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«Il colle di San Pietro è l´acropoli, purtroppo finora dimenticata, dell´identità veronese. Della destinazione a museo della città dell´ex caserma austriaca si discute da decenni. Mi auguro che finalmente si realizzi, perché non c´è collocazione più naturale». A sostenerlo è Giorgio Chelidonio, esperto in didattica del paesaggio, che lo fa non solo con le parole ma soprattutto con i fatti: illustrando un percorso sulle tracce geo-antropiche e paesaggistiche delle origini di Verona, dall´area del duomo a Castel san Pietro, che ha percorso sabato e domenica con il pubblico di Infinitamente.

Un panorama di Verona che, una volta tanto, nulla ha a che fare con l´Arena o con Giulietta, ma che ben più di questi affonda le sue radici alle origini della città. Il colle in questione, infatti, era abitato ben prima che Verona, alla metà del primo secolo avanti Cristo, diventasse città romana. «Qui nacque Verona perché qui, dove oggi c´è ponte Pietra, esisteva un guado, il punto migliore per attraversare l´Adige, come accadde a Roma, che nacque intorno al guado dell´isola Tiberina», spiega Chelidonio.
Una passeggiata partita dai mosaici e dai muri preromanici nel chiostro di fronte alla chiesa di sant´Elena, vicino al duomo, origini paleocristiane della città, al toponimo «via Broilo», la strada dove un tempo sorgeva l´orto-giardino dei vescovi.
Ma il luogo più suggestivo resta la collina del teatro Romano, «per i Romani come sacra e scenografica: per chi arrivava dalla via Postumia (l´attuale corso Porta Borsari, ndr) doveva apparire con il grande teatro, le sue quattro terrazze e, in cima, dove oggi è il castello, un tempio: uno scenario mozzafiato adatto a una città che si trovava al centro dell´impero e che mi auguro», conclude Chelidonio, «che anche per i veronesi di oggi possa diventare un vero luogo d! i appartenenza».E.PAS.

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 18/03/2013

Note: CRONACA – Pagina 8