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ARCHEOLOGIA. Scoperta nel Sahara egiziano
Il geologo Morelli: «Rappresentala classica scena della nascita»
Il bambino vicino ai genitori, due animali nelle vicinanze, un astro all’orizzonte: potrebbe essere la Natività ante-litteram più antica mai scoperta finora, quella raffigurata in una pittura rupestre fatta 5.000 anni fa in una piccola grotta del deserto del Sahara egiziano, ribattezzata come «Grotta dei Genitori». A sostenerlo è il geologo Marco Morelli, direttore del Museo di Scienze Planetarie di Prato, che l’ha scoperta durante una spedizione che aveva come obiettivo l’esplorazione di alcuni siti tra la valle del Nilo e il Gilf el-Kebir.Il disegno è stato realizzato sul soffitto della grotta in ocra rosso-bruno, probabilmente da tribù nomadi di cacciatori e raccoglitori del Neolitico. «Sono stato sorpreso dall’incredibile somiglianza con la Natività cristiana», racconta Morelli. «È probabile che rappresenti una raffigurazione classica, per quel periodo, della nascita di un bimbo e della formazione di un nucleo familiare, oppure di rituali di auspicio per la nascita di un figlio».Al centro della pittura rupestre sono raffigurate tre figure umane: un uomo a destra, una donna a sinistra (identificabile per le mammelle laterali stilizzate e per la sinuosità delle forme) e al centro un bambino, posizionato poco più in alto rispetto ai genitori, probabilmente a rappresentare l’auspicio per una nascita o una gravidanza. Più lontani sono invece visibili due animali di difficile interpretazione: il primo, posto più in alto, ricorda i mitici «leoni acefali» presenti in molte pitture rupestri della regione, mentre il secondo, in basso a destra, assomiglia a un babbuino o ad una scimmia antropomorfa. Sulla destra, infine, è visibile una piccola figura circolare che potrebbe rappresentare un astro all’orizzonte.La scoperta, avvenuta nel 2005, è rimasta nel cassetto per diversi anni: i ricercatori volevano studiarla nei dettagli, anche con un secondo sopralluogo che è stato condotto tre anni fa. «Nelle nostre ricerche non abbiamo trovato traccia di altre natività così antiche», spiega Morelli, «fino all’età paleocristiana».

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA - cultura- pag.51

Data: 23/12/2016

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