UNITÀ CINOFILE. Sono ormai un punto di riferimento per la Protezione civile e sulle loro capacità è facile fare retorica
Il segretario veneto: «Non sanno distinguere fra realtà e simulazione, per loro lavorare con l’uomo nelle ricerche è un gioco». Livio Guerra: «È una definizione strumentale»

Cani eroi. Così sono stati spesso definiti i cani impegnati in attività di ricerca in caso di disastri, com’è successo per il ponte Morandi a Genova, o calamità naturali, come per il terremoti. Ma è davvero così o è piuttosto la partecipazione emotiva collettiva che ci induce a riconoscere una motivazione etica nel comportamento di questi animali? Giovanni Savio, segretario generale del Coordinamento unità cinofile della Protezione civile del Veneto, non lascia spazio ad equivoci. «Perchè parlare di cani eroi è fuorviante?», spiega, «perchè loro non sanno riconoscere la gravità di una situazione reale da una simulazione. Per i cani non c’è differenza, sono in entrambi i casi attività che svolgono con il conduttore ed è da lì che viene la gratificazione. Nella ricerca il cane si diverte, non c’è niente di coraggioso. Semmai è il conduttore che mette generosamente a disposizione qualcuno che gli sta molto a cuore nonostante il potenziale rischio che, va detto, deve essere ridotto al minimo. Il primo dovere del volontario impegnato in queste circostanze è infatti quello di non creare situazioni di pericolo per sè e l’animale, andando oltre le proprie possibilità». Sulla stessa linea anche l’educatore cinofilo veronese Livio Guerra: «Ho vissuto l’esperienza del terremoto in Algeria e in Abruzzo», racconta, «oltre a decine di interventi di ricerca di dispersi in superficie. Non mi piace la definizione di “cani eroi”, che trovo strumentale. Loro “giocano” con noi alla ricerca delle persone grazie alla relazione che abbiamo creato, ma dobbiamo sempre tener presente la loro sicurezza e il loro benessere, senza cedere a quella che potrebbe essere la nostra voglia di protagonismo. La qualifica minima per un conduttore di unità cinofile di Protezione Civile, a mio parere, dovrebbe essere simile all’Educatore Cinofilo. Solo così si arriva a quello che chiamo “Diade”: una coppia in vera sintonia ed intesa, dove il conduttore deve avere anche il coraggio di dire “ora basta ci fermiamo”. Non c’è nulla di eroico in tutto questo», conclude, «è semplicemente il frutto dell’amore che ci lega, come specie così diverse eppure cosi affini».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 21/08/2018

Note: ANNA ORTOLANI