Il dottor Roberto Dal Negro, pneumologo presidente Ncpp

LA RICERCA. Grazie a tre medici, di cui uno veronese, è stato pubblicato uno studio sulla diffusione del Covid-19. Uno strumento in più per combattere la pandemia

Dal Negro spiega i tre elementi di contagio: esposizione virale, immunità e sforzi fisici intensi durante l’incubazione
Adesso sullo stramaledetto Coronavirus, qualcosa in più la sappiamo. E grazie, al lavoro accettato da una prestigiosa rivista internazionale e che vede fra i tre autori il veronese dottor Roberto Dal Negro, ci si potrà meglio orientare sui determinanti biologici e sulle dinamiche dell’infezione, sui fattori di rischio della sua progressione e sulle attenzioni da avere durante la gestione della seconda fase della pandemia nel nostro Paese. I tre ricercatori, sulla base della letteratura scientifica ad oggi disponibile, hanno costruito il primo modello olistico della Covid-19, mettendo insieme tutte le tessere ad oggi disponibili del gigantesco puzzle di questa malattia: dai motivi del contagio, allo sviluppo dell’infezione secondo le sue diverse forme di gravità clinica, fino alle complicanze, purtroppo a volte letali. Il modello scientifico è stato elaborato da Dal Negro, presidente del National Centre of Pharmacoeconomics and Pharmacoepidemiology, a Verona, da Paolo Maria Matricardi (Charité Universitätsmedizin, Berlin) e da Roberto Nisini (Reparto di Immunologia, Istituto Superiore di Sanità). Dal Negro è stato per anni docente universitario, prima a Verona, poi a Milano e a Parma. Molti lo conoscono perché per oltre vent’anni è stato il direttore dell’Unità complessa di Pneumologia dell’Ulss22.«Tutto si gioca su tre elementi cruciali: l’entità dell’esposizione virale, l’efficienza delle difese immunitarie (innate, prima e adattative poi), e l’esecuzione di sforzi fisici molto intensi nei giorni dell’incubazione. Esiste una elevata probabilità che il virus possa superare questo primo round quando: l’immunità innata è debole (questa condizione si realizza in molti anziani e nei soggetti privi di anticorpi per difetti genetici); se l’esposizione cumulativa al virus è stata molto alta (questa situazione si è realizzata, per esempio, tra i medici e gli operatori sanitari che hanno curato molti pazienti gravi senza le opportune protezioni); quando aumentano di molto i volumi e i flussi respiratori (come ad esempio a seguito di attività fisica estrema o molto intensa, e/o prolungata), proprio nei giorni di incubazione o all’esordio dell’infezione, perché viene minimizzato il ruolo protettivo delle difese immunitarie innate, prevalentemente localizzate nelle prime vie aeree. Di fatto, in queste circostanze, le modificazioni causate dalla respirazione prevalentemente orale, facilita la penetrazione del virus fino alle vie aeree inferiori e agli alveoli», spiega Dal Negro.GLI ALVEOLI. In altri termini, spiegano i ricercatori, se SarsCov2 supera il blocco della immunità innata e si diffonde dalle vie aeree superiori agli alveoli già nelle prime fasi dell’infezione, allora può replicarsi senza resistenza locale, causando più facilmente polmoniti e rilasciando elevate quantità di antigeni: è come se saltasse direttamente la prima fase. La successiva risposta immunitaria è ritardata e, incontrando grandi quantità di virus nel frattempo già replicato in moltissime copie, scatena una grave infiammazione che porta a complicazioni che spesso richiedono terapia intensiva e, in alcuni pazienti, causano il decesso. Il dottor Dal Negro tiene molto a rimarcare un dato: «Quando noi parliamo di sforzo fisico importante ci riferiamo ad attività molto intense, come nel caso di sportivi d’élite, non a chi fa sport amatoriale. Questa cosa va ribadita». Nel modello, è stata anche ipotizzata l’evenienza dell’auto-contaminazione. È proprio a seguito dello spostamento di grandi volumi e flussi respiratori che si rischia l’auto-inalazione del virus: lo si esala, ma, qualora contagiati, lo si può ri-respirare dalla nostra stessa aria ciclicamente espirata», spiega Dal Negro, che aggiunge, «noi dobbiamo impedire al virus di entrare e arrivare in profondità». Quindi ben vengano le precauzioni e i dispositivi di difesa. «Capisco la necessità di tornare ad una vita normale (di cui tutti abbiamo ormai una gran voglia) e di dover far ripartire l’economia, ma, vi prego, facciamo molta attenzione ai nostri comportamenti: abbiamo a che fare con un nemico molto insidioso e violento», conclude il medico.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 6/05/2020

Note: Alessandra Vaccari