L'ex chiesa di San Pietro in Monastero in Via Garibaldi

LA RIPRESA DELLE LEZIONI. La preoccupazione del dirigente dell’ufficio scolastico provinciale

Fondazione Cariverona ha individuato i possibili spazi alternativi tra cui il palazzo di via Forti e l’ex chiesetta di San Pietro in Monastero

A settembre si potrebbe andare a scuola dentro il palazzo della Fondazione Cariverona, in via Forti. All’occorrenza anche nelle sale della Gran Guardia, oppure nella ex chiesetta di San Pietro in Monastero, in via Garibaldi, dove oggi vengono ospitati mostre ed eventi legati all’arte. Invece gli istituti decentrati della città conterebbero sulla Casa del Quartiere di via Polveriera Vecchia, a Borgo Roma, sulla sala Lucchi allo Stadio e altri locali a uso delle circoscrizioni, tutti dotati di tecnologia e spazi accessori annessi. Queste, ma non solo: in totale sono 45 le aule «alternative» dove fare lezione in sicurezza, individuate in alcuni spazi liberi del territorio comunale che verrebbero prestati alle scuole gratis. Ogni quartiere è coperto, se mai ce ne sarà bisogno. Non prima, però, che l’Ufficio scolastico provinciale di Verona abbia vagliato ogni aspetto e dato il via libera.Del censimento si è occupata la Fondazione Cariverona, coinvolgendo, oltre al Comune e al Provveditorato, la Curia veronese, che da par suo ha messo a disposizione alcuni locali parrocchiali e aule del catechismo. «L’innovazione si collega con la capacità creativa di fornire risposte concrete ai bisogni del territorio», spiega Giacomo Marino, direttore generale della Cariverona. «Questo è quello che l’emergenza sanitaria da Covid 19 ci sta stimolando a fare, ripensare alle funzionalità degli spazi, fornendo soluzioni efficaci in rete con le istituzioni del territorio». La ricerca di aule aggiuntive all’esterno degli edifici scolastici si è resa necessaria dopo la pubblicazione delle linee guida del Comitato tecnico scientifico sulla ripresa della didattica in presenza, che evidenziano la necessità di mantenere il distanziamento in classe. Nel caso dei plessi più popolosi – da noi si parla soprattutto dei licei – ciò potrebbe comportare il trasloco di alcuni gruppi di studenti.La questione preoccupa il dirigente dell’Us provinciale, Albino Barresi, che proprio dalle pagine de L’Arena ha sollevato il problema del personale insufficiente per gestire una ipotetica riorganizzazione delle classi. Un nodo riguarda la lontananza da scuola, per cui, anche se l’aula ci fosse, diventerebbe difficile inviare i docenti a farvi lezione e i collaboratori scolastici ad aprirla, chiuderla e a fare sorveglianza. Per questo il provveditore ha stabilito di avviare una mappatura delle esigenze delle scuole di ogni ordine e grado, per capire quanti spazi servirebbero ed eventualmente dove, fermo restando che una parte di studenti potrebbe proseguire per un altro po’ di tempo con la didattica a distanza.Nel frattempo la «caccia» agli spazi potrebbe alleggerirsi grazie a uno dei punti fermi del Piano Scuola 2020-21 del ministero dell’Istruzione, diventato operativo nei giorni scorsi al termine dell’ultimo giro di bozze con enti locali, sindacati e Uffici scolastici regionali. Per garantire il rientro in classe in piena sicurezza, il 14 settembre, è stato stabilito che la distanza tra gli alunni dovrà essere di un metro. Non un metro tra banco e banco, ma tra uno studente e l’altro. Dettaglio non da poco, perché in questo modo si recupera spazio con un maggior numero di ragazzi che potrà stare contemporaneamente nella stessa aula.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 10

Data: 29/06/2020

Note: Laura Perina - foto Marchiori