Carlo Fratta Pasini finirà in aprile la sua esperienza di presidente di Banco Bpm, iniziata nel 1999 con Bpv

INTERVISTA. Il presidente dell’istituto dal 1999, prima di Bpv poi Banco Popolare ora Banco Bpm, non si ricandida. Spiega i motivi parlando di passato e futuro della città

Carlo Fratta Pasini: «Al via un nuovo ciclo. L’insegnamento di Zanotto La banca a sostegno della crescita del territorio. Le priorità per Verona»
Il presidente del Banco Bpm, Carlo Fratta Pasini, lo ha reso noto pochi giorni fa: non si ricandiderà per il cda e per rinnovo alla carica presidenziale. Ruolo che ha ricoperto da oltre vent’anni, a partire dal 1999 quando subentrò al professor Giorgio Zanotto alla presidenza della Banca Popolare di Verona, poi alla guida del Banco Popolare e infine del Banco Bpm. Dei motivi di questa sua scelta, della lunga esperienza da banchiere e di quello che sarà e dovrà essere il rapporto tra finanza e territorio, tra Banco Bpm e la provincia veronese, tra passato e soprattutto futuro, abbiamo parlato con il presidente e avvocato Carlo Fratta Pasini, in carica fino ad aprile.Presidente, sembra proprio che i mercati abbiano accolto positivamente la sua scelta di non ricandidarsi? In Borsa il titolo è rimbalzato… Qualcuno parla di rinnovata possibilità di aggregazioni. Che ne pensa?È normale che la Borsa reagisca positivamente alle novità; quanto al fatto che la mia uscita possa favorire la possibilità di aggregazioni, ciò risponde a una logica «da algoritmi» che sfugge al mio modesto acume.Quando ha realizzato che era giunto il momento di lasciare? C’è un fatto, un evento o una circostanza che le ha fatto capire questo?Semplicemente ho analizzato se l’interesse dell’istituto fosse maggiormente tutelato dalla discontinuità o dalla continuità della mia presidenza, e pur avendo rilevato elementi a favore della seconda ipotesi, ho ritenuto i primi prevalenti.Inoltre, ho positivamente verificato la compatibilità di una scelta di discontinuità con l’attuale positivo momento della Banca, e anzi, la sua opportunità in una circostanza caratterizzata dalla chiusura della transizione dalla struttura popolare a quella di spa, e del rodaggio della banca unica, con la conseguente apertura di un nuovo ciclo. Lei ha raccolto un testimone importante dal professor Giorgio Zanotto. Che insegnamento o consiglio ha ricevuto allora e quale vorrebbe consegnare al suo successore?Dal professor Zanotto ho ricevuto l’insegnamento, della Banca come un’azienda «aumentata», nel senso di un’azienda capace più di tutte le altre di contribuire alla prosperità della comunità in cui opera, ma anche più rischiosa di tutte le altre, e quindi in grado di trasmettere, più di tutte le altre, i propri eventi negativi al territorio circostante.Ho constatato la verità di detto insegnamento, al quale posso solo aggiungere che responsabilità, al tempo stesso così affascinanti e gravose, debbono essere esercitate sempre con un senso di responsabilità personale adeguato.Il legame con il territorio è sempre stata la cifra genetica e culturale dell’istituto popolare e cooperativo. E in questo lei ha sempre creduto. Come può continuare a farlo Banco Bpm anche come spa?L’esperienza di questo triennio, l’organizzazione commerciale della banca, le sue scelte di comunicazione, le affermazioni dell’amministratore delegato in ordine alla possibilità di vivere questo radicamento come un vantaggio competitivo, piuttosto che come «una tassa sul passato», dimostrano che ciò è possibile; basterà insistere e continuare in questa direzione. Senza di lei il Banco Bpm sarà meno veronese e meno veneto?La presenza di esponenti veronesi o veneti sicuramente non verrà meno, così come la presenza statutaria in città di alcune significative strutture centrali. Tuttavia, nel tempo, non saranno questi elementi a determinare quello che lei definisce come coefficiente di veronesità della Banca, ma quest’ultimo dovrà necessariamente transitare da una significativa presenza nel capitale di azionisti locali stabili e determinati.Più di dieci anni fa si parlava a Verona di un polo finanziario con Banco Popolare, Cariverona (Unicredit) e Cattolica Assicurazioni. Cosa è rimasto ora di questa vocazione finanziaria scaligera? Cosa è cambiato e cosa si dovrebbe fare?È cambiato praticamente tutto, e pur tuttavia, il già robusto, ancorché da poco ricostruito rapporto di banca assicurazione tra Banco Bpm e Cattolica e la presenza della fondazione Cariverona nell’azionariato di entrambe, costituiscono un punto di partenza sul quale è possibile lavorare, per implementare la presenza nella nostra città di competenze finanziarie di qualità.Come aveva già detto a L’Arena oltre un anno fa, «quando termino di fare il presidente del Banco Bpm, torno a fare l’avvocato a tempo pieno». E lo ha ribadito pochi giorni fa sulla stampa. Ma se venisse chiamato per una nuova esperienza?Confermo quanto le dissi: «torno a fare l’avvocato a tempo pieno». Chiamate di quel genere non solo non le aspetto, ma le temo. Dopo tanti anni di banca si desidera infatti non qualcosa di analogo, ma di diverso, forse qualcosa che attenga di più alla nostra dimensione esistenziale piuttosto che a quella professionale. Verona e il sistema veronese: nessuno meglio di lei ha visto l’evoluzione del rapporto tra credito, imprese e famiglie veronesi in questi vent’anni. Di cosa hanno bisogno ora le imprese e le famiglie da una banca?Le nostre imprese hanno bisogno di una Banca che le accompagni nelle attività, nella crescita, nella internazionalizzazione e nell’approccio ai mercati, con una offerta professionalmente adeguata e tecnicamente sofisticata, ma al tempo stesso non dimentica dei valori di prossimità tipici del credito popolare e delle relazioni di lungo o lunghissimo periodo che gli erano proprie. Per quanto attiene alle famiglie, la Banca deve dare priorità alla tutela del risparmio e favorire una più razionale allocazione delle risorse finanziarie tra i pochi giovani e i molti anziani che ne fanno parte. Quali sono, a suo parere, le urgenze di un territorio come quello di Verona, dal punto di vista infrastrutturale, sociale, culturale ed economico? E cosa può fare una banca come Banco Bpm in questo contesto?Avendo spazi definiti per questa intervista mi costringe a un elenco sintetico e arido: penso in particolare allo sviluppo e alla quotazione delle ex aziende municipalizzate, della Fiera e dell’aeroporto, al sistema museale veronese e alla Fondazione Arena, alla messa in rete del patrimonio artistico degli enti religiosi e delle fondazioni private, all’Università, al rifacimento del sistema di depurazione delle acque del lago di Garda, e all’ulteriore affermazione della straordinaria costellazione costituita dalle attività del terzo settore. Banco Bpm può e per certi versi deve, più e meglio di altri, apportare il know how e i mezzi finanziari perché ciò che sarebbe altrimenti solo possibile possa concretizzarsi in un arco temporale ragionevole.Magari potrebbe candidarsi a sindaco, come Giorgio Zanotto? O ricoprire un ruolo istituzionale importante per la città? Se glielo chiedessero ci farebbe un pensiero?Sono troppo vecchio e troppo rispettoso del ruolo dei politici per cominciare ora a occuparmene, in ogni caso essendo residente a Lazise dalla nascita, e non a Verona, se proprio dovessi fare il sindaco lo farò per il mio paesello gardesano.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 8

Data: 12/01/2020

Note: PAOLO DAL BEN