IL COMPLEANNO. Intervista: la vita, le speranze e i successi dell’imprenditore scaligero, uno dei simboli di Verona nel mondo

Da giovane fornaio nato nel ’37 ai primi tortellini, sino all’attuale multinazionale . Gli anni del boom e il testimone al figlio Gian Luca: «Grazie a lui siamo in Usa»

Sulla scrivania del suo ufficio al terzo piano del palazzo in vetro di via Pacinotti a San Giovanni Lupatoto, è posato l’ultimo premio conferito al Pastificio Rana, quello dell’industria Felix per i risultati di bilancio. Lui ti accoglie con il sorriso autentico e gioviale, il suo, che sfodera anche quando fa la pubblicità dei suoi prodotti.Cavaliere, come si sente alla vigilia degli 80 anni?«Mi dicono che ho ottant’anni ma io mi sento sempre quel giovane Giovanni Rana che con la cesta posta sulla ruota davanti della bicicletta portava i sacchetti di pane a domicilio dei clienti».Ripercorriamoli questi otto decenni. Giovanni bambino, il periodo della scuola elementare…«Dei primi anni di fanciullezza passati a Cologna Veneta mi ricordo la gioia di vivere e le corse nei prati. Certo, la realtà era molto diversa da quella di oggi. Verona e il Veneto da allora hanno fatto passi da gigante, c’è molto più benessere. Però di quei tempi a me resta la spensieratezza, la continua scoperta del mondo». Dai 10 ai 20 anni?«Non era come oggi, i ragazzi diventavano grandi presto. Io quel periodo l’ho trascorso praticamente tutto a fare l’aiuto fornaio nel forno di via Garofoli».L’età della maggiore età: è stata quella delle grandi scelte, no?«A 22 anni ho aperto il primo laboratorio artigianale per la produzione di tortellini e poco dopo mi sono sposato ed è nato mio figlio, Gian Luca, oggi alla testa della nostra azienda. Erano periodi duri ma già di grande soddisfazione. Facevamo i tortellini a mano e con i primi macchinari e io li andavo a vendere con un motorino che ho ancora all’ingresso dell’azienda. L’ho tenuto in bella mostra perché per arrivare in alto bisogna sempre ricordare da dove si è partiti. Già allora mettevamo amore nel fare i tortellini e vedevo che i nostri prodotti venivano apprezzati. Gli affari crescevano…» I suoi 30 e 40 anni?«Quand’ero trentenne, il decennio è stato il tempo dello sviluppo del pastificio, che nel 1971 si è spostato in quella che è l’attuale sede. Cresceva il pastificio e intorno si sviluppavano San Giovanni Lupatoto e tutto il territorio veronese. Cresceva il benessere generale, il lavoro e anche le soddisfazioni. Mi ingegnavo a pensare a nuove soluzioni produttive per tenere testa a ordinazioni che cominciavano ad arrivare da ogni parte». E arriviamo alla fatidica data dei 50 anni. La mezza età in cui si fanno i primi bilanci, e poi i 60 anni… «È stato il periodo del boom aziendale, il nome Rana veniva apprezzato sempre più, conosciuto dalle famiglie e cominciavamo a far un po’ di paura anche alla concorrenza, e che concorrenza… i grandi gruppi alimentari. Per noi erano giganti che da un lato cominciavano a prenderci sul serio, dall’altro volevano comprarci. Anche Barilla si fece avanti, ma io ho sempre detto no. Un amore non ha prezzo. E l’azienda, come la mia famiglia, per me è un grande amore».Poi si arriva a 60 anni ed oltre.«Ho avuto una grande fortuna, quella di avere un figlio come Gian Luca. Anche lui un grande lavoratore con l’azienda nel cuore. Sapesse quanti giorni e notti abbiamo passato fianco a fianco al lavoro, affrontando ogni genere di gioie, soddisfazioni e anche qualche preoccupazione. Ecco, in quel decennio ho cominciato a passare le redini del gruppo a Gian Luca. Una scelta vincente e fruttuosa: lo attestano i risultati».E che cosa è successo in questi ultimi dieci anni?«Posso fare una battuta? In sostanza mio figlio Gian Luca governa e io regno (ride, il cavalier Giovanni). In realtà l’azienda in questi dieci anni ha fatto un grande salto, sia per quanto riguarda i mercati esteri, che per la diversificazione. Accanto alla produzione di tortellini abbiamo i ristoranti. Ed anche in questo caso la fortuna è di avere vicino una persona, come Antonella, la moglie di mio figlio, che come noi ha capacità, forza, idee ed amore per l’azienda. Ma poi c’è la grande avventura americana, che si sta rivelando vincente. E questo, davvero, lo dobbiamo a Gian Luca».Signor Giovanni, lei abita ancora nella casa che c’è all’interno della fabbrica. Non è che i rumori della produzione la disturbano?«Sono musica. Pensi che non riesco a dormire se non ascolto quelle note di sottofondo. Una musica che condivido con tutti coloro che lavorano in azienda e che io considero come una grande famiglia. Sono felice della nostra crescita anche per loro. Sapere di dare stabilità a tante famiglie lupatotine e oltre mi fa sentire felice. E dunque anche a ottant’anni non mi stanco di ascoltare quel rumore».Domanda d’obbligo: il piatto preferito? I tortellini, scommettiamo.«Mi piacciono i ravioli ma la mia preferenza va al riso, perché io sono e resto un uomo della Bassa. Ho un sogno, finora inconfessato: fare un tortellino con un ripieno di riso. Una sfida che non sono ancora riuscito a vincere. Ma la vita è lunga. Intanto facciamo tortellini con ricette per quasi tutti i continenti».Ma qual è il suo segreto da comunicare ai giovani?«Il mio segreto? Lo dico sempre ai miei nipoti, Giovanni e Maria Sole: serve impegno, ma soprattutto non smettere mai di sognare».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 24

Data: 14/10/2017