VERONA Troppi negozi, scuola non sufficiente. Nuove grane per il progetto di restauro dell’Arsenale, che nei giorni scorsi ha ottenuto la dichiarazione di «fattibilità tecnica» da parte della giunta comunale.

VERONA Nuove grane per il progetto di restauro dell’Arsenale, che nei giorni scorsi ha ottenuto la dichiarazione di «fattibilità tecnica» da parte della giunta comunale. La più «spinosa» è quella relativa ai negozi previsti da quel progetto, che sarebbero decisamente troppi rispetto a quanto previsto dal Pat (lo strumento urbanistico principale del Comune di Verona). Ma una serie di problemi sembrano essere emersi anche in altri settori, e a sollevarli sono stati proprio gli uffici comunali, con i pareri tecnici da essi forniti all’Amministrazione.

Il capogruppo del Pd, Michele Bertucco, li ha diligentemente raccolti, e adesso spiega che «la frenesia della giunta di far apparire ciò che non è, ha portato, anche nel caso dell’Arsenale, ad approvare un atto ufficiale come la dichiarazione di fattibilità sul projecct

financing di Italiana Costruzioni assolutamente priva di presupposti reali, e per rendersene conto basta scorrere le relazioni degli uffici che hanno potuto visionare il progetto, secretato ai comuni mortali».

Ciò premesso, Bertucco elenca la lunga serie di problemi sollevati nelle relazioni tecniche. Quello che potrebbe creare i maggiori ostacoli alla realizzazione del project è appunto il nodo urbanistico, perché Bertucco ha rivelato che «gli uffici fanno notare che i 5.700 metri quadri di commerciale richiesti da Italiana Costruzioni non trovano riscontro nel Pat del Comune di Verona che per l’intero centro storico ne prevede appena 2.810. Ragion per cui si renderà necessaria un variante urbanistica». Ricordiamo che l’approvazione di una variante richiede tempi lunghissimi, con due votazioni in consiglio comunale a distanza di 6 mesi l’una dall’altra: il che farebbe saltare ogni possibilità di avviare la gara del project tra la fine dell’anno e l’inizio del 2017, come previsto finora.

C’è poi il problema della nuova scuola materna, che la giunta comunale aveva espressamente chiesto che venisse inserita all’interno del project. Ma Bertucco rende noto che «gli uffici comunicano che lo spazio disponibile nella palazzina 21, individuata dai progettisti per ospitarla, può essere sufficiente per appena 40 bambini, 20 in meno dei 60 previsti». E sarebbero insufficienti anche gli spazi per le destinazioni museali «se è vero, come scrive il direttore del Museo di Storia Naturale, che quelli disponibili nella palazzina 12 sono appena sufficienti per trasferirvi quanto attualmente contenuto nella Palazzina di Comando, che va liberata per far posto al centro congressi privato. Ergo – dice il capogruppo del Pd – una parte del materiale museale attualmente ospitato nella sede centrale di Palazzo Pompei sarebbe destinato a rimanere per strada, visto che neanche a Castel San Pietro, nuova sede designata del museo, gli spazi previsti sono adeguati».

Sempre nel «faldone» dei pareri tecnici, poi, la direzione dei Musei d’Arte fa notare che «occorre predisporre adeguate gallerie e spazi espositivi nei padiglioni 20 e 22, ma ciò in parte si sovrappone al progetto dell’asilo nido e della cosiddetta città dei ragazzi».

E ancora a proposito degli spazi museali, i responsabili del settore municipale Cultura e Musei stimano poi che «solo per il trasferimento dei materiali museali si impiegheranno almeno 5 anni».

Insomma «da quanto emerge – conclude Bertucco – il meno che si può dire è che tutto sia ancora in alto mare e che il progetto sia ancora un’ipotesi tutta da confermare». NULL

Tratto da: Corriere del Veneto

Data: 16/10/2016

Note: Cronaca - Lillo Aldegheri