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MONUMENTI. La vicentina Maffeis Engineering aveva presentato un piano più «rispettoso».
Andrea Biasi: «L’intervento non dovrebbe minacciare le murature»
E Sgarbi: «L’anfiteatro è perfetto: come il Colosseo, va lasciato com’è»
Il «cappello» sull’Arena continua a creare dissensi. Se il tagliente Vittorio Sgarbi riaccende i toni con un video postato su Facebook in cui dichiara che toccare il monumento antico «è violentarlo», anche i tecnici tornano a dire la loro, facendo notare che la proposta che si è aggiudicata il bando finanziato da Calzedonia, elaborata dallo studio di architettura tedesco Gmp Architekten von Gerkan, Marg und Partner, non è realizzabile.«Abbiamo partecipato al concorso con una soluzione innovativa che corrispondeva al bando», dichiara amareggiato Andrea Biasi, direttore operazioni della Maffeis Engineering Spa di Solagna, in provincia di Vicenza. «Ci siamo presentati in associazione con Perkins and Will, il più grande studio di architettura americano con enorme esperienza nel settore e ci ha sorpresi constatare che nessuno dei tre progetti selezionati tra i primi abbia rispettato i vincoli strutturali e di fattibilità imposti dal bando. L’intervento dovrebbe essere reversibile e non intaccare né le mura né le fondazioni antiche del monumento, mentre la soluzione dei tedeschi prevede di fissarsi sull’Arena con grosse forature invasive. Il nostro elaborato propone invece una corona di pilastri verticali esterni alle vecchi fondazioni».Biasi parla di delusione da parte del mondo dell’ingegneria specialistica in coperture di stadi e arene: «La commissione avrebbe forse dovuto forse inserire un professionista internazionale al suo interno, e dare più peso al giudizio dei beni culturali. Se fosse stato un concorso di idee non ci sarebbero obiezioni, ma il bando contemplava invece la realizzabilità dell’intervento».L’esperto della Maffeis ribadisce che i vincitori tedeschi, pur essendo tra i leader europei in coperture, non avrebbero tenuto conto dei requisiti di adeguamento sismico, oltre che dei vincoli archeologici, e nemmeno hanno previsto pluviali. E conclude: «La soluzione, oltre alla copertura retrattile, avrebbe dovuto prevedere una rivisitazione completa di Verona con spazi all’esterno dell’anfiteatro, una pavimentazione rifatta e nuove luci. Altrimenti rischia di rappresentare un insignificante cappello messo sul monumento».Di cappelli, oltre che di «cappelle» parla anche il critico d’arte Sgarbi, che, con i toni accesi e coloriti che lo contraddistinguono, dopo avere già etichettato l’ipotesi di intervento come «un crimine e un’idiozia totale», attacca ora direttamente il sindaco Tosi e chiunque favorisca la proposta di copertura. «L’Arena di Verona è un monumento perfetto, un grande monumento antico che va lasciato com’è», esordisce nell’appello lanciato sulla sua pagina Facebook come un «avviso» non solo ai veronesi, ma a tutti gli italiani, e in generale a chi ama e frequenta il monumento della nostra città. «L’Arena non ha bisogno di sindaci che vogliono mostrare la loro luminosa capacità attraverso il progetto di un architetto che ha inventato una tendina, come una maschera con la veletta per una signora perfetta che deve proteggersi dal sole». E insiste impetuoso: «Sappia il soprintendente Magani, sappia il ministro, sappiano tutti quelli che devono valutare, che è meglio che buttino nel cesso il progetto perché è contro Verona, contro l’Italia, contro i monumenti. Non c’è alternativa. Toglietevi dalla testa quel cappello e lasciate l’Arena libera perché, come il Colosseo, basta a se stessa».C.BAZ.

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -cronaca pag. 18

Data: 7/02/2017

Note: C.BAZ.