La presentazione in comune con l'assessore De Berti

STORIA. La ricerca sarà presentata nel convegno che si terrà domani all’auditorium di San Fermo: è necessario prenotare
Sarebbe il catalano Arnoldo di Torroja. Per la conferma manca solo il dna.

De Berti: «Potrebbe essere un volano per il turismo»
Quel sarcofago misterioso ritrovato a San Fermo è davvero l’unico al mondo a contenere le spoglie di un gran maestro dei cavalieri del Tempio.
Anni di studi scientifici sullo scheletro e gli scampoli della veste che lo ricopriva, lo confermano: i resti sono all’80 per cento del catalano Arnoldo di Torroja, che fu il nono gran maestro dell’antico ordine dei templari e secondo ciò che tramanda la storia morì a Verona nel 1184, per poi essere tumulato in un luogo finora sconosciuto.
La scoperta è supportata dalle analisi al carbonio 14 e sulla roccia del cenotafio condotte da una equipe delle università di Bologna, Nottingham Trent e Barcellona.Per la conferma definitiva manca solo l’ultimo tassello, cioè l’analisi del dna.
Sono passati sette secoli, ma – autorizzazioni a parte – farla non è impossibile: Torroja aveva nobili origini e a Salsona, sua città natale, è sepolto un suo fratello di sangue che fu vescovo della città. I due profili genetici, spiega il magister templi di Verona, Mauro Giorgio Ferretti, si potrebbero comparare tramite i frammenti ossei. Intanto il prossimo passo è mettere in sicurezza il sepolcro, che ha iniziato a sfaldarsi. La tomba in sé appartiene alla parrocchia, ma si trova in una porzione del chiostro, l’edicola, che è di proprietà del Comune. Verrà transennata e già da lunedì inizierà il restauro, in collaborazione con la Soprintendenza.
In un futuro non troppo lontano potrebbe diventare il fiore all’occhiello del Museo diocesano. Il ritrovamento ha dell’incredibile, come sottolinea Ferretti.Lui per primo notò l’urna sepolcrale abbandonata e il particolare della croce patente (la croce con le braccia che si allargano verso l’esterno, ndr) con una spada stilizzata scolpita nel braccio inferiore, la forgia tradizionalmente attribuita agli alti dignitari templari.
Finora si credeva che le tombe dei magister generali che non erano morti in battaglia (10 su 23, tutti sepolti fra Parigi e Gerusalemme) fossero state distrutte quando la chiesa soppresse l’ordine, nel 1312, e condannò il suo operato alla damnatio memoriae.
Per presentare le ricerche, l’associazione Templari cattolici d’Italia ha organizzato un convegno, domani, nell’auditorium di San Fermo, col patrocinio della regione, del Comune e della diocesi. Ieri l’anteprima a Palazzo Barbieri con l’assessore comunale alle manifestazioni Filippo Rando, il parroco di San Fermo don Maurizio Viviani, che da alcuni anni è assistente spiriturale dell’ordine, e l’assessore regionale alle infrastrutture Elisa De Berti, veronese. Per poter partecipare al convegno, che inizia alle 9, è necessario accreditarsi scrivendo a tomba.arnau.verona@gmail.com. Cuore dell’evento è la tavola rotonda delle 16.30 durante la quale si alterneranno molti dei ricercatori che negli anni si sono occupati delle indagini. Fra loro, l’antropologo monsignor Fiorenzo Facchini, presidente del Coordinamento scientifico per le ricerche sugli ordini religiosi-militari, e l’archeologo Giampiero Bagni; entrambi sono fra i massimi esperti italiani dell’ordine del Tempio e a Bagni, in particolare, si deve la scoperta della tomba di fra’ Pietro da Bologna, il giureconsulto francese difensore dei templari di cui s’erano perse le tracce. «Credo che per il Veneto e Verona, il ritrovamento del sarcofago e il suo restauro potrebbero essere un volano per il turismo», ha sottolineato De Berti. «Complimenti all’associazione per il lavoro che ha fatto». «Fra i miei impegni, anche quello di far conoscere il grande complesso di San Fermo. Sono particolarmente lieto che si approfondisca anche questo aspetto della nostra chiesa», ha evidenziato don Viviani riferendosi al passato della basilica, che al tempo di Torroja era retta dai benedettini (sulla cui regola si basava l’ordine del tempio) e per questo motivo potrebbe essere stata scelta come luogo di sepoltura del maestro generale, al posto della più umile chiesetta che a poche centinaia di metri, al di là dell’Adige, ospitava la Commenda templare di San Vitale.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 20

Data: 20/04/2018

Note: Laura Perina - foto Marchiori