ARSENALE/

L’interrogativo posto dal titolo de L’Arena del 10 dicembre «Arsenale: parco, museo o arte», e le relazioni esaustive sotto gli aspetti urbanistici e architettonici dei professori Bucci e Bricolo ed anche di architetti e urbanisti intervenuti nel dibattito lasciano scoperto o per lo meno nel vago l’aspetto ambientale.
Sia consentito allora a un veronese che principalmente si occupa di ambiente in generale ma anche di quello cittadino di esprimere una considerazione preliminare seguita da qualche opinione a commento della prima parola dell’interrogativo: Parco.
Solo marginalmente qualcuno ha accennato al fatto che tutti gli strumenti urbanistici di Verona dal secondo dopoguerra in poi hanno contribuito a far accettare senza grosse obiezioni l’alluvione di case di abitazione che ha inondato e sommerso l’ambito oltre il ponte della Vittoria denominato Campagnola.Con enormi vantaggi della ditta proprietaria dei suoli cui la miopia – solo miopia? – degli amministratori pubblici aveva dato manforte.Con un indice fondiario scandaloso – sette metri cubi per metro quadrato – a fronte per di più di lottizzazioni prive di fantasia che non avevano previsto nemmeno un centimetro quadrato di piazza.Piazza Vittorio Veneto, l’unica piazza, faceva parte di un piano anteguerra.La Campagnola – osservazione elementare – per il luogo in cui si trovava sembrava dire agli amministratori «Sono qui a disposizione dei cittadini del centro di Verona, per lo svago, il ristoro, per dare valore al paesaggio ed altro ancora».Voce non ascoltata speriamo solo per ottusità culturale.Verona rimase quindi priva di quello che avrebbe potuto divenire il suo parco urbano.Ma ora parliamo dell’area dell’ex Arsenale asburgico sulla quale a metà dell’800 è stata eretta la scacchiera di edifici funzionali ad assolvere il compito di Arsenale, cui nel secondo dopoguerra sono stati aggiunti – direi arbitrariamente, almeno sotto il profilo architettonico complessivo – altri anche se non voluminosi edifici.Fra gli edifici esistono ampi e ben distribuiti spazi liberi, in una certa parte dotati di alberature, bisognose in genere di cure a causa di precedenti maldestri interventi.Questa la situazione su cui impostare il progetto di recupero e di cambio di destinazione d’uso dell’intero arsenale.Sulla quale, senza entrare nel merito della destinazione degli edifici – cui si sono dedicati urbanisti di grido -, mi permetto di esprimere due pareri.Il primo parere – ed entro arbitrariamente in un campo in cui non intenderei entrare – riguarda l’assetto urbanistico generale, ed è il seguente.Si eliminino gli edifici eretti nel secondo dopoguerra – autentiche superfetazioni – per ridare purezza ed autenticità al progetto degli architetti militari degli Asburgo.Diversamente sarebbe come accettare un’aggiunta di un dilettante ad una parete affrescata da un grande pittore.E mi fermo qui.Lo spazio così recuperato unito a quello progettualmente libero è quello che impropriamente chiameremo – e viene chiamato – parco urbano.Il parco urbano, se permettete è però un’altra cosa: è un’area in cui la natura è condotta ad affermarsi, senza intrighi di nessun genere.Qui siamo in presenza invece di spazi che separano edifici, destinati in gran parte a sede del prestigioso Museo di Storia Naturale di Verona – scelta che anche il WWF condivide – e nei rimanenti a destinazioni diverse, fra le quali sia permesso di sostenere quella per dare capacità espressiva ad Associazioni che si occupino di studi e sostegni alla biodiversità ed all’agricoltura biologica.Per gli spazi liberi e per quelli che fronteggiano gli edifici il WWF chiede con convinzione un utilizzo che abbia la capacità di rappresentare sia pure in parte il credito dei cittadini di Verona – specialmente di quelli del centro storico e di Borgo Trento, cui l’area della campagnola è stata sottratta.Quindi destinandoli, previa analisi pedologica, alla piantumazione di numerosi alberi a filari o isolati ma secondo un progetto che tenga conto dell’architettura delle piante, del loro sviluppo da rapportare agli edifici che li fronteggiano, per realizzare un paesaggio armonioso ed in rapporto con la severità delle architetture militari adiacenti, usando anche accortezze tali da determinare la formazione di un piano colore. E usando il terreno scoperto per formare prati, escludendo fin dove possibile passaggi in pietra.A realizzare tutto ciò siano chiamati professionisti esperti nelle varie discipline – botanici, agronomi e architetti paesaggisti – per fare di quegli spazi un insieme vivo, corretto, armonioso e capace infine di accrescere il fascino dei vecchi edifici storici, e per certi versi estranei al contesto architettonico del centro urbano di Verona, cui il cambio di destinazione d’uso da militare a sede di enti culturali possa anche servire di monito per il futuro. Averardo Amadio Presidente onorario WWF VenetoVERONA

Tratto da: L'Arena -sezione lettere -pag. 29

Data: 23/12/2017

Note: Averardo Amadio - Presidente onorario WWF Veneto VERONA