PROGETTO. Non si trovano i pezzi delle statue di ponte Garibaldi distrutte con lo scoppio del ’45. Il gruppo promotore: «Le foto d’epoca e i documenti sono sufficienti per riprodurre le opere. Un falso? No, un recupero della memoria»

Ponte Garibaldi, nessuno «stràco» si è salvato: a Villa Acquistapane c’è una statua, «ma è una copia». «Non è uno dei gruppi marmorei persi nel 1945», riferisce Massimo Rosa. «La statua dell’agricoltura che si trova nel parco di Villa Acquistapane, a San Pietro In Cariano, presenta un particolare che pone fine alla possibilità che un gruppo si sia salvato: le spighe di grano sono verso il basso, mentre nell’originale erano verso l’alto».Lo studio delle statue e il loro confronto è stato possibile attraverso le fotografie originali recentemente ritrovate e parte dell’eredità dello stesso scultore, Ruberto Banterle. A promuovere su Ponte Garibaldi il ritorno delle statue sdraiate, di qui l’appellativo veronese di «stràchi», è un gruppo di residenti composto da Massimo Rosa, Francesco Tirozzi, Fabrizio Sordi e Luigi De Paoli. Il sito facebook creato con l’iniziativa di restituire alla città una pagina di storia andata perduta, è diventato un riferimento per la raccolta di vecchie immagini e testimonianze, materiale che «stiamo sistemando con l’intento di proporre una mostra», dice Rosa. Dalle foto storiche, scattate subito dopo l’esplosione delle mine con la ritirata tedesca del 1945, emerge un altro particolare: c’è un gruppo ancora al suo posto e sembra essere quello che raffigura il nocchiero. Nell’ottobre dello scorso anno, un team di giovani subacquei ha setacciato il fiume alla ricerca delle statue o di quanto poteva essere rimasto. Una «caccia» che non restituì avvistamenti, nonostante fossero molte le testimonianze di persone che nel 1945 e negli anni successivi ricordano di aver «visto qualcosa nell’Adige, accanto al ponte o lungo la sponda di lungadige San Giorgio».A gennaio era spuntata una nuova idea: portare Ponte Garibaldi all’antico, ma con un progetto che si ispira agli originali. Il gruppo promotore si è assicurato sulla fattibilità tecnica delle copie». «Abbiamo incontrato uno scultore», riprende Rosa. «Da una prima analisi non vi sono impedimenti tali da rendere impossibile il ricreare i gruppi marmorei, anche simili agli originali. Infatti, le fotografie e i documenti ritrovati sono sufficienti per scolpire di nuovo le statue. Le parti nascoste sarebbero le uniche a essere ricostruite su un presunto disegno dell’originale».Alle obiezioni di «falsi storici», avanzate da alcuni cittadini, Rosa ricorda «i numerosi monumenti ricostruiti in Europa dopo l’ultimo conflitto mondiale. Esempi si trovano a Berlino, Lipsia, Varsavia. Le statue su Ponte Garibaldi forse non sono state ricreate per il possibile richiamo al Ventennio. Ma è una pagina di storia. È il nostro passato. Come dire di eliminare a Roma il Foro Italico».La possibilità di ricollocare i gruppi marmorei su Ponte Garibaldi è confortata da una perizia tecnica e da sopralluoghi, anche se ad oggi non c’è uno studio mirato. «Abbiamo il progetto del Ponte», continua Rosa. «Ci sono i dati e quanto necessario per avviare il recupero degli “stràchi”. Serve una volontà politica. Rimettere al loro posto gli “stràchi” è ritrovare una pagina di storia perduta. Il progetto potrebbe coinvolgere privati che lavorano con il marmo», propone Rosa.

Marco Cerpelloni

Tratto da: arena-cronaca - pag.21

Data: 2/09/2017

Note: Marco Cerpelloni