TEMPO DI NATALE. Oggi l’inaugurazione della tappa veronese del progetto «E Ti vengo a cercare». L’opera potrà essere ammirata fino a domani, dalle 10.30 alle 16
Don Fasani: «Una carica simbolista che conferisce un significato eterno». Padre Benedetto: «Unita la spiritualità d’Oriente e la tradizione occidentale»

Il bambino Gesù, tradizionalmente collocato in una mangiatoia, giace sulla soglia di un buco nero riconducibile al sepolcro del Venerdì Santo. Mentre Maria, reduce dal parto, anziché esprimere la gioia per il lieto evento, è colta nella sofferenza di un evento drammatico che deve ancora avvenire, ma che in quella Natività depone già le chiavi di un riscatto universale.Siamo nel primo presepe della storia cristiano-ortodossa, un esemplare realizzato dalla ceramista bolognese Francamaria Fiorini appositamente per la comunità monastica di Decani (Kosovo), che in occasione del Natale ha deciso divulgarne la conoscenza in alcuni centri religiosi e culturali d’Italia, attraverso il progetto «E Ti vengo a cercare». Ieri, dopo Udine, Bose e Roma, c’è stata la tappa veronese, ospitata dalla Biblioteca Capitolare, dove fino a domani, dalle 10.30 alle 16, l’opera sarà esposta insieme alle icone dell’iconografa serba Ana Katarina Ilicc e alcuni corali miniati del XIV secolo con scene della natività illustrate dal Turone.«La fede ortodossa ha sempre rappresentato la Natività attraverso straordinarie icone, le quali prima di giungere a ultimazione conoscono ben 120 passaggi, ma mai – fino ad oggi – attraverso quella storicizzazione del Natale che conosciamo come presepe, ereditata da San Francesco», ha spiegato monsignor Bruno Fasani, prefetto della capitolare, «il quale ha avuto così l’intuizione di portare la nascita del Salvatore dentro le case». Se l’arte presepistica occidentale «si caratterizza per un’impronta realistica, che nel tempo ha toccato espressioni sempre più popolari, quali quella della tradizione partenopea, in questo primo presepio al mondo della Chiesa ortodossa, troviamo una carica simbolista che vi conferisce un significato eterno: ogni immagine rimanda infatti a una verità teologica su cui si fonda la nostra fede cristiana, la qual travalica i secoli. Il bambinello, ad esempio, è avvolto nelle bende del sudario, a significare che con il Natale già possiamo pensare alla salvezza, quella che si compirà appunto nella Croce. La stessa ubicazione su quella bocca dell’inferno, una bara più che una culla, suggerisce che Gesù viene proprio per farci da scudo e impedirci di finire lì dentro, in quelle tenebre che tante volte iniziano proprio nell’al di qua».Emblematica anche la raffigurazione del demonio, simile a un vecchio saggio, «il consigliere che tutti, ingannati dalle sembianze, vorremmo avere, e che spesso banalizziamo con corna e forca. Mentre nella riproduzione ortodossa si manifesta esattamente per ciò che è, un seduttore del pensiero umano, che tramite le vie del razionalismo e scientismo insinua costantemente il dubbio». L’idea di un presepe ortodosso nasce nel 2012, «durante l’incontro con gli Amici di Decani di Bussolengo, alla fiera di Santa Lucia», ha rivelato padre Benedetto, esortando a fare della Capitolare un faro della cultura di dominio pubblico. «Affascinati dalla rappresentazione francescana del Natale, tra capanne e pastorelli, con i confratelli abbiamo cominciato a riflettere sul reale significato di questa ricorrenza, dove spesso, anche qui, c’è la festa ma manca il festeggiato, provando a unire la spiritualità d’Oriente con la tradizione d’Occidente», che «con oggi edificano un altro ponte di abbraccio fraterno», ha concluso Fasani, ricordando che dopo la tappa nell’Appennino Tosco Emiliano l’opera sarà donata al Patriarcato di Mosca.Oggi, alle 10, nella capitolare, ci sarà la presentazione con il vescovo Giuseppe Zenti, il sindaco Federico Sboarina e i rappresentanti del monastero serbo.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 22/12/2018

Note: FRANCESCA SAGLIMBENI