UNIVERSITÀ. Veronese il piano all’avanguardia accolto dal Consiglio Europeo della Ricerca.La sperimentazione guidata dal dottor Fiorini impegnerà 15 persone
Il docente: «Fra un paio di anni le prime dimostrazioni pratiche»

Sarà targata Verona la nuova generazione di robot per la sala operatoria in grado di eseguire interventi in maniera semiautonoma, senza bisogno di essere comandati a distanza dal chirurgo, e pure di gestire eventuali situazioni di pericolo per il paziente. Un progetto all’avanguardia, nato nel dipartimento di Informatica del nostro ateneo, che il Consiglio europeo della Ricerca ha giudicato fattibile in cinque anni e per il quale ha stanziato di recente quasi tre milioni di euro.«Papà» dell’idea è Paolo Fiorini, ordinario di Sistemi di elaborazione delle informazioni e responsabile del laboratorio di robotica Altair. Per realizzarla potrà contare sui due milioni e 750mila euro ottenuti tramite il bando Advanced Grant, dedicato alla ricerca avanzata ed estremamente selettivo, che quest’anno nel campo dell’ingegneria ha premiato solo una decina di proposte in tutta Europa, due in Italia. Il finanziamento gli consentirà un lustro di autonomia e la possibilità di assumere 15 persone tra ricercatori a tempo determinato e studenti che hanno fatto domanda per il dottorato. Oltre, naturalmente, all’acquisto di nuove attrezzature per la sperimentazione, da mettere a disposizione anche degli altri laboratori del dipartimento. Si parte il primo di ottobre «con l’idea di ritrovarci tutti qui fra un paio d’anni per le prime dimostrazioni», ha sottolineato Fiorini dalle aule di Ca’ Vignal, in Borgo Roma, dove ieri ha illustrato il progetto alla presenza del rettore Nicola Sartor, del delegato alla Ricerca Mario Pezzotti e del direttore del dipartimento di Informatica, Franco Fummi. L’applicazione reale è tutt’altro discorso, perché al momento non esiste una normativa per l’utilizzo di tecnologia autonoma in sala operatoria. «In parallelo ci sarà da lavorare con gli enti certificatori per sviluppare nuove metodi di valutazione, e la strada sarà lunga», ha anticipato. «La soddisfazione è grande», ha commentato Sartor. «Chi partecipa al bando dell’Erc ha un tasso di successo del sette per cento e sapere che Fiorini ce l’ha fatta è l’ennesima prova della bravura dei nostri docenti e della competività dell’ateneo». La proposta di Fiorini nasce in seno al progetto europeo I-Sur (robot chirurgico intelligente), di cui Verona è capofila, con il quale è stata dimostrata la fattibilità di azioni chirurgiche elementari eseguite in autonomia da una macchina. La base per sviluppare le tecnologie dell’autonomia sarà il Da Vinci, il più noto robot chirurgico. Uno strumento sofisticatissimo, però non autonomo: è una sorta di estensione delle mani del chirurgo, che lo controlla da remoto per operare con maggiore precisione e in maniera molto poco invasiva. Viene adoperato soprattutto per delicati interventi di chirurgia uro-ginecologica e negli ospedali scaligeri ce ne sono due, uno a Borgo Trento e l’altro a Negrar. Di recente la ditta costruttrice Intuitive Surgical ne ha donato uno all’ateneo e al team di Fiorini servirà per testare i nuovi modelli matematici da far replicare ai robot. Per la prima volta questi algoritmi saranno basati sulla pratica reale e non soltanto sulle procedure standard dei manuali. Merito della collaborazione con il CalTech di Pasadena, che nei prossimi mesi raccoglierà i dati clinici di 200 interventi di chirurgia robotica eseguiti nel City of Hope Medical Center di Duarte, in California, e li invierà al laboratorio di Fiorini per l’elaborazione. C’è un accordo forse unico nel suo genere, perché i dati clinici sono dell’ospedale e di solito non sono disponibili. Poterli analizzarli «significa ricavare preziose informazioni su come vengono gestite le variabili in sala operatoria». Scopo dei robot autonomi è ridurre il costo degli interventi e la fatica dei chirurghi. Dal punto di vista scientifico la sperimentazione contribuirà «a sviluppare un’area di sistemi che, per esempio, applicati all’industria potrebbero migliorare i processi produttivi e creare nuovi posti di lavoro», ha spiegato Fiorini. E a questo proposito già si pensa a corsi di formazione per le aziende del territorio.

 

Laura Perina

Tratto da: arena-cronaca - pag.16

Data: 19/07/2017

Note: Laura Perina