Nella foto d'epoca del 1935, il cantiere per gli argini in lungadige Littorio poi San Giorgio

STORIA DI VERONA. Fotografie e documenti raccontano in una mostra la trasformazione di un’area antichissima della città, fra il 1935 e il 1936. Stasera un convegno
La demolizione di tutti i caseggiati danneggiati dalla piena del 1882 consentì di creare un collegamento sul fiume fra centro e Borgo Trento
La «spina di case» tra ponte Pietra e il sagrato di Santo Stefano, diroccate dall’ultima piena dell’Adige del 1882, era l’ultimo retaggio dello stretto legame di Verona con il suo fiume. Palazzine a picco sul corso d’acqua. Sotto, alcuni porticati affacciati alle sponde. Era Riva Sant’Alessio che tra il 1935 e il 1936, dopo un radicale intervento urbanistico, risorse con l’inequivocabile nome di Lungadige del Littorio, a testimonianza del fervore edilizio e urbanistico che in quegli anni andava riordinando porzioni di città come quella, con i crismi razionali dello stile fascista.Alla trasformazione profonda di quell’area antichissima della città è dedicata la mostra fotografica e documentaria «Lungadige. Opere pubbliche nell’area di San Giorgio tra Ottocento e Novecento». L’esposizione, organizzata dall’associazione Agile e dalla Biblioteca Civica, in collaborazione con l’Archivio di Stato e l’Archivio generale del Comune, sarà visitabile fino al 9 marzo e sarà presentata oggi pomeriggio, alle 17, alla Civica con un convegno.

Vi parteciperanno gli assessori all’urbanistica, Ilaria Segala, e alla cultura, Francesca Briani; i direttori della Civica, Alberto Raise, e dell’Archivio di Stato, Roberto Mazzei; e i partecipanti al progetto Arcover (articolo a fianco) Michele De Mori, presidente di Agile, capofila del progetto, e Angelo Bertolazzi, ingegnere, curatore della mostra. La mostra propone un centinaio di immagini storiche, in parte inedite, appartenenti al fondo del Genio civile custodito all’Archivio di Stato, che ritraggono i lavori sull’area di San Giorgio e di via Sant’Alessio nella prima metà del ‘900. Le foto sono integrate con il materiale degli archivi comunale e della Civica e testimoniano gli interventi infrastrutturali che imposero una trasformazione profonda della città.

Nel 1934 prende il via, infatti, la rivisitazione della riva sinistra dell’Adige, tra Ponte Pietra e Ponte Garibaldi, rimasta incompiuta dopo la costruzione dei muraglioni tra il 1887 e il 1895, in seguito alla piena del 1882. Sotto la direzione del Magistrato delle acque e dell’Ufficio tecnico comunale – ma contro il volere del Consiglio superiore di antichità e della Sovrintendenza alle belle arti, nonché di intellettuali e artisti come il pittore Dall’Oca Bianca – tra il gennaio 1935 e il 4 novembre 1936, viene condotto il progetto del Genio civile che prevede la rimozione di tutti i caseggiati danneggiati lungo il fiume, in via Sant’Alessio e Santo Stefano.

Il nuovo Lungadige del Littorio crea un percorso continuo lungo tutta la riva sinistra collegando il centro storico con il quartiere di Borgo Trento che si va sviluppando verso la Campagnola.Negli scatti sono ritratte le fasi del cantiere: la costruzione della scarpata inclinata, con specchiature di verde inquadrate da lastre di pietra bianca, e dei muri di fondazione e sostegno in calcestruzzo armato; e l’arretramento della scarpata per lasciare lo spazio al camminamento che inaugura un nuovo rapporto diretto con l’Adige.Esposti accanto alle foto ci sono stampe, volumi e pagine dei quotidiani dell’epoca.

Originale il disegno a penna e ad acquerello del 1817 che riproduce la zona di via Sant’Alessio: il documento, messo a disposizione dalla Civica, porta la firma dell’ingegner Giuseppe Barbieri e rappresenta una testimonianza grafica dell’area nell’Ottocento. Vi si riportano le indicazioni per la rettifica della strada postale interna tra Porta San Giorgio e Ponte Pietra e si segnala la necessità di occupare gli orti di San Giorgio e di individuare le porzioni di case da demolire vicino a Ponte Pietra. Le immagini narrano anche il rifacimento tra il 1932 e il 1933 di ponte Garibaldi: la struttura metallica lascia il posto a una nuova a tre arcate in calcestruzzo rivestito in pietra.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 47

Data: 8/02/2019

Note: Maria Vittoria Adami