Il direttore generale della Ulss 9 Pietro Girardi

L’INTERVISTA. Il direttore generale dell’Ulss 9 fa il punto sulla situazione con la presentazione del bilancio 2019-2020 che chiude in pareggio. Le priorità sul territorio
Pietro Girardi: «Ospedali di comunità in tutta la provincia: sono posti letto importanti» «Rsa da vigilare con grande attenzione». «Liste d’attesa, arriverà il Cup unico per tutti»
Tornerà? Non tornerà? «In ogni caso se il Covid-19 si dovesse ripresentare con una nuova ondata, noi siamo già pronti. Sia con i reparti, sia con i medici che con le attrezzature. Lo affronteremo ancora meglio». Il direttore generale dell’Ulss 9, Pietro Girardi presenta un bilancio consuntivo 2019 e di previsione 2020 (il terzo da quando è nata la Ulss 9, tutti in pareggio) che non può non tener conto dell’esperienza Covid.Girardi, questa emergenza che cosa ha insegnato dal punto di vista organizzativo sul territorio?Abbiamo avuto l’opportunità di lavorare su una provincia omogenea, e questo aspetto che era stato predisposto negli anni scorsi dalla Regione si è rivelato un grande vantaggio, utilissimo. L’Azienda zero, poi, ci ha dato la disponibilità di forniture garantite per tutti. Non ci sono state disparità. Questa omogeneità provinciale è stata un grande valore, abbiamo lavorato con principi precisi in ambito provinciale come l’ospedale Covid. Gli obiettivi regionali sono importanti e come aziende intendiamo raggiungere questi obiettivi perché significa omogeneizzare i servizi per la popolazione. Non avessimo avuto questa riorganizzazione provinciale, non avremmo affrontato la pandemia con questi risultati che mi pare siano stati più che apprezzati.Se il Covid si dovesse ripresentare in autunno avete le contromisure?Nel corso della pandemia abbiamo capito molte cose di questo virus e se avessimo avuto notizie più dettagliate dai Paesi colpiti prima di noi, si sarebbe potuto lavorare in modo diverso. Adesso che abbiamo queste conoscenze, qualora il Covid si dovesse ripresentare con la stessa veemenza, saremo sicuramente pronti e in grado di affrontarlo meglio. La Regione ha predisposto un piano di emergenza per ripristinare sezioni Covid in tutti gli ospedali, ci sono le attrezzature Covid che, se sarà opportuno, sono già pronte. Tutto è immediatamente ripristinabile. Abbiamo creato un ospedale Covid in tre giorni e devo ringraziare tutti, medici, infermieri, dipendenti che hanno lavorato buttando il cuore oltre l’ostacolo.Avete sensazione non sia finita e possa tornare?Il virus c’è ancora, il timore che avevamo era che dopo il lockdown ripartisse come prima, i casi ci sono ancora anche se pochi. Abbiamo capito che non sono i fattori esterni a incidere perché per esempio in Brasile dove ci sono 40 gradi è piena pandemia, quindi dipende dai nostri comportamenti.La ripresa scolastica fa paura?A me fa paura che la ripresa scolastica sia ancora a distanza, a casa e che possa non essere in presenza. Secondo me sarebbe una grave carenza per i nostri ragazzi. Sempre con la maturità necessaria per rispettare le regole.Sempre per capire che cosa ci hanno insegnato questi mesi di emergenza: se dico Rsa, case di riposo?Si sa che questa malattia colpisce persone fragili come gli anziani e quindi questo aspetto deve essere maggiormente attenzionato, questo è sicuro. Se tornerà una nuova ondata del contagio, questo aspetto può essere sicuramente migliorato e ci vuole più attenzione. La Regione ha cambiato la normativa, inserendo per esempio la figura del direttore sanitario.Se dico medici di famiglia?Il Veneto ne è uscito bene grazie all’impegno di tutti, se poi ci sono delle virgole da mettere a posto, questo può riguardare ospedali, case di riposo, medici di base, anche il direttore generale… Però il risultato mi pare sia stato apprezzato da tutti.Quale sarà il perno del bilancio di previsione?Il perno del bilancio di previsione è che avevamo preso degli impegni nella programmazione di realizzare alcune cose e le realizzeremo: tutti gli ospedali di comunità li faremo. Sono posti territoriali importanti, dei capisaldi anche in ottica di un possibile ritorno del Covid: quei posti letto territoriali potranno servire per non far arrivare le persone in ospedale quindi come filtro, sia in fase di dimissione dagli ospedali.I posti letto non sono mancati ma averne di più non guasta anche perché oggi il Covid, domani non sappiamo.Le prime scadenze per questo ospedali di comunità? Intendiamo portare a termine i lavori avviati, a partire dall’ospedale di Malcesine, dove la scorsa settimana è stato aperto il cantiere per l’adeguamento antincendio del Padiglione A ed entro gennaio verrà completato l’Ospedale di Comunità. Dopo l’inaugurazione dell’Ospedale di Comunità di Valeggio durante la “Fase 2”, partono i lavori per l’Ospedale di Comunità di Bussolengo, mentre l’avvio dei lavori per l’OdC di Caprino è previsto per l’inizio di settembre e nei prossimi giorni contiamo di avviare lo studio di fattibilità per quello di Isola della Scala. A Villafranca, sono arrivate la Tac e la Risonanza Magnetica, l’obiettivo è di riuscire a portare il Distretto e il Poliambulatorio fuori dall’ospedale. Nella Pianura veronese, a Nogara verrà allargata la Rems e a Legnago, dove la scorsa settimana è entrata in funzione la nuova Pediatria, entro la fine del 2020 saranno operative la nuova Gastroenterologia e la nuova Pneuomologia. In tutti gli ospedali è iniziata la sostituzione dei letti con letti elettrici e sono partiti i lavori del nuovo parcheggio. A Marzana verranno realizzati una nuova Unità Riabilitativa Territoriale e un nuovo Hospice e a Zevio sarà realizzata una nuova Residenza Socio Sanitaria Psichiatrica. Resta l’annoso problema delle liste d’attesa e della difficoltà di prenotazione delle prestazioni ambulatoriali…Stiamo migliorando i Cup. Ne abbiamo tre che derivano dalle precedenti Ulss che cerchiamo sempre di integrare. Ma l’anno prossimo avremo un Cup unico per tutta la provincia e dare la stessa garanzia di accesso a tutti i cittadini per le prestazioni ambulatoriali. Molte procedure sono state informatizzate, a cominciare dal cambio di medico. Il processo va avanti: 7mila persone lo hanno già fatto.Quali sono le percentuali del bilancio che vorrebbe migliorare?La nostra sanità veneta ha tenuto perché investiamo molto sulla sanità di territorio, non solo negli ospedali. Su 1,7 miliardi di euro il 53% è speso sul territorio, il 44% per la parte ospedaliera. La sanità per noi è fuori dall’ospedale; la prevenzione incide per il 3%, dobbiamo arrivare al 5%. E nella prevenzione ci sono i tamponi.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 3/07/2020

Note: MAURIZIO BATTISTA