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Uno dei palazzi architettonicamente più importanti di Verona sta per essere restituito alla città, dopo che un’importante trasformazione interna (l’esterno è in ottimo stato, anche se verrà ancora migliorato) lo ha cambiato da “Palazzo delle Poste” all’attuale insieme di residenze di altissimo pregio e prestigio nel cuore di Verona. Il complesso immobiliare, uno dei pochi palazzi di pregio libero su quattro lati, affaccia tra l’altro su quel che rimane dello storico orto botanico, avendo pertanto anche la possibilità, pur essendo in pieno centro storico, di usufruire di uno dei rari spazi verdi della città antica. Osserviamo l’edificio, sia nella visione d’insieme sia nei particolari: chi conosce Verona non può non riconoscersi o trovarlo esteticamente familiare. Non potrebbe essere altrimenti, dato che progettazione ed edificazione furono affidate a quell’architetto, Ettore Fagiuoli, che ha firmato e costruito alcuni dei più significativi manufatti residenziali (e non solo) della città. La nascita di questo edificio fu alquanto travagliata, in particolar modo per il fatto che si dovettero abbattere dei preesistenti edifici di natura storica. Il primo progetto risale al 1922, ma fu respinto in quanto ritenuto antieconomico; lo stesso dicasi per la seconda versione. Solo il terzo progetto, approvato l’8 ottobre del 1924 dalla Commissione Provinciale dei Monumenti di Verona, diede inizio a quello che si chiamò ufficialmente “Nuovo Palazzo delle Poste e dei Telegrafi”, come è sempre stato conosciuto sino al più sintetico ma odierno “Palazzo delle Poste”. È curioso l’aneddoto, pensando alle difficoltà burocratiche del costruire contemporaneo, secondo il quale durante la fase di costruzione delle fondamenta il Sindaco di Verona scrisse una relazione di protesta al competente Ministero per l’abbattimento delle precedenti, e storiche, costruzioni. In una delle risposte, lapidarie, si definivano tali edifici “muraglie e cantine” e “avanzi inespressivi del loro passato”, permettendo il proseguio dei lavori. La volontà di Fagiuoli era esprimere, attraverso la costruzione, decoro, semplicità e sobrietà. Volle soprattutto ispirarsi alle tradizioni veronesi, volontà che si trova sia nelle parti esterne che nelle scelte interne. L’utilizzo del sopralzo del tetto, delle logge e, in particolar modo, nell’uso del bugnato che era al tempo considerato un elemento raffinato – anziché il cemento a vista che trovava la sue prime applicazioni ma non ancora considerato decoroso – confermano quanto detto. Anche l’utilizzo dei materiali locali enfatizza queste volontà del progettista: l’utilizzo, ad esempio, del tufo siliceo di Quinzano, che è lo stesso tipo di materiale utilizzato per la costruzione di Porta Palio, Porta Nuova, Porta San Zeno, Palazzo Canossa e Palazzo della Gran Guardia. Ecco perché, come sopra scritto, l’ammirare Palazzo delle Poste, per chi conosce Verona, fornisce subito un sentimento estetico (nel senso greco di “percezione dei sensi”) positivo, di familiarità. Oggi il Palazzo si trova in un crocevia centrale di passaggio pedonale e turistico, ma non tutti forse si sono accorti del radicale lavoro di svuotamento interno con successivo consolidamento delle strutture con metodologie e tecniche, tra l’altro, assolutamente innovative. In questo momento dei lavori, in fase peraltro avanzata, si possono gustare gli immensi spazi interni, con altezze sino a sei metri che consentiranno soluzioni distributive e di arredo assolutamente affascinanti. Incredibile, inoltre, passeggiare nell’immenso e imponente atrio che fu sino a non molti anni fa luogo in cui i numerosi clienti delle Poste facevano lunghe file per espletare le pratiche in un brulicare di persone e voci. Goderne oggi, in silenzio, la bellissima imponenza, è privilegio di pochi, come salire su una delle due altane d’angolo per godere di uno spettacolo panoramico senza dubbio unico. Un privilegio che presto diverrà di quei fortunati quanto oculati investitori e acquirenti di uno di questi magnifici e prestigiosi appartamenti, senz’altro unici, e non solo per la città di Verona.

 

 

A questo link, cliccando su tutte le voci, potete avere un quadro d’insieme della lussuosa residenza.

Permetteteci un pò di malinconia per le vecchie Poste, anche se in quest’altro  link  ci viene detto che gli appartamenti avranno il nome di francobolli (Penny Black – Gronchi Rosa ecc…)

In questi tempi storici ci pare tutto eccessivo… ma si dice che il mercato del lusso non ha crisi.

 

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