Porta Fura

IL CASO. Dopo l’ultimo allontanamento di abusivi dall’immobile abbandonato, il timore dei residenti è che l’occupazione riprenda entro poco tempo. Come è già avvenuto
Alla Riva di Villasanta i lavori del Demanio non partono, sicurezza non garantita. Il Comune: «Intanto avanti con sgomberi e interventi».
Un cartello grande giallo acceso indica la data di inizio e fine lavori di messa in sicurezza dello stabile. Si tratta di circa tre mesi – inizio a luglio, termine a settembre – nel 2017. A distanza di due anni dagli annunciati lavori a cura della direzione regionale del Veneto dell’Agenzia delle Entrate a cui il Demanio ha dato lo stabile, la situazione della palazzina centrale dell’ex caserma Riva di Villasanta, vicino a San Zeno, è tutt’altro che “in sicurezza”.È dell’altra mattina l’ultimo sgombero effettuato dalla polizia locale, a cui hanno preso parte anche il sindaco Federico Sboarina e l’assessore alla Sicurezza Daniele Polato, che ha portato al fermo e all’identificazione di quattro persone. A blitz finito, gli operai incaricati dall’Agenzia delle Entrate hanno chiuso tutti i varchi di accesso. Ma il timore dei residenti, che più volte hanno denunciato il via vai di persone e l’occupazione abusiva di questi e altri spazi dell’ex complesso militare, è che nel giro di poche settimane si torni al punto di partenza. Così, del resto, è stato dopo lo sgombero di marzo. L’area è molto grande e i punti di facile accesso sono numerosi. Oltre che nella palazzina centrale su via Torretta, nelle costruzioni che circondano l’area parcheggio di Riva di Villasanta. Anche qui, spazi raggiungibili e aperti, in alcuni con segni di bivacco, reti divelte, erbacce e tetti pericolanti o crollati.Il problema non si affronta mai in modo radicale fino a quando la zona è disabitata: con l’apertura dei cantieri la situazione migliorerà, spiegano e auspicano da Palazzo Barbieri. «Nel frattempo: sgomberare, continuare a pattugliare e appena i residenti vedono qualcosa di diverso segnalare. E l’intervento è immediato».«È così da tempo. Questo stabile viene utilizzato come riparo: si vede dalle finestre a volte chiuse, altre aperte, dai vestiti appesi. Per un’entrata sbarrata, altri accessi vengono aperti», testimonia una residente, titolare di varie segnalazioni protocollate sia in Comune che all’Amia. «Ma l’incuria e il degrado vanno oltre lo stabile. Le panchine di via Torretta sono imbrattate e sporche, i cestini spesso ricolmi di immondizia per non parlare dei marciapiedi che corrono dietro la Basilica, rotti e dissestati».A distanza di pochi metri, a Porta Fura, la situazione è anche peggiore. I muri sono imbrattati, per terra ci sono siringhe abbandonate, deiezioni dietro i muretti, cumuli di rifiuti – tra cui un materasso lercio appollaiato sui rami di un alberello – nelle zone affacciate sull’Adige e divorate dalla vegetazione. C’è addirittura la carcassa di un’auto. «È qui da parecchio: per qualche tempo è stata delimitata con del nastro bianco e rosso, poi qualcuno l’ha rimosso. Il rottame invece c’è ancora», spiega un giovane di passaggio.La prima circoscrizione all’inizio del 2018 aveva approvato la proposta del gruppo “Per i cittadini” di far passare a Porta Fura la variante panoramica della pista ciclabile in progetto su via Da Vico. «Con poca spesa per illuminazione, telecamere, bonifica del sito e pulizia delle Mura anche con l’aiuto degli Angeli del Bello, nonché di un’adeguata segnaletica, si potrebbe riqualificare questa zona e restituirla alla città», auspica Franco Dusi, consigliere in prima. La proposta, presentata un paio di mesi fa al consiglio come ordine del giorno nell’ambito della votazione al Bilancio dal consigliere Pd Federico Benini, non è stata però approvata.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 16/06/2019

Note: Ilaria Noro