LA PROTESTA. Rivolta a Veronetta per il sottopasso pedonale che prevede interventi sulle case
I residenti di via San Paolo: «Dove andiamo durante i lavori?». A dar man forte anche i commercianti dello Stadio e di Borgo Venezia.
La protesta di ieri mattina in via San Paolo, residenti, commercianti e proprietari immobiliari contro la scelta dell’amministrazione comunale di realizzare la galleria per il filobus anzichè scegliere il semaforo.
Si autodefiniscono i «tram-sodati», gli esodati del tram, del filobus, di quello che sta per succedere in via San Paolo, con la paventata realizzazione della galleria per il filobus, con gli sfratti per la realizzazione dei lavori.Sono scesi in strada, i residenti della prima Veronetta, quella a cavallo di Ponte Navi. I commercianti, i residenti, i proprietari degli appartamenti.E a dare loro man forte anche i commercianti dello Stadio e di via Pisano. Tutti a protestare per quella che definiscono la «scelta scellerata e incomprensibile di realizzare il filobus e di non farne varianti. Uno sperpero di denaro pubblico».Sono scesi in strada con gli striscioni che hanno appeso alla via, alle finestre. Cittadini che si stanno muovendo per fermare la galleria di via San Paolo, quella che verrebbe realizzata proprio all’inizio dopo il fiorista Biasibetti e che vedrebbe una galleria di 2,50 metri di larghezza. Ma loro, metro alla mano, ti mostrano che di spazio lì, ce n’è per 2,20 metri, quindi meno di quanto ne serve alla galleria.«Ho 75 anni, mi dice dove vado ad abitare da quando mi sfrattano a quando terminano i lavori?», chiede Alessandra Osti, «non c’è chiarezza, non ci hanno informati bene, non ci hanno spiegato. Adesso che hanno il fuoco dietro mandano una lettera al giorno, ma qualcuno ci vuole dire dove verremo ospitati durante i lavori? E chi pagherà per il nostro trasloco. E se per caso crollassero le case? Si tratta di edifici storici, la Sovrintendenza è d’accordo? Se dobbiamo piantare un chiodo dicono che la casa è storica, adesso che la sventrano non lo è più?».Le rimostranze dei residenti sono tutte simili. In strada, sulla carrozzina, Francesca Zamboni, 90 anni, in casa è rimasto il marito Oreste Emaldi, dell’omonima Drogheria che ora gestisce la figlia Daniela: «Mio padre è rimasto in casa, è in carrozzina anche lui, si è sentito male. In una situazione simile mi dite dove volete che andiamo?».E sulla Drogheria: «Se proseguono con i lavori mi devo spostare, per dove non si sa. Mi avevano detto dal Comune che sarebbero venuti a fare un sopralluogo, ma non si è visto nessuno».Rincara la dose Alessandra Bartolomeazzi: «Io possiedo una casa che ho dato in affitto. E con quello che guadagno pago l’affitto della casa dove abito. Se sfrattano l’inquilino resto senza reddito, con cosa pago il mio affitto? Ma si sono resi conto di quello che stanno facendo?».Tra i promotori della protesta anche Giovanni Valenza, che nella via ha negozi e appartamenti.«C’è tanta improvvisazione, avevano detto che i tecnici avrebbero fatto dei carotaggi, non si sono mai visti. Bisogna fare una verifica sugli edifici, e se con i lavori dovessero esserci dei crolli?», spiega. E aggiunge: «Fanno una galleria, che così diventa un bagno pubblico, ostello di sbandati come quella che c’è nella via accanto. Hanno bocciato il semaforo per far scorrere il traffico alternato e buttano milioni per la galleria».Sul posto anche l’ex sindaco Flavio Tosi, che è lapidario: «Nel luglio 2018 era stata recepita la modifica per il semaforo e per il senso unico alternato, non so per quale ragione poi Amt si sia incaponita con la galleria, non ha senso realizzarla, crea disagi immensi, costa soldi, ed è inutile».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 30/06/2019

Note: Alessandra Vaccari - foto Marchiori