A sinistra il professor Oliviero Olivieri e il dottor Stefano Milleri

Ma perché è stata scelta Verona per la sperimentazione del vaccino prodotto da Reithera?

«Perchè il Centro Ricerche Cliniche dell’Università dal 2005», spiega il magnifico rettore Pier Francesco Nocini, «grazie alla sua équipe di 15 professionisti tra medici, farmacisti, infettivologi, microbiologi, ha sviluppato 165 studi clinici di cui 65 su primi farmaci, con ottimi risultati. L’ateneo sta spingendo molto sulla ricerca e il mio più grande desiderio, adesso, è riuscire a dare un vaccino contro il Covid ai soggetti più fragili, oncologici e anziani per primi». «Il Centro si sviluppa all’ottavo piano del Policlinico», aggiunge il direttore Stefano Milleri, «su 800 metri quadrati ed ha il valore aggiunto, proprio per dove è collocato, di lavorare a stretto contatto con l’Università e con l’Azienda ospedaliera, rendendo tutto più semplice. Sono 25 i vaccini testati nel mondo al momento per il Coronavirus, 5 già arrivati alla fase 3, quella dopo la quale c’è la commercializzazione». «Noi inizieremo a fine di agosto con i test sull’uomo», conferma Oliviero Olivieri, direttore della Medicina interna dell’Aoui, «tutta la comunità scientifica è coesa nell’esclusivo interesse della popolazione, questa non è una gara a chi arriva prima». «Adesso infatti è il momento di fare squadra», conferma il rettore, «tutti gli scienziati devono lavorare insieme per trovare una soluzione alla pandemia che ci ha travolti e messi in ginocchio. Se poi fosse Verona, con lo Spallanzani, a “firmare” il vaccino italiano, sarebbe motivo di grande soddisfazione per noi soprattutto per gli sforzi enormi fatti in questi mesi».«Il vaccino, basato su un vettore adenovirale», è entrato nel dettaglio Milleri, «ha mostrato di essere sufficientemente immunogenico, cioè in grado di far produrre anticorpi, nei test su animali. Sulle due coorti di volontari, quella dei giovani-adultiquella degli anziani , sono previsti tre bracci di trattamento, con 15 partecipanti ciascuno, con tre dosi crescenti». E il professor Oliviero: «Valuteremo man mano la sicurezza e gli eventuali effetti avversi: il gruppo degli anziani verrà avviato solo dopo i risultati positivi sugli adulti». Tecnicamente, i volontari riceveranno la dose al Centro di Borgo Roma, dove rimarranno in osservazione per 6 ore, saranno monitorati dopo 2 giorni, poi dopo una settimana e via via fino ai sei mesi. «Ma in qualsiasi momento ci sarà un medico reperibile 24 ore su 24», garantisce Milleri, «pronto ad intervenire all’insorgenza di qualsiasi problema. Effetti collaterali? Reazioni locali, dall’arrossamento all’indolenzimento del braccio, fino a sindrome speed influenzali con alterazione della temperatura».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 4/08/2020

Note: Camilla Ferro