RICORDO DI BERTANI. L’amico Luciano Guerrini
Dagli anni con la casa editrice alla militanza nelle fila dei Verdi.
«Aveva il coraggio di andare controcorrente, sempre, come editore, uomo di cultura e militante politico». Così ricorda Giorgio Bertani, morto sabato a 82 anni dopo una lunga malattia, Luciano Guerrini, avvocato, che condivise con lui il «trauma» del fallimento della casa editrice e la militanza politica nei Verdi. «Fra noi c’era un lungo rapporto di amicizia, era un uomo generoso e allo stesso tempo intransigente e ha affrontato con molta dignità anche la malattia. Ma il primo ricordo che ho di Giorgio», racconta Guerrini, «risale al 1962, io avevo 12 anni, quando fu il protagonista insieme ad altri, tra i quali Alberto Tomiolo, del primo rapimento politico in Italia per fini umanitari. Se ne è spesso parlato di quel fatto che ebbe un grandissimo significato anche dal punto di vista storico». Dopo quattro giorni di sequestro del viceconsole spagnolo a Milano, Isu Elias, il regime franchista commutò in 30 di carcere la condanna a morte del militante anarchico Jorge Conill. «Quella vicenda, che fu il battesimo politico di Giorgio», continua Guerrini, «riempì le cronache dei giornali. Quando Bertani e i suoi compagni furono processati a Varese mio padre Giorgio, deputato socialista, entrò a far parte con altri parlamentari avvocati del collegio di difesa… C’erano personalità come Umberto Terracini, che era stato presidente dell’Assemblea Costituente e come il veronese Dario Donella. Condannato a sei mesi di carcere, era inevitabile, la pena fu sospesa poiché vennero riconosciute attenuanti fortissime proprio per il profilo umanitario del reato». All’epoca Bertani, ventenne commesso di libreria, era il segretario della Federazione giovanile del Psi di Verona.«Fu coraggioso anche come editore», aggiunge, «negli anni ’70 fu il primo a pubblicare le opere di Dario Fo quando nei confronti del futuro Premio Nobel per la Letteratura, c’era un ostracismo generale… Conservo gelosamente la prima edizione di Mistero Buffo che mi regalò, ma oltre a Fo editò tanti altri autori “scomodi”».«Giorgio», sorride Guerrini, «viveva tutto in modo passionale e la sua vita privata e politica è stata turbolenta. Dopo l’uscita dal Psi, aderì prima al Psiup e poi al Pdup, ci perdemmo di vista quando frequentò il mondo della sinistra radicale… Tuttavia non ebbe mai rapporti con settori violenti. Poi, il fallimento della sua casa editrice fu per lui un trauma assoluto».Politicamente si riavvicinarono nella comune militanza nei Verdi durante l’amministrazione del sindaco Paolo Zanotto, dal 2002 al 2007. Bertani consigliere comunale che spesso creava grattacapi alla sua stessa maggioranza, Guerrini, assessore all’ecologia. «Ma anche da consigliere in prima circoscrizione, con la sua fantasia e le sue capacità riuscì a portare avanti iniziative culturali inimmaginabili. Riusciva a rapportarsi con realtà e persone che, seppure lontanissime dalle sue idee, gli riconoscevano grande onestà intellettuale». «Va ricordato», conclude l’amico, «anche il suo impegno contro la guerra nell’ex Jugoslavia: nel 1992 partecipò alla Marcia della pace a Sarajevo insieme al vescovo Tonino Bello».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 10/06/2019

Note: Enrico Santi