«Verifiche? Le faremo di sicuro, come ha indicato il presidente della Giunta regionale Luca Zaia. Ma vorrei ricordare che la questione delle liste d’attesa non è certo nuova e, anche, che la Regione Veneto da oltre un anno ha tagliato del 50 per cento i tempi. Tanto che il Ministero della Salute ci ha riconosciuto, primi assoluti a livello nazionale, di aver superato la griglia dei livelli essenziali d’assistenza. Vale a dire che siamo ampiamente dentro i tempi previsti per le liste d’attesa». Lo dice l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, intervenendo sulla vicenda della presunta concussione da parte di due medici che avrebbero intascato denaro per accorciare i tempi d’attesa per visite cliniche ad alcuni loro pazienti. «Una faccenda da chiarire bene», precisa Coletto che concorda con la linea dura annunciata dal presidente Zaia. E intanto ricorda che ogni anno in Veneto si erogano 80 milioni di prestazioni sanitarie, di cui due nei posti di pronto soccorso. Per quanto riguarda il meccanismo delle liste d’attesa, Coletto tiene a precisare che « si deve capire che quando il medico di famiglia sulla ricetta appone la sigla “P”, cioè programmabile, vuol dire che quella visita o quell’accertamento diagnostico si può fare entro i 180 giorni previsti dalla legge. E garantisco che questa scadenza in Veneto viene ampiamente rispettata. Se poi il paziente vuol scegliere lui da quale medico o in quale struttura effettuare la visita o l’esame richiesti, è chiaro che i tempi si allungano e bisogna aspettare». La legge prevede la possibilità di accelerare i tempi pagando la prestazione specialistica. «Sì, a patto che queste prestazioni di tipo privato siano in numero inferiore a quelle del pubblico», precisa ancora Coletto. «Ribadisco che come servizio pubblico la Regione Veneto offre prestazioni sanitarie perfettamente in linea con quanto stabilisce la legge nazionale, anzi, ha ulteriormente ridotto i tempi d’attesa da un massimo di 180 giorni a 90. Parliamo di prestazioni che non sono urgenti. Perchè le urgenze sono sempre garantite».Intanto ieri il presidente Zaia ha firmato un decreto con cui si formalizza l’autorizzazione all’Avvocatura regionale a presentare un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Padova sugli episodi di presunte bustarelle mostrati a «Petrolio» su Rai Uno, in cui si ipotizza che i comportamenti dei due medici coinvolti «integrino anche in vario modo un danno patrimoniale, dato che le due azioni hanno in comune l’esercizio di un’attività privata da parte di medici operanti nel servizio pubblico». La Regione sollecita anche accertamenti su altri soggetti che, in vario modo o a diverso titolo, hanno concorso o favorito i due medici. E.CARD.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 17/01/2018

Note: E.CARD.