La guardia di frontiera della Ddr cui appartenevano gli oggetti

TRENT’ANNI DOPO. Al Museo della Radio all’istituto Galileo Ferraris una teca contiene oggetti militari della Ddr
Passaporto, monete, la divisa e la radio ricetrasmittente di una guardia che vigilava sulla frontiera fra Est e Ovest. Chiantera: «C’è sempre molto interesse da parte dei visitatori».
Quando gli venne scattata quella foto non doveva avere più di quarant’anni, nonostante la divisa che lo faceva apparire un po’ più vecchio. La sigaretta che teneva in mano probabilmente non la lasciava mai, durante le lunghe ore passate a pattugliare il Muro di Berlino insieme alle altre sentinelle della Volkspolizei, la forza di polizia nazionale della Repubblica Democratica Tedesca, i famigerati Vopos. E chissà dov’era la notte del 9 novembre del 1989, quando quel simbolo della “cortina di ferro” venne abbattuto. Chissà se provò anche lui un senso di liberazione, anzi di libertà, di fronte a quel momento storico che in questi giorni, a distanza di trent’anni esatti, viene celebrato.DOMANDE e ricordi di un’epoca nonostante tutto vicino, che emergono osservando la teca dedicata al Muro di Berlino, custodita all’interno del Mura, acronimo che sta per Museo della Radio, che si trova all’Istituto Galileo Ferraris.«Questa teca», spiega Francesco Chiantera, direttore del museo, «è stata inaugurata da un paio di anni fa e suscita sempre molta attenzione da parte dei visitatori, che vogliono saperne di più, conoscere più dettagli possibili». Oltre alla foto, la teca conserva tutti gli effetti personali di questa sentinella, Mark G: il libretto di lavoro, il passaporto, la divisa, banconote dell’epoca, la radio ricetrasmittente che utilizzava per le comunicazioni, con tanto di batterie di ricambio. E anche una bandiera originale della Ddr e delle stenografie che al tempo venivano applicate sulle portiere della Trabant, la piccola utilitaria simbolo della Repubblica Democratica tedesca, prodotta dagli anni Cinquanta fino alla riunificazione.PEZZI di quotidianità che riportano il visitatore a un’epoca che ha segnato la storia mondiale, in un territorio così vicino a noi. «Sono riuscito a trovare questi preziosi reperti a Mantova, da un collezionista militare, sono tutti pezzi unici e originali, il materiale è assolutamente autentico e abbiamo i documenti a testimoniarlo», continua il direttore del museo, definendo il Muro «il primo Facebook della storia, una bacheca dove, per la prima volta, vennero scritti pubblicamente messaggi e comunicazione». Ed è alle nuove tecnologie che guarda Chiantera, quando racconta il suo progetto: valorizzare ulteriormente questi cimeli grazie all’utilizzo della realtà aumentata. «Da vent’anni il museo è ospitato all’interno dell’aula magna del Ferraris», spiega «e nel tempo ha richiamato sempre più persone, fino a 10mila all’anno. Purtroppo ora, per ragioni di sicurezza, siamo in grado di organizzare visite al Museo della Radio solo su prenotazione».NELL’APRILE del 2021 il Museo si trasferirà a Porta Nuova e, in attesa di quel trasloco, Chiantera ha chiesto all’amministrazione comunale ospitalità a Porta Vescovo, mettendo a disposizione i pezzi unici del museo e creando, attraverso la realtà aumentata, una esperienza unica. «Vorrei realizzare degli ologrammi che permettessero al visitatore di rivivere in modo estremamente realistico il Muro di Berlino, con il passaggio delle sentinelle, i timori, la tensione che si viveva in quell’epoca». Un’epoca che ha cambiato la storia.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 10/11/2019

Note: FRANCESCA LORANDI