L’APPELLO. Gli ambientalisti criticano i provvedimenti emergenziali. «Serve più attenzione a polveri sottili e ozono»
Sforamenti preoccupanti nel 2018 in città: davanti a Palazzo Barbieri gli assessori di tutte le province venete hanno lanciato l’Sos.
Immediati piani urbani di mobilità sostenibile e una rapida inversione di marcia che indirizzi i finanziamenti verso il trasporto pubblico; la ciclabilità e la realizzazione di zone urbane a ridotto numero di emissioni, chiuse al traffico o con il limite dei 30 chilometri orari.L’appello arriva da Legambiente Veneto che, ieri mattina, ha messo in scena un ecoblitz di fronte a Palazzo Barbieri, dove si sono riuniti gli assessori di tutti i capoluoghi veneti per discutere dei provvedimenti antismog, per incoraggiare i sindaci ad agire uniti applicando l’accordo padano.Nel 2018 Verona ha superato per 114 volte il limite della quantità di Pm10 e ozono consentiti dalla legge e gli sforamenti hanno riguardato sei capoluoghi di provincia. Se in Europa nel 2015 si sono contati 422mila decessi prematuri dovuti all’inquinamento atmosferico, l’Italia si colloca tra i paesi europei con più decessi in rapporto alla popolazione, pari a più di 60.600. In tutto questo la nostra città si trova, geograficamente, in una delle posizioni più infelici in quanto a ristagni delle polveri sottili, insieme alle altre della pianura Padana.«La Regione deve essere vincolata a un serio impegno di coordinamento sull’applicazione delle direttive», dice il presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro, «gli strumenti ci sono ma l’accordo di bacino padano finora è fallito e ogni Comune adotta i provvedimenti che crede, con un inutile effetto spezzatino».Secondo l’associazione ambientalista, i provvedimenti emergenziali non fanno che creare disagi ai cittadini. «I mobility day vanno bene per fare cultura verso una nuova mobilità, ma non hanno riscontri sulla qualità di ciò che si respira», evidenzia la presidente di Legambiente Verona, Chiara Martinelli, «i blocchi alle auto arrivano quando si è già in uno stato di emergenza, creando improvvise criticità alla gente. Servono invece ciclabili, come la bicipolitana inaugurata a Padova, ma anche un incremento di bike e car sharing, e delle tratte per i pendolari. La filovia è quanto ci tocca, ma dovrà essere integrata per raggiungere quartieri popolati, come quelli della terza circoscrizione dallo Stadio a San Massimo, che sono tagliati fuori dal percorso a croce. Purtroppo per servire anche questi rioni serviranno ulteriori autobus, ma l’importante è disincentivare il più possibile l’uso delle auto».Dal dossier annuale di Legambiente, «Mal’aria 2019», emerge che in Italia il 75% degli spostamenti inferiori ai 10 chilometri avviene in macchina e il 25% addirittura riguarda tragitti inferiori ai 2 chilometri.«Il traffico veicolare incide almeno per il 30% sull’inquinamento, e non per il 15% come vuole farci credere la Regione», riprende Lazzaro, «ed è anche quello su cui si può intervenire più in fretta, rispetto per esempio al riscaldamento». Poi ribadisce: «Gli accordi di bacino vanno allargati almeno a tutti i Comuni definiti dall’Arpav. L’aria è malsana ovunque, non solo per chi vive nel centro urbano, e i cittadini stanno letteralmente soffocando».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 25/01/2019

Note: C.Bazzanella