Angiolino Lonardi, a sinistra, durante l'allestimento della mostra

LA MOSTRA. Galleria Ghelfi fino al 22 febbraio

Venti opere esposte evocano il fascino di un suono misterioso.
Quando una mostra emoziona, vale la pena averla pensata, organizzarla e realizzarla. La mostra di cui scrivo emoziona, perché crea un clima, un’atmosfera di sottile, misterioso fascino: gli oggetti esposti non sono né quadri, né fotografie, né grafiche, né sculture. Sono una sequenza di venti evocazioni di violini. Meglio: di quel legno dell’abete rosso della foresta di Paneveggio (e di alcune foreste della val di Fiemme), da cui, da Antonio Stradivari (Cremona 1644 – 1737) ad oggi, i liutai di tutto il mondo usano il legno per la cassa armonica del violino, della viola, del violoncello, del contrabbasso, del pianoforte e dell’arpa: 160 mila pianoforti, 55 mila violini, 17 arpe, richiesti da tutto il mondo, Cina compresa.E bisogna sapere che solo uno o due abeti rossi su mille posseggono il legno di risonanza; solo quegli abeti della val di Fiemme che hanno un legno particolarmente elastico che trasmette meglio il suono e i suoi canali linfatici sono come minuscole canne d’organo. Lo sanno Uto Ughi, Salvatore Accardo e Giovanni Allevi.Gli abeti rossi in Fiemme vengono abbattuti in luna calante, tra ottobre e novembre, quando nel tronco c’è minor quantità di linfa. Gli abeti migliori si riconoscono per gli anelli di crescita (al massimo 250 anni): sono molto sottili, perfettamente concentrici, con fibre diritte, fini e scarsa presenza di nodi. Precisazioni che raccolgo da Fabio Ognibeni (erede dei Bozzetta e dei Mich di Tesero) che ha l’esclusiva mondiale dal 1995, il falegname dei boschi degli abeti rossi (da Paneveggio a Pampeago).Ha fondato il marchio Ciresa (figlia del grande Ciresa), dal cognome della moglie Donata. Nel mondo è lo Stradivari del terzo millennio. La rigidissima selezione del legno di risonanza e la raccolta avvengono solo nei boschi della Magnifica Comunità di Fiemme, nata per opera di Gebardo, vescovo di Trento, nel 1111. Sono i Patti Gebardini. Nemmeno Napoleone e Franz Joseph riuscirono a cancellare.Queste poche notizie bisogna conoscerle per gustare e lasciarsi trascinare dalle venti evocazioni lignee dei violini di Angiolino Lonardi.Questi sono i primi ricordi (ho passato in Fiemme 50 estati e 50 inverni) e la prima impressione muovendomi intorno alle venti opere, esposte in fondo, più in alto – e giustamente – del resto della galleria Giorgio Ghelfi di via Oberdan fino al 22 febbraio: venti legni che compongono «Chiavi di Violino Accordi di Legno», di Angiolino Lonardi, in arte Anghì, il giornalista radiofonico e televisivo famoso, attivo a livello nazionale ed oltre, dagli anni 80 fino a pochi anni fa. Non ci si aspetta da un giornalista una trasformazione così radicale: da compositore di testi (qualche volume) a conduttore radiofonico, quindi a vicedirettore del TG2 Rai, a marangon, nella sua falegnameria-laboratorio romano. E’ veronese, Lonardi, ma da 42 anni ha scelto Roma come sua città, e frequenta le valli di Fassa e di Fiemme: nei boschi della Fiemme ha respirato il suono misterioso che nelle notti di luna calante autunnale emanavano le cortecce degli abeti rossi della foresta di Paneveggio. Devo usare il passato, purtroppo, perché anche questa foresta è stata gravemente danneggiata dalla tempesta Vaia in quel terribile ottobre del 2018. Oggi, 730 adesioni stanno permettendo un ricco recupero.Alla parete dunque, non solo le forme classiche, dall’evidente richiamo erotico di un corpo femminile lato B, del violino, ma le composizioni e scomposizioni che, dalla forma dello strumento, la fantasia musicale – Lonardi è buon pianista e buon organista – gli ha alitato nel cervello. Solo i legni, solo le casse armoniche sono la vera voce del violino, non le corde: esse sono solo lo strumento di trasmissione di un suono che nasce nei vuoti misteriosi di quei corpi musicali che sono il luogo sacro della voce di Dio, che è la musica.Senza parole, perché più ricca e preziosa delle parole.

Tratto da: L'Arena - cultura . pag.51

Data: 14/02/2020

Note: Francesco Butturini