Lavori di costruzione della Diga di Chievo all'inizio del Novecento

DA FINE OTTOCENTO A OGGI. Una società pubblica in continua evoluzione al servizio dei cittadini veronesi

Vede la luce nel 1898, nel 1923 la Diga a Chievo, poi teleriscaldamento e rinnovabili

È un cammino lungo più di un secolo che ha attraversato la Belle époque, due conflitti mondiali, il lungo periodo della ricostruzione e del boom economico e che ora si affaccia alla sfida del cambiamento climatico e dello sviluppo e del pieno utilizzo di nuove fonti rinnovabili di energia. Agsm in tutte queste fasi storiche ha svolto un ruolo da protagonista, innovando, trovando nuove risorse energetiche per rispondere alla sempre crescente domanda. Queste le tappe fondamentali della sua lunga storia.AGOSTO 1898: nasce l’Azienda elettrica comunale, è la prima pubblica avviata in Italia dopo la «rottura del monopolio privato» con la legge 232/1894. Il Comune decide di «dare alla Città il mezzo di sopperire direttamente alle esigenze dei più importanti pubblici esercizi e per cedere energia a prezzi convenienti alle piccole industrie locali» anticipando così quelle che saranno le linee guida di un’altra importante legge per il settore: quella del 1903 sui principi della municipalizzazione. Verona è fra le prime città italiane a dotarsi di una società elettrica: prima di lei Milano, con però un azionista privato, Edison, ad avviare la sua prima centrale. Torino, dove cresce la componente industriale, varerà la propria centrale pubblica soltanto nel 1905. LA DIGA. 1923: nasce la prima centrale idroelettrica, la Diga del Chievo. Un progetto che risale alla fine dell’Ottocento, riprendendo gli studi di Scipione Maffei nel Settecento, ma che era rimasto bloccato per carenza di fondi. I lavori possono partire non appena si riesce a varare la prima partecipazione congiunta in Italia fra capitale pubblico e capitale privato. La diga al Chievo, il canale Camuzzoni, la centrale di Tombetta saranno i motori della prima grande industrializzazione della città.ARRIVA IL GAS. Nel 1931, esattamente il 24 ottobre, l’Azienda Elettrica viene potenziata fondendola con l’Azienda Acquedotto e Fabbrica del ghiaccio (avviata dopo la drammatica alluvione del 1882 che lasciò Verona senza acqua potabile per parecchi giorni), con l’Azienda Gas e con l’Azienda tramviaria. È l’Agsm come oggi la chiamiamo e conosciamo. Inizia subito in salita e correndo: costruisce i grandi gasometri (a Ponte Catena e vicino al Cimitero Monumentale) e gli impianti di distillazione del carbone, ma vede il suo lavoro distrutto dai grandi bombardamenti del 1944. Gli stabilimenti, la centrale di Tombetta, la rete di distribuzione… è tutto distrutto. Ci sono centoventi punti di rottura diversi nella rete; tutti i ponti (sotto i quali passavano i tubi del gas) sono abbattuti.A maggio 1945 finisce la guerra; a novembre si allaccia Verona alla rete di gas del Polesine; a dicembre 1947 la situazione è tornata alla normalità. Un miracolo, fatto a forza di braccia, ma un record visto anche con gli occhi e le tecnologie dei nostri giorni. Il boom industriale chiede sempre più energia: in appena sei anni, fra il 1952 ed il 1958, la domanda raddoppia superando i 100 milioni di kilowattora.DIGA SPECCHERI. Per questo si decide di andare a nord e di puntare ancora sull’idroelettrico, sebbene non più ad acque fluenti, con la costruzione della Diga Speccheri di Raossi di Vallarsa (Rovereto) a 800 metri sul livello del mare, la più alta d’Italia, con una diga in cemento a doppia curvatura alta 156 metri ed una capacità dell’invaso di 10 milioni di metri cubi d’acqua. A quell’impianto si aggiungono quelli di Valbona e San Colombano. Nel 1966 è la volta della centrale termoelettrica di Ponti sul Mincio che conosce diversi aggiornamenti negli anni, ma che è stata fondamentale per garantire energia al cuore economico della pianura padana grazie ad una produzione annuale potenziale superiore a 1,2 miliardi di Kwh.TELERISCALDAMENTO. 1974: debutta la cogenerazione, il «tele-riscaldamento» ovvero la capacità di distribuire acqua calda utilizzando il calore recuperato nel raffreddamento delle centrali elettriche e degli impianti industriali. La rete di distribuzione è lunga 240 chilometri, serve 1400 edifici allacciati per 12 milioni di metri cubi di planimetria riscaldata. Verona è la quarta città in Italia nel tele-riscaldamento con sei centrali in città risparmiando ogni anno ben 20mila tonnellate equivalenti petrolio senza emissione di gas-serra.1983: la cultura nel trattamento delle acque si fa più sofisticata e rispettosa dell’ambiente: nasce il depuratore “Città di Verona” che subito si pone ai vertici nazionali per la qualità delle sue lavorazioni: oltre 100 milioni di litri reflui vengono “ripuliti” ogni giorno con una produzione quotidiana di diverse decine di tonnellate di fanghi che vengono trattati, restituendo così al corso dell’Adige acque nuovamente pure grazie anche ad oltre mille chilometri di rete fognaria oggi esistenti a Verona (erano appena 25 alla fine dell’Ottocento).FOTOVOLTAICO. Già nei primi Anni Settanta, Agsm inizia a studiare l’energia solare organizzando la prima rassegna in Italia dedicata alle allora nascenti tecnologie. Nel 1984, Agsm, prima in Italia nel farsi cofinanziare il progetto dall’Unione Europea (allora, Comunità economica europea), avvia una centrale di produzione da fotovoltaico sulla montagna veronese: la centrale Zambelli a Cerro Veronese. Seguiranno altri impianti in alta montagna vicino a Vipiteno e nel Parco dello Stelvio e diversi altri di maggiori dimensioni e potenza: lo stadio Bentegodi, primo in Italia utilizzato a questo scopo; un’aliquota importante di capannoni industriali e scuole veronesi; un’ex base militare. Una tecnologia che oggi è alla portata di ogni singolo nucleo famigliare veronese.Nel 2006 in provincia di Pisa nasce il primo parco eolico di Agsm , cui faranno seguito un impianto sull’Appennino romagnolo; altri due impianti in Toscana, a Riparbella e Carpinaccio, e due parchi in provincia di Verona: in totale ben 56 aerogeneratori attivi per 66 MW prodotti ogni anno. Oggi la percentuale di produzione di energia da fonti rinnovabili è del 40%, più alta della media nazionale (35%) e sopra agli obiettivi fissati dall’Unione Europea (30%) entro il 2030.Nel 2018 Agsm ha riunito le migliori competenze veronesi, Comune e Volkswagen Group Italia, per il primo progetto integrato di mobilità sostenibile in Italia-Electrify Verona che coinvolge privati (famiglie ed imprese), produttore di vetture eco-friendly, la pubblica amministratore ed un produttore di energia. Per la prima volta si garantiscono non soltanto parcheggi ed accessi a zone a traffico limitato per le vetture che non inquinano, ma anche una articolata rete di ricarica e la possibilità per le famiglie di accedere gratuitamente a centraline domestiche di ricarica. Un progetto che rende Verona la prima città italiana (sopra i 200mila abitanti) per punti di ricarica per abitanti, sostenendo così anche la crescita di un turismo più sostenibile.E ancora. Grazie a 350 chilometri di fibra ottica posati, Agsm ha progettato «Verona Smart City» dove sono collocati servizi avanzati per il pubblico: dal wi-fi gratuito alla gestione della mobilità elettrica alla realizzazione di progetti integrati di sicurezza e videsorveglianza. Una nuova generazione di pali della luce smart consentirà anche lo sviluppo di nuove applicazioni e servizi legati, ad esempio, alla logistica. Dal prossimo dicembre inizierà la installazione e la sperimentazione dei primi pali-totem in grado di aggiungere al tradizionale servizio-luce anche nuove applicazioni e per la prima volta in Italia, due punti di ricarica veloce per totem.

Tratto da: L'Arena - storia

Data: 8/11/2018

Note: redazione