Una delle 12 stazioni della Via crucis di Finotti nella parrocchia del sacro Cuore

LA CELEBRAZIONE. Ieri sera per gli 80 anni dell’artista e i 25 anni della posa dell’opera nell’aula ecclesiale della parrocchia di quartiere Pindemonte
L’autore e don Antonio Scattolini hanno illustrato le 12 stazioni in marmo venato bianco di Carrara: la luce scivola in un color latte, morbida e quasi acquerellata.

Ieri sera nella parrocchia del Sacro Cuore di quartiere Pindemonte don Antonio Scattolini e suor Grazie Paola biblista, vicedirettrice dell’ISSR di Verona, hanno commentato le dodici stazioni della Via Crucis, opera dello scultore Novello Finotti, così festeggiando il suo 80° compleanno e il venticinquesimo della posizione alle pareti delle sculture. Un incontro organizzato dalla Banca di Verona per la serie «Appuntamenti con la bellezza».Venticinque anni fa, quando era parroco don Riccardo Bortolotti, ultimato il profondo, radicale restauro dell’aula ecclesiale del Sacro Cuore, sulle pareti bianche di questa aula che è oggi una delle poche ad essere sacralmente una chiesa, c’era bisogno di rinnovare anche la Via Crucis: era di gesso bianco su fondo celeste, incorniciata in un quadrilobo marron. L’incarico fu dato a uno dei pochi scultori veronesi, forse l’unico, che avesse alle sue spalle una storia compiuta a livello internazionale e già si fosse cimentato nel campo scultoreo a pieno volume: emotivo e narrativo, rappresentativo ed evocativo: Novello Finotti.Finotti aveva alle spalle un curriculum invidiabile: 1966 primo invito alla Biennale di Venezia, alla quale nel 1984 sarà presente con una sala personale. A seguire, con l’intervento attivo di uno dei più importanti mercanti e promotori di arti Alexander Iolas, inviti in tutto il mondo: New York (una grande Personale nel 1977 alla Iolas Jackson Gallery, vi tornerà nel 2001 alla Nardin Gallery), Buenos Aires, San Paolo del Brasile, Tokio, Hong Kong, ultimamente al museo nazionale di Seoul (2017); Berlino, le capitali europee e poi l’Italia: Palazzo Te a Mantova, Alle Stelline di Milano. E nuovi sempre più importanti incarichi internazionali: il decoro in bronzo dorato per l’altare di San Giovani XXIII per la basilica di San Pietro, la grande figura in marmo bianco rappresentante Santa Maria Soledad nella nicchia esterna della stessa basilica romana; l’intervento completo della facciata della basilica padovana di Santa Giustina con i tre portali di bronzo e 18 ritratti dei committenti.In quel 1994, quasi un rimando alla porta bronzea per San Fermo Maggiore di Minguzzi, che sarebbe stata posta sui cardini solo tre anni dopo, ecco queste dodici stazioni in chiaro, venato marmo bianco di Carrara. Una scansione in cui l’emozione viene prima della narrazione evangelica: Gesù nell’orto degli ulivi, Gesù tradito da Giuda: due momenti realizzati in medio rilievo, se così posso scrivere. Quindi la flagellazione e l’incoronazione di spine: spazi verticali in cui il gesto dei lapidatori è ancora più violento. Ne La condanna a morte gli spazi orizzontali e verticali intrecciano la tragica solennità dell’evento. Così il dramma della caduta sotto la croce è racchiuso nel triangolo equilatero in cui si compone la scena. La croce raccorda il dolore di Gesù nell’incontro con sua madre. Convulsione e dolore nel Il Cireneo aiuta Gesù a portare la croce. La verticalità della spogliazione esalta l’atto nella sua brutale crudeltà, che diviene tragedia convulsa nella crocifissione. Ed ecco la morte: quel Crocifisso che ancora trema nel corpo abbandonato alla morte. Lo stesso corpo straziato che con una scala viene fatto deporre dalla croce che più non appare. Infine il sepolcro: la nuda semplicità della rappresentazione è la più pura, sacrale esaltazione del sacrificio del Figlio di Dio: un Dio che accetta la morte del figlio!La Via Crucis di Verona abita in un’aula non troppo grande, senza altre immagini alle pareti se non il quadro di Gesù all’altare maggiore, dignitosa tempera di Giuseppe Menato, due sobrie statue lignee in stile vagamente déco agli altari laterali di mezza navata e una Maria Madre (sembra una antica Mater Matuta) nell’ultima cappella a destra, prima di uscire. Sulle stazioni della Via Crucis di Verona la luce scivola lattescente. Tanto è morbida, quasi acquerellata, la tessitura di Verona; quanto è colorata la tessitura di Celano: con scoperture di segno che contribuiscono ad accrescere la marcatura della mano dello scultore, che invece scompare completamente a Verona: a Celano, la seconda via Crucis di Finotti, del 1998, che qui accordo con la nostra: due splendidi esempi di arte sacra del XX secolo che ha saputo vincere le facili religiosità, per entrare nell’anima profonda della nostra fede.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 49

Data: 10/04/2019

Note: Francesco Butturini