Depositi degli Scavi di Pompei (foto di Mauro Fiorese in mostra)

LA MOSTRA. Inaugurata ieri alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo della Ragione l’esposizione dedicata al fotografo veronese scomparso nel 2016 a 46 anni

Ventisei scatti negli spazi segreti dei nostri giacimenti culturali Briani: «Un tributo dovuto». Rossi: «Mauro è stato un preveggente».

Aveva ventisei anni quando Mauro Fiorese espose la sua prima foto alla Galleria d’arte Moderna Achille Forti, allora a Palazzo Forti. «Le sue foto ‘volavano’ già altrove, – ricorda il padre di Mauro, Luciano – a Toronto, Washinghton. Dopo ventitré anni il suo lavoro torna in mostra alla GAM, questa volta a Palazzo della Ragione, con una personale che è un suggestivo racconto d’arte a tutto tondo. Ventisei caveau dei grandi musei italiani si svelano al pubblico negli scatti di Mauro Fiorese. «Treasure Rooms (2014-2016)», grazie a un’esposizione avvincente, firmata da Patrizia Nuzzo, curatore responsabile delle collezioni d’Arte Moderna e Contemporanea della GAM e da Beatrice Benedetti, direttore artistico della Galleria Boxart, e promossa dai Civici Musei in collaborazione con Boxart e il patrocinio di ICOM-Italia e del FAI di Verona. Un progetto che avrebbe avuto un seguito internazionale se, il 4 dicembre del 2016, l’artista non fosse prematuramente scomparso. Fiorese rivive nella sua arte, in ognuno di quegli scatti, realizzati dal 2014 al 2016. Grazie al taglio dell’immagine, alle pennellate di luce, alla prospettiva studiata in ogni minimo dettaglio, l’autore ci permette di varcare la soglia dei caveau di tredici importanti musei tra i quali, il Museo di Castelvecchio, la Galleria degli Uffizi, la Galleria Borghese, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Capodimonte, Museo Correr, MART di Rovereto. E in ogni “quadro” si intravede la sua “firma”, il richiamo a un oggetto, a una foto, a un suo pensiero, visibile a chi sa vedere – e non è da tutti – nell’invisibile. «Siamo felici che a svelarci i depositi d’arte italiani – sottolinea l’assessore alla Cultura Francesca Briani – sia un nostro concittadino, un tributo voluto, ma anche dovuto, dai Musei Civici alla sua arte che ancora ci parla». L’omaggio è doppio: al suo lavoro e ai “magnifici musei”. «Fiorese è stato, come del resto sono molti artisti, preveggente – sottolinea Francesca Rossi, direttore dei Musei Civici veronesi – nel documentare questi luoghi di conoscenza assolutamente vitali per un museo». «Le fotografie dell’artista – spiega Beatrice Benedetti – colgono gli archivi con un approccio vicino al purismo della straight photography, della cattura diretta della realtà. Lo spettatore è immerso in spazi silenti, solo le scelte compositive dell’autore rendono percettibile l’emozione di questo ‘scavo’». Per sopperire all’assenza del deposito della GAM, «in quel periodo in trasloco dalla vecchia alla nuova sede – spiega Patrizia Nuzzo -, sono stati inseriti nell’allestimento dei gessi canoviani monumentali, provenienti dai depositi della nostra Galleria». Ma a parlarci sono le sue immagini, veri e propri quadri di “pittura alta”: c’è una “stanza del tesoro” che mi colpisce in modo particolare in questa ideale “pinacoteca” è quella del Museo Correr (Venezia, 2015). Lì ritrovo il progetto che l’artista ha amato in modo particolare, “Aula Dei”. Tra la Madonna col Cristo fra le braccia e San Francesco, vibra il suo pensiero: «Con l’Arte l’uomo si eleva. Con la Fotografia può guardare più in là». Domani, sabato, la mostra è aperta gratuitamente alla città.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 49

Data: 5/04/2019

Note: Maria Teresa Ferrari