IL PERSONAGGIO. Era stato inizialmente destinato a San Mattia

In pensione, presterà servizio a San Pietro Apostolo «Torno a casa: è la chiesa dove nel ’74 ero curato»

Don Zocca tornerà a San Pietro Apostolo
Borgo Trento, anni Settanta. Un quartiere in forte espansione edilizia e demografica, pieno di famiglie giovani. Sono trascorsi più di quarant’anni; ma sicuramente gli abitanti di allora conservano il ricordo di quel curato dal carattere aperto e vivace e dai modi in apparenza poco «ortodossi» che, nel 1974, arrivò nella parrocchia di San Pietro Apostolo. Un giovane prete, cresciuto libero nelle campagne di Pescantina, che non esitava a giocare una partitella di calcio in calzoncini corti, o a dire messa nel teatro facendola animare ai bambini con i loro disegni, o a cantare e suonare insieme agli adolescenti.All’epoca aveva i capelli neri e 31 anni; ora è canuto e le primavere sono 75: da pochi giorni don Renzo Zocca è ritornato a prestare il suo servizio spirituale nella chiesa affacciata su piazza Vittorio Veneto. «Come collaboratore del parroco don Franco Formenti. Io, ora, sono in “pensione”», precisa subito.Ha bisogno di presentazioni, don Zocca? Probabilmente no, ma ripercorrendo velocemente la sua storia in tonaca, iniziata con l’ordinazione sacerdotale nel 1967, a 24 anni, ricordiamo che è stato vicario parrocchiale in centro storico ai Santi Apostoli, poi ad Avesa, e quindi a San Pietro Apostolo in Borgo Trento fra il 1974 e il 1979, dove «ora ritrovo tanta gente cui voglio bene», si rallegra.«Don Franco mi ha accolto a braccia aperte, e io sono felice di potergli essere d’aiuto: celebro la messa domenicale delle 9, e poi mi trattengo in chiesa fino a mezzogiorno per confessare. Sono a Borgo Trento da poco tempo e ho già fatto… una scorpacciata di peccati».Ride di gusto, don Zocca. E si capisce che uno così non poteva finire «confinato» a San Mattia, sulle Torricelle, dove inizialmente sembrava fosse destinato, dopo la chiusura della sua carriera da parroco nella natia Santa Lucia di Pescantina, nella quale ha trascorso gli anni dal 2009 a oggi.«Sono grato al vescovo Zenti per essermi stato vicino in questo momento della mia vita. San Mattia non era la destinazione adatta a me, per tutta una serie di motivi. Io ho suggerito l’ipotesi di tornare a San Pietro Apostolo, che già conosco e dove ho un rapporto avviato con il gruppo neocatecumenale. Sono stato ascoltato, e per questo ringrazio».Tornando al «curriculum» di don Zocca, la sua vocazione di prete di periferia, ovvero ciò che l’ha sempre contraddistinto, è esplosa al Saval nel 1980, dove «non c’era nulla se non il capolinea dell’autobus e la scuola elementare sotto il cui portico, temporaneamente, si celebrava la messa». Don Zocca aveva il compito di gettare le fondamenta della parrocchia di Santa Maria Maddalena; e lì ha poi fatto nascere L’Ancora, un’associazione che cura il disagio sociale in tutte le fasce d’età e che, negli anni a seguire, ha esteso l’operato nell’intera provincia.L’assistenza agli emarginati, agli ultimi, agli invisibili della città è diventata ben presto il tratto distintivo del sacerdozio di don Zocca. Alle case popolari del Saval, della cui emergenza abitativa L’Arena si è recentemente occupata, l’unico prete di cui la gente ancora si ricordi è don Renzo. «Solo lui veniva a bussarci alla porta per sapere come stavamo», hanno testimoniato recentemente alcuni inquilini dei palazzoni pubblici. Il prete sorride, quasi intimidito: «Il mio amore per il Saval non avrà mai fine».Ma a Verona è noto anche per essere stato assistente spirituale dell’Hellas negli anni dello scudetto, o perché scrive libri di spiritualità partendo da citazioni di canzoni rock, o per quella volta che, nel 2014, ha donato la sua leggendaria Renault 4 bianca, gravata di 300mila chilometri ma ancora perfettamente funzionante, a papa Francesco. Il quale ha gradito l’utilitaria simbolo di una Chiesa «povera tra i poveri».Pur essendo tornato di servizio a Borgo Trento, don Zocca mantiene la sua dimora in quel di Settimo di Pescantina, dove nel 2011 ha avviato «L’Oasi di Gina ed Enrico», dai nomi dei suoi genitori: una grande struttura di accoglienza per bisognosi ricavata nella vecchia corte della sua famiglia. «Sì, mi trovo bene a vivere lì, insieme ai miei anziani. Abbiamo appena festeggiato i cent’anni di zia Rina, una signora che sta con noi».L’inesauribile don Zocca, per concludere, è reduce dalla presentazione del suo ultimo libro, il tredicesimo, «Un annuncio curioso»: «Vi ho raccolto semplici aneddoti traendoli dalla mia esperienza di vita. Chiamali casualità, chiamali miracoli, sono incontri, gesti e avvenimenti che contribuiscono a rendere il mondo migliore».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 28/11/2018

Note: Lorenza Costantino