PERSONAGGI. Mario Micheloni, 92 anni, e Adelia Franchetti, 87 anni, di Montorio, sono convolati a nozze l’11 aprile 1953
Lui era un guardiacaccia. In Provincia gli hanno dato una targa al merito per il suo lungo servizio Domenica messa e festa al Circolo Primo Maggio
Un traguardo che raggiungono in pochi: 65 anni di matrimonio. E volendosi bene come il primo giorno. Sembra quasi una favola la storia di Mario Micheloni, 92 anni, e di Adelia Franchetti, 87 anni (festeggerà gli 88 il 25 aprile mentre lui aspetta di farne 93 il 12 dicembre), «coppia di zaffiro» residente a Montorio, convolata a nozze l’11 aprile del 1953 a Castagnè.Ieri per loro è stata festa doppia: hanno raggiunto i 65 anni di vita coniugale, che festeggeranno con un centinaio di persone tra amici e parenti, domenica, a Montorio, al Circolo Primo Maggio, dopo la messa alle 11 nella chiesa parrocchiale, e a lui è stata consegnata una targa di merito, come più vecchio guardiacaccia, dal presidente della Provincia Antonio Pastorello insieme al comandante della Polizia provinciale, dirigente tutela faunistico-ambientale, Anna Maggio. All’incontro, in Sala Rossa della Provincia, c’erano anche le figlie della coppia, Loretta e Lorena ad applaudire i genitori.Mario Micheloni, nativo di Mezzane, era un agricoltore con la passione era la caccia, che serviva anche a rimpolpare la dispensa. Si iscrive così alla Federcaccia, che all’epoca era un’associazione di volontariato. Gli propongono di diventare guardiacaccia, «e per farlo ho dovuto prendere la licenza elementare», spiega lui, lucidissimo e arguto. «A 29 anni facevo l’agente guardiacaccia e il mio territorio andava dalla Valpantena all’Adige fino ai confini con Vicenza. Dovevamo stare attenti ai bracconieri, a quelli che andavano a cacciare fuori stagione e a chi lo faceva senza licenza o, peggio, senza porto d’armi. E poi cacciavamo le lepri, con la rete, per trasferirle in luoghi dove non ce n’erano. Il ripopolamento faunistico si faceva così, con specie locali. Oggi si importano dall’estero».E ricorda anche qualche disavventura, «come quella volta che uno mi ha puntato addosso il fucile perchè gli avevo chiesto le generalità. “Fermati o ti brucio”, mi disse, ma io lo denunciai. E fu processato e condannato a tre mesi. E un’altra volta ho trovato uno che sparava alle lepri, di notte, dall’auto. E a momenti prendeva me». Lui, pur appassionato cacciatore, «soprattutto di beccacce che sono difficili da prendere perchè volano ondeggiando, e bisogna avere una gran mira», amava soprattutto andare per boschi con i cani. «Il migliore è il setter inglese, il più bravo», precisa. Lui ne ha avuto diversi. Ma gli ultimi due glieli hanno rubati tre anni fa. «E da allora non sono più andato a caccia. Non mi diverte affatto senza i cani. A me piaceva vedere loro che correvano e inseguivano la selvaggina».Sua moglie Adelia lo ascolta sorridente. Anche lei è lucidissima, con la battuta pronta. Quando le si chiede quale sia il segreto di una felice e duratura unione coniugale, risponde sicura: «Mai una lite, mai un’offesa o una parolaccia. Se qualcosa non va meglio tacere e aspettare un po’». E ricorda che alle imprese del marito cacciatore seguivano le sue come cuoca: «Quanti pranzi, quante cene con tante persone. Sono andata a servizio da ragazza nelle case dei signori e ho imparato tante cose, soprattutto in cucina. Le beccacce, per esempio, che mi portava Mario, le pelavo bene e le tenevo intere, con il loro lungo becco. Nella pancia aglio, pancetta, odori e poi cottura lenta lenta, per cinque ore, aggiungendo qualche cucchiaio di vino bianco secco. Una meraviglia. Invece gli uccellini vanno serviti con la polenta, mettendoli dentro in tondo, e al centro, facendo una piccola conca, il loro sugo. E anche oggi faccio sempre io da mangiare. Natale e Pasqua tutti da me. E il pranzo lo preparo tutto io».

Tratto da: l'Arena - Pag. 19

Data: 12/04/2018

Note: Elena Cardinali