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LA RAPINA DEL SECOLO. Si è chiusa in tribunale il processo a carico degli autori dell’assalto del novembre di un anno fa. Per tutti l’aggravante del reato transnazionale
Dieci anni e 8 mesi a Silvestri Ricciardi, giudicato l’informatore,sei anni alla compagna dell’uomo e altri dieci alla guardia giurata
Se si considerano anche i due patteggiamenti complessivamente sono oltre 37 gli anni di carcere inflitti dal giudice Luciano Gorra ai sette imputati per la rapina del secolo al museo di Castelvecchio che si trovano in Italia. Solo per il gemello della guardia giurata, Pasquale Silvestri Ricciardi, la condanna è stata leggermente ridotta rispetto alle richieste del pm Gennaro Ottaviano, ma al termine della camera di consiglio il castello accusatorio è stato completamente confermato. E a tutti è stata riconosciuta l’aggravante di aver concorso in un reato transnazionale anche se, materialmente, le 17 tele sono state trasportate all’estero dai complici moldavi.Una somma di anni di carcere considerevole perché ha retto l’ipotesi che i due gemelli fossero non semplici pedine ma ideatori del colpo. Che, almeno stando a quanto riferito nel corso dell’udienza da Pasquale Silvestri Ricciardi, non avrebbe dovuto trasformarsi in rapina perché era tutto programmato: il piano prevedeva che Francesco, la guardia giurata, doveva fingere stupore e sarebbe stato immobilizzato senza difficoltà. A «imporre» la presenza delle pistole e la violenza è stata la presenza della dipendente comunale addetta alla biglietteria: a quell’ora non avrebbe dovuto esserci mentre era andata in bagno prima di lasciare il lavoro. A lei, parte civile con l’avvocato Filippo Vicentini, il gip ha liquidato in via definitiva 20mila euro a titolo di risarcimento.LE MENTI ORGANIZZATRICI. La pena più alta, 10 anni 8 mesi 20 giorni e 3.800 euro di multa, è quella di Pasquale Silvestri Ricciardi (10 anni e 3mila euro per la rapina, il resto per la detenzione della pistola clandestina e di 5 proiettili). Lui, difeso dagli avvocati Mirko Zambaldo e Teresa Bruno, ex guardia giurata, stando alla ricostruzione degli investigatori fu il «suggeritore» di Anatolie Burlac padre (colui che avrebbe custodito i quadri in Ucraina in attesa di venderli) relativamente ai tesori custoditi a Castelvecchio. Nel corso della deposizione ha affermato che era stato Burlac a chiedere a lui informazioni ma per il pm questo è poco verosimile e ritiene che in realtà sia stato lui a proporre il colpo e in cambio avrebbe ricevuto un milione di euro. Dieci anni e 3mila euro anche per Francesco Silvestri (difesa Massimiliano Ferri e Stefano Poli) in servizio di vigilanza la sera del 19 novembre. Era d’accordo con il gemello, sapeva che sarebbero andati a prelevare le opere e che nessuno dalla centrale operativa di Sicuritalia si sarebbe allarmato se l’allarme non veniva inserito immediatamente dopo la chiusura. Una falla nel sistema che solo lui poteva conoscere e comunicare a chi poi avrebbe fatto razzia di capolavori nelle sale.I RUOLI SECONDARI. Sei anni e 1.800 euro la condanna per Svitlana Tkachuk (assistita dall’avvocato Marzia Rossignoli) alla quale il gup ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti e che fin dal giorno dell’arresto si trova ai domiciliari. La trentenne, ucraina, rappresenta il trait d’union tra il compagno, Silvestri Ricciardi, e Burlac: traduceva le loro conversazioni e faceva da interprete con gli altri componenti della banda, tutti moldavi. Ha sostenuto di non aver saputo all’inizio delle intenzioni del compagno (che nel corso delle dichiarazioni davanti al gip si è scusato con lei e con il fratello per averli coinvolti).Fu contattato da Vasile Mihailov che gli chiese di venire da Brescia a Verona per effettuare un trasporto: Victor Potinga ha sempre negato di sapere che i quadri caricati sul suo furgone fossero il frutto di una rapina, ma i frequenti contatti con Mihailov il pomeriggio del colpo (che lui ha giustificato sostenendo di essersi perso a Peschiera) per il pm, e per il gip, sono indicativi di una «collaborazione». Cinque anni e 3mila euro la condanna per l’autotrasportatore (difesa Emanuele Luppi e Gianfranco Manuali).I PATTEGGIAMENTI. In due, Anatolie Burlac figlio (difesa Sara D’Agostino) e Denis Damaschin (Luppi il suo legale) hanno concordato il patteggiamento con il pm. Il primo ha chiuso con un anno e 8 mesi, chiamato in causa da una telefonata che ricevette dal padre ma ha sempre negato il suo ruolo e ribadito invece che Silvestri Ricciardi aveva un ruolo apicale. Il suo nome compariva nella prima richiesta di fermo, ma al momento dell’esecuzione si trovava in Moldavia, rientrò in Romania e venne arrestato. Fin dall’inizio si è messo a disposizione delle autorità, da qui la pena più bassa.Damaschin abita a Brescia, a lui vennero consegnate alcune delle opere e le tenne in casa. Ha sempre sostenuto di non sapere che fossero rubate, ma la vicinanza a Mihailov, il «deus ex machina» straniero che effettuò la rapina e organizzò anche il trasferimento, su due furgoni, dei quadri dal valore, per difetto, di 17 milioni di euro, non ha convinto il magistrato della sua inconsapevolezza.

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -cronaca pag. 17

Data: 1/01/1970

Note: Fabiana Marcolini