virus in fase iniziale «Se sarà così, la profilassi potrà riguardare varie categorie di persone»
Lo studio internazionale sull’efficacia dell’idrossiclorochina per la profilassi contro il virus Sars Cov-2 (vedi scheda in pagina) partirà entro 15 giorni al massimo. «Tempo che Oxford ci dia il farmaco», chiarisce Zeno Bisoffi, direttore del Dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’ospedale Irccs Sacro Cuore don Calabria di Negrar e professore associato dell’Università di Verona. «Il trial è nato da un’idea del gruppo di Oxford che ci ha contattati. Abbiamo valutato il protocollo, molto rigoroso, e deciso di aderire. Noi come capofila per l’Italia e con noi il professor Alessandro Bartoloni del Careggi di Firenze. Si sono aggiunti poi il Sacco, lo Spallanzani, Malattie infettive dell’Università di Brescia».Qual è l’ipotesi di fondo?«Durante l’epidemia di Covid 19 in Cina si sono visti importanti effetti in vitro della clorochina sul Sars Cov-2. L’idrossiclorochina viene usata off label anche per molti pazienti. Non ci sono però evidenze di efficacia su chi è già ammalato. L’ipotesi è che l’idrossiclorochina, se assunta a basso dosaggio come profilassi nel personale sanitario esposto al contagio, possa controllare o addirittura sopprimere il virus».Si parla di reclutare 40mila persone, perché così tante?«Supponiamo che il rischio di infettarsi per un operatore esposto al Covid sia del 3%. E supponiamo che questo farmaco lo abbatta del 50%, portando il rischio all’1,5. Si tratta di numeri piccoli, per avere evidenza di questo dobbiamo lavorare su un campione molto grande».Ma non è pericoloso?«La clorochina è un antimalarico molto collaudato, usato in milioni e milioni di dosi. Il dosaggio è basso, parliamo di profilassi. Conosciamo effetti collaterali importanti ad esempio sui cardiopatici, che vengono esclusi dal trial».Come scegliete i candidati?«Solo volontari, nessuna coercizione. Mi ci metto anch’io. Non perché mi aspetti un beneficio diretto. Lo studio è in doppio cieco e i risultati arriveranno a fine anno. Da noi l’infezione è abbastanza sotto controllo, andiamo verso mesi di rischio molto basso. È un motivo etico. Ci sono Paesi in Asia, Africa, America Latina dove l’epidemia è in crescita. Se la profilassi risulterà utile, sarà importantissima nei continenti con strutture sanitarie fragili. Il farmaco è disponibile facilmente e a basso costo. Per i candidati apriamo un ambulatorio dedicato. Chi partecipa non deve aver già avuto il virus. Si viene sottoposti a prelievo, che sarà conservato e analizzato solo alla fine a Oxford. La prima dose è in base al peso, poi una pastiglia al giorno per tre mesi. Ogni mese c’è una visita». Cosa andate a controllare?«Guarderemo l’incidenza delle nuove infezioni in chi ha ricevuto il farmaco e in chi il placebo; la proporzione di malattia clinicamente significativa, gli accessi all’ospedale, alla terapia intensiva».Avrà un’utilità anche oltre il personale sanitario?«Beh sì. I risultati del trial arriveranno prima del vaccino. Se sarà comprovata l’efficacia, la profilassi potrà riguardare non solo il personale sanitario ma anche determinate categorie di persone».Spingendo all’estremo: un’alternativa alla mascherina?«Assolutamente no. Non c’è evidenza di efficacia. Il fai da te è la cosa peggiore. L’idrossiclorochina può dare pesanti effetti collaterali».E se il risultato sarà negativo?«Sarà comunque importante. Metterà la parola fine alla questione. Nell’ansia di curare abbiamo usato le armi che pensavamo utili. Fare un trial su un farmaco entrato in standard di cura è molto difficile, non sarebbe etico sottrarlo a un paziente. Ma per avere evidenza di efficacia lo studio è fondamentale».Si è trovata una cura efficace?«Abbiamo maggiori evidenze, una cura ottimale ancora no. Non è vero che il virus è diventato buono. In realtà muta molto poco. Se ora vediamo casi più lievi è perché ne cerchiamo di più e grazie al distanziamento sociale chi si infetta è esposto a cariche virali più basse. Ci sono studi promettenti sul Remdesivir, antivirale, e sul Tocilizumab (antinfiammatorio), ma i dati sono molto preliminari».Ci aspetta un’ estate…«Non sono virologo e non parlo di prospettive. Tutti speriamo nel vaccino e confidiamo negli immunologi e negli scienziati che stanno studiano nuovi farmaci. Intanto, mascherina e distanziamento. A Verona vedo che quasi tutti la indossano, ma ci sono anche assembramenti per gli aperitivi e bevendo… la mascherina si toglie. Allora attenzione. Lo dico ai giovani: capisco che il rischio personale per loro è molto limitato, ma bisogna pensare agli altri. Non è come con la cintura di sicurezza, che se non l’allacci rischi solo tu».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 11/05/2020

Note: Francesca Mazzola