IL PROGETTO. Il presidente della Regione ha scritto ai direttori generali di Aoui e Ulss 9 perché contattino i veronesi «negativizzati». Poi sarà creata una banca del sangue
Dopo la veloce guarigione di dodici pazienti trattati col sangue di chi ha vinto il Covid, è partita la ricerca di donatori anche in città. Zaia: «Pronti a partire»
«Verona sarà sede di sperimentazione della plasmaferesi. Ho già detto ai direttori generali dell’Ulss 9 e dell’Azienda Ospedaliera di contattare, attraverso i Centri trasfusionali, i veronesi guariti da Coronavirus, i cosidetti negativizzati virologici, perché accettino di donare il sangue. Servirà a salvare la vita a chi ancora lotta contro questa terribile infezione, con la certezza che nulla di ciò che danno andrà sprecato, anzi». Il presidente della Regione Luca Zaia lo chiama «sangue benedetto» o ancora «vaccino naturale» quello di chi è riuscito a vincere la Sars-Cov2 sviluppando gli anticorpi neutralizzanti della malattia, e lancia un appello a tutti i 3.600 veneti che si trovano nella condizione di poter «compiere un gesto fondamentale per segnare il gol della vittoria contro questa brutta bestia: vi prego», è quasi una supplica, «anche ai selezionati di Verona chiedo di rispondere sì alla chiamata: in mezz’ora ve la cavate, è un semplice prelievo. Capisco che chi per settimane è stato intubato in rianimazione, sotto al casco in malattie infettive o in pneumologia, lottando con la polmonite che l’ha quasi mandato al Padreterno, non vorrà tornare in ospedale, ma vi scongiuro, dite “sì”…». E ancora: «Proprio perchè, essendoci passati, sapete che la partita in gioco è alta, che c’è la vita della gente in ballo, poter essere tra quelli che faranno la differenza, beh, è quasi un obbligo morale, scriverete un pezzo importante della storia sanitaria del Veneto. So che anche stavolta», ha aggiunto, «i miei veneti – generosi, solidali, sempre pronti a darsi da fare per il prossimo – non si tireranno indietro».A Verona le chiamate sono già partite. Molti ex-Covid hanno accettato di partecipare alla sperimentazione. Appena l’Istituto Superiore della Sanità validerà le 12 guarigioni di pazienti già trattati brillantemente a Padova («sono stati curati con successo grazie al plasma di ex-contagiati», ha ribadito Zaia, «attraverso l’infusione hanno ricevuto gli anticorpi al virus sviluppati dai guariti») si parte con lo studio clinico anche in Azienda Ospedaliera a Verona, così come nel resto della Regione. «Nel frattempo, stiamo preparando la Banca del sangue proprio per questa procedura salva-vita», ha ricordato, «perchè vogliamo iniziare il giorno stesso in cui ci autorizzeranno a partire. Per questo stiamo già contattando chi si è immunizzato chiedendo in via preventiva l’adesione al progetto. Dal giorno X, quindi, raccoglieremo il sangue e lo custodiremo nella Banca costruita proprio per i malati di Covid. Se le sacche non servissero per curare chi ha contratto il virus, saranno utili per far fronte alla sempre grande necessità di “oro rosso” negli ospedali: possono essere conservate, infatti, per due anni». Quello della plasmaferesi è un progetto di alto valore scientifico e dagli importanti risvolti clinici, ma serve il consenso dei pazienti guariti. I possibili timori di chi potrebbe rifiutarsi per rumors sulla pericolosità della procedura, sono stati smontati direttamente da Zaia: «La plasmaferesi esiste dal 1990, noi in Veneto ne facciamo 50mila all’anno per molti malati cronici di altre patologie. Se i miei clinici, che sono tutti grandi professionisti, dicono che con questa terapia i pazienti Covid aprono gli occhi, io ho l’obbligo morale, prima che ancora scientifico, di andare fino in fondo e capire se funziona. Cosa sarebbe avvenuto se avessimo ascoltato le indicazioni di certi scienziati sui farmaci sperimentali? Per fortuna non li abbiamo ascoltati», ha concluso.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 7/05/2020

Note: Camilla Ferro -foto Marchiori