Verona è una delle più prestigiose città d’arte d’Europa, ma quando fra pochi anni saranno facilitati gli scambi con il Centro e Nord Europa grazie all’entrata in funzione del traforo ferroviario di base del Brennero, insieme ad un forte incremento delle attività commerciali veronesi, si riscontrerà anche una straordinaria impennata nei flussi turistici. Rimarrà molto attivo il turismo mordi e fuggi, comunque sempre ben accetto, ma sarà più proficuo potenziare quel turismo attento più alle bellezze artistiche della città e dei suoi musei piuttosto che ai momenti folcloristici e popolari.Verona, possedendo musei assai prestigiosi, dei quali Castelvecchio è la punta di diamante, ha già preso questa direzione con il programma «Un grande Castelvecchio». Un progetto teso ad adeguare le richieste operative future attraverso l’utilizzo di nuovi spazi disponibili all’interno dell’antico maniero, per offrire migliori servizi in linea con le esigenze di un numero crescente di visitatori. Ma c’è dell’altro, molto altro: a poca distanza da Castelvecchio, oltre il fiume, sull’asse del Ponte Scaligero si erge l’ottocentesco ex Arsenale Militare, oggi di proprietà del Comune e in massima parte inutilizzato per le precarie condizioni delle sue numerose e vaste strutture. Anni di proposte e discussioni non hanno finora portato a risultati concreti, se si eccettua la Palazzina Comando dove già si trovano la sede degli Amici dei Musei Civici di Verona e la Sezione Botanica del Museo di Storia Naturale: un’importante e rara raccolta, aperta però solo agli studiosi e solo su appuntamento. Per il Comune di Verona, proprietario sia di Castelvecchio, sia dell’Arsenale e della maggior parte dei Musei d’arte e della scienza cittadini, questa potrebbe essere una occasione irripetibile. Pur in cronica carenza di finanziamenti per la cultura, l’Ente pubblico proprietario dovrebbe avere una visione che vada al di là delle scadenze elettorali. Non è utopico progettare per le prossime generazioni, ispirandosi ai grandi amministratori del passato. L’inazione porta ad una inarrestabile decadenza. È questo il momento nel quale il Comune deve sviluppare un concreto progetto nel quale architetti, ingegneri ed esperti di museologia si devono confrontare per ideare un unicum museale che leghi Castelvecchio, Ponte Scaligero, Giardini ed Arsenale. Vogliamo già dargli un nome? Potrebbe essere: «Verona Magic Straight». L’Arsenale, con i suoi nove padiglioni riportati a nuova vita e immersi in un rigoglioso giardino attrezzato e aperto a grandi e piccini, potrebbe ospitare in permanenza opere d’arte importanti che oggi giacciono per mancanza di spazio nei depositi di Castelvecchio, e organizzare anche importanti mostre temporanee. Ma l’Arsenale potrebbe diventare finalmente la sede unica del grande e meraviglioso Museo di Storia Naturale, completo in tutte le sue sezioni, inserito con altri musei d’arte in un parco di quattro ettari in centro città, come del resto avviene già da 150 anni per quello di Milano, sarebbe l’optimum. VERON

Tratto da: L'Arena - lettere - pag.23

Data: 19/12/2019

Note: Giuseppe Perotti