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LA SCOPERTA. Il Fai da quattro mesi con fondi propri lavora al recupero della struttura.

Rinvenuto parte del sistema di canalizzazione che portava l’acqua per lavare gli spazi dove alloggiavano gli appestati.

 

 

Tagliate edere e sterpaglie, rimosso uno strato di terra mista a detriti e a vecchi rifiuti abbandonati, torna alla luce una porzione del cinquecentesco pavimento del Lazzaretto.
Una superficie in cotto rosso, formata in parte da quadrelle, in parte da mattoni disposti a taglio. Per ora si tratta di qualche decina di metri quadrati, ripuliti solo grossolanamente, e protetti con un nylon in attesa del restauro. Ma andando avanti con gli scavi si pensa di poterne trovare ancora. E chissà cos’altro.
«E’ un ritrovamento interessantissimo, un segno stupendo che non ci aspettavamo. Pensiamo si tratti della pavimentazione del porticato di collegamento fra le diverse celle», commenta l’architetto Anna Braioni del Fai (Fondo per l’ambiente italiano).
E non è finita. «Abbiamo rinvenuto anche parte del sistema di canalizzazione che portava l’acqua dentro al rettangolo del Lazzaretto per lavare gli spazi; acqua che poi scolava in Adige»! , spiega ancora l’architetto.
Da quattro mesi l’organizzazione no profit, guidata dalla storica dell’arte Annamaria Conforti Calcagni, lavora con fondi propri al recupero di quanto è rimasto dell’antico campo per appestati e malati contagiosi, nella campagna racchiusa nell’ansa dell’Adige fra Porto San Pancrazio e San Michele. L’idea è ricostruirlo almeno in parte e trasformarlo in un centro di cultura della salute, fulcro del Parco dell’Adige Sud.
L’elemento da sempre più visibile, al centro del Lazzaretto, è il bianco tempietto di ispirazione sanmicheliana, dove veniva celebrata la messa. Ma tutto attorno il sanatorio si sviluppava su un’area molto grande, di oltre duecento metri per cento, con tante piccole celle per i malati lungo il perimetro. Ora anche i resti di queste stanzette una in fila all’altra, con muri misti di ciottoli e mattoni, grazie al Fai riemergono dalla vegetazione selvaggia e da cumuli di sporcizia. E restituiscono già un’idea del luog! o che, dal 1630, accolse migliaia di malati durante la grande ! ondata di peste che solo a Verona fece oltre 30mila morti.
Adesso si prosegue con i lavori. Terminata la bonifica bellica si passa alla fase operativa vera e propria. Come spiega Anna Braioni, «innanzitutto bisogna sottomurare tutte le mura perimetrali a rischio crollo, ora tenute in piedi quasi esclusivamente dalla vegetazione. Quindi occorrerà ripensare il progetto finale alla luce dei ritrovamenti».
La settimana prossima è in programma un sopralluogo dell’assessore all’Ambiente, Enrico Toffali, insieme ai dirigenti del Fai: «Sono interessato a vedere l’opera di pulizia e a discutere delle fasi che seguiranno», anticipa Toffali. «L’amministrazione ha a cuore il Lazzaretto e il suo recupero; c’è grande tranquillità perché il Fai, cui è stata affidata l’area, è garanzia di serietà».

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 23/05/2015

Note: CRONACA – Pagina 23