Linee di indirizzo redatte dai consulenti Prof. Bucci e Prof. Bricolo

Per opportuna conoscenza, trasmetto in allegato le linee di indirizzo redatte, a conclusioone delle audizioni effettuate, dai consulenti nominati dall’Amministrazione comunale di Verona.
Tali linee di inidirizzo, supportate dalla documentazione raccolta nel corso del lavoro della Commissione (non ancora disponibile), sono state poste all’o.d.g. della prossima (ed ultima) seduta della Commissione, che si terrà mercoledì venturo alle ore 16,00 in Comune.
Nell’occasione esse saranno discusse e (probabilmente) approvate, con eventuali emendamenti.
Un breve commento preliminare:
Le linee di indirizzo (e le modalità con cui si è giunti alla loro redazione) appaiono sostanzialmente rispondenti alle esigenge soprattutto metodologiche, portate avanti in questi anni dal Comitato e costituiscono palesemente il segno di una decisa inversione di tendenza rispetto agli obiettivi ed ai metodi della Amministrazione “Tosi”.
Esse sono prodromiche alla approvazione di un progetto preliminare (probabilmente con più di una soluzione per le destinazioni d’uso) necessario per l’inserimento a bilencio dei 9 milioni di euro attualmente disponibili ed ai conseguenti progetti esecutivi che (così si dice e così auspichiamo) daranno il via, nel corso del 2018, alla bonifica ambientale delle aree, ai primi interventi sul verde ed ai restauri conservativi degli edifici.
Va doverosamente osservato che la seconda parte (quella esecutiva) presenta problemi di attuazione che vanno risolti al più presto, con concretezza, dall’Amministrazione e che, su tale tema, anche il nostro Comitato dovrà impegnarsi a vigilare ed a stimolare la necessaria attività amministrativa.
Ciò premesso, pur concordando sostanzialmente sulla qualità delle linee di indirizzo, in particolare per quanto riguarda la valorizzazione del verde (Parco dell’Arsenale); l’uso pubblico degli spazi con l’apertura massima alla fruizione degli stessi e le previste connessioni con il quartiere di B.go Trento ed il Centro storico; le modalità indicate per il restauro e per la rifunzionalizzazione, è doveroso mettere in evidenza alcune contraddizioni (od errori) che abbiamo rilevato.
Infatti, la previsione del mantenimento (ed anzi consolidamento ed ampliamento) degli edifici attualmente presenti all’interno della corte Est (quella adiacente alla chiesa di s.Francesco) con il fine, sembra, di creare un mercato permanente coperto, appare gravemente contraddittoria con la indicazione, più volte ripetuta nel documento sino a costituirne uno dei principali assi portanti, della necessità della totale rinaturalizzazione di tutte le corti al fine di realizzare il parco, mediante la demolizione di tutti gli elementi non originali (edifici recenti realizzati dall’esecito italiano).
Appare, con tutta evidenza, assai singolare che tali demolizioni riguardino tutti gli edifici non originali a meno però di quelli, sopra citati della corte Est, che risulterebbe così, di fatto integralmente sottratta al Parco rimanendo occupata da edifici di nessun pregio, stravolgenti l’aspetto dell’Arsenale originale di epoca asburgica.
Tale previsione di mantenimento dei padiglioni 24 e 25, contenuta con molta evidenza nelle linee di indirizzo (seppur mitigata da una frase, nella parte finale del documento, quando, parlando di essi si dice “nel caso della loro conservazione“) appare ancor più assurda e contraddittoria, quando la si confronti con la proposta di demolizione dei due edifici monopiano posti a chiusura verso Nord delle corti Est (n.21) ed Ovest (n.13), proposta giustificata dalla opportunità di ridare la conformazione originale (asburgica) al complesso dell’Arsenale.
Al riguardo, infatti, va rilevato:
  • i due edifici (13 e 21) di cui si propone la demolizione sono i primi realizzati dagli italiani, dopo l’annessione del Veneto all’Italia (1866) e sono stati realizzati ispirandosi alla tipologia “asburgica”, a differenza dei due edifici molto più tardi (24 e 25) di cui si propone il mantenimento, del tutto incongrui nel contesto.
  • i due edifici (13 e 21) di cui si propone la demolizione sono vincolati e soggetti a restauro nel Piano regolatore vigente, mentre per i due edifici (24 e 25) di cui si propone il mantenimento, è prevista la possibilità di demolizione.
Un’ ultima, non secondaria, osservazione riguarda le destinazioni d’uso proposte.
Esse, infatti, anche se indicano una pluralità di soluzioni, con possibili alternative, sembrano mettere in un secondo piano la necessità primaria della nuova sede del Museo Civico di Storia naturale, indicata e caldeggiata dalla maggioranza dei gruppi o delle associazioni audite nel corso dei lavori, valorizzando invece proposte che nel dibattito sono apparse “minori”.
A nostro modo di vedere la nuova sede del Museo di Storia Naturale dovrebbe costituire una “invariante”, cui affiancare, con tutte  le possibili alternative, altre funzioni, da prescegliere però con il criterio  che “tutte” siano inseribili (come elemento essenziale o come elemento di supporto) in un “concetto progettuale” unitario, che il Comitato Arsenale individua nella “SCIENZA”.
Eventuali dubbi o timori connessi alla indicazione di cui sopra (corre voce che alcuni ritengano tale soluzione eccessivamente costosa) dovrebbero essere superati dalla considerazione che, con tutta evidenza, il Museo civico di Storia naturale è oggi, comunque, in situazione di gravissimo pericolo di “rovina” e che, quand’anche la attuale Amministrazione decidesse di non prevederne la nuova ubicazione all’Arsenale, non potrebbe esimersi dal prevedere soluzioni ed investimenti tali, quanto meno, da impedirne la rovina.
Ed anche tutto ciò ha un costo non trascurabile!
IL PRESIDENTE

Arsenale linee di indirizzo Politecnico di Milano